venerdì 6 aprile 2012

Il diavolo veste Prada, di Lauren Weisberger


 Titolo originale: the devil wears Prada


 Anno: 2003


 Ambientazione: New York, 2003

 Andy, giovane neolaureata, sogna di lavorare in un’importante rivista; non riesce quindi a credere alla sua fortuna quando, al suo primo colloquio di lavoro, viene assunta come assistente personale di Miranda Priestley, direttrice di “Runway”, la più celebre rivista di moda del momento. Ma già il primo giorno Andy cade miseramente dalle nuvole: lei, così minimalista e semplice, totalmente estranea al mondo della moda, deve adeguarsi a diventare una fashion victim, come le sue colleghe che si ucciderebbero se non avessero i capi all’ultima moda degli stilisti più celebri.

 Il fatto che poi Miranda, il capo, sia una persona tirannica al limite del mobbing e impossibile da gestire, è, da solo , il classico “carro da undici”: Miranda non è mai contenta e scarica qualsiasi colpa su Andy.

 La quale però rendendosi conto un anno a “Runway” probabilmente le aprirà molte porte nel mondo del giornalismo, decide di tenere duro a tutti i costi; e ci riesce, ma così facendo non sia accorge che la sua vita e soprattutto i suoi rapporti umani e affettivi si logorano piano piano…

 Nel periodo in cui si cominciava a parlare del mobbing, Lauren Weisberger pubblica il romanzo che le ha regalato la celebrità, un best seller ancora oggi di grande successo (da questo romanzo è infatti stato tratto, nel 2006, l’omonimo film con Meryl Streep e Anne Hathaway), in cui il personaggio di Miranda Priestley è ispirato ad Anna Wintour, dirigente di “Vogue”, cui la neolaureata Lauren ha fatto da assistente per un anno

 Il romanzo non è il tipico chick lit, leggero e divertente; le situazioni divertenti ci sono, è ovvio… ma sono quelle situazioni che vengono rese divertenti dall’autrice e che divertono leggendole. Se viste con occhio un poco più critico, si cade un po’ nel drammatico.

 La regina incontrastata del romanzo, figura che domina su tutte le altre, è ovviamente Miranda Priestley, sempre onnipresente anche se compare fisicamente solo da metà romanzo in poi: nella prima parte infatti, quando Andy comincia lavorare in redazione, è tecnicamente in vacanza con le figlie per due mesi.

 Tecnicamente, appunto: perché in realtà non fa altro che attaccarsi al telefono a impartire ordini assurdi, come mandarle dall’altro capo del mondo una gonna per la figlia, senza specificare colore, modello o taglia, o pretendere che le due assistenti (oltre alla novella Andy, c’è anche Emily, l’assistente senior) impacchettino regali di Natale da mandare ai vip di tutto il mondo. Ovviamente non ci dovrà essere il minimo errore, e non importa se la capacità di Miranda di spiegarsi non è pari alla sua abilità nel dirigere gli affari: la colpa ricade sempre e comunque sui dipendenti, sulle assistenti e su chiunque altro, con furia distruttrice: un licenziamento da parte di Miranda equivale a un futuro da disoccupata.

 Miranda è davvero terribile: impone ai dipendenti perfino come devono vestirsi e cosa devono mangiare…e ovviamente, essendo nel mondo della moda, va da sé che non esistono a RUNWAY persone sopra la 42 (già comunque ritenuta taglia forte), non esistono donne che portano scarpe con tacco più basso di 10 cm, non esistee anche anche in pieno inverno non si portino toppini attillatissimi; non esiste che qualcuno mangi più di una mela in 8/10 ore di lavoro; tutto deve essere perfettamente glam, perfettamente stiloso, perfettamente luccicante ed esagerato.

 La descrizione di questo mondo patinato e superficiale che nasconde qualche volta drammi e magagne di ogni tipo è resa dall’autrice in modo molto realistico e veritiero: si ride davanti alle peripezie di Andy per portare a Miranda il caffè sempre perfettamente caldo, per servirle il pranzo in ufficio anche quando mangia fuori, per trovare alle figlie il libro di Harry Potter non ancora dato alle stampe; niente è impossibile secondo Miranda, e tutto le è dovuto. Si ride, ma si ride spesso amaro pensando a come avremmo affrontato noi queste situazioni….

 Almeno, le vessazioni di Miranda durano solo per l’orario d’ufficio? Certo che no, infatti Andy come ogni assistente viene prontamente dotata di un apposito cellulare con cui ricevere le chiamate di Miranda anche fuori dal lavoro… e in qualsiasi orario, anche la notte. Questa snervante vita assorbe talmente Andy, che, senza che lei se ne accorga, finirà per condizionare e rovinare anche la sua vita privata, in particolare il rapporto col posato fidanzato Alex e con la fragile amica Lily. Andy infatti non ha più una vita privata: vive in quanto “costola”, prolungamento, di Miranda.

 Nel personaggio di Andy, nel suo modo di affrontare una situazione lavorativa ai limiti dell’impossibile e nei sentimenti che essa suscita, molti noi si potranno ritrovare - anche se spero abbiate un capo meno isterico di Miranda! Spero invece nessuno di noi - se avete un’azienda o se comunque siete “cape” di qualcuno - si ritrovi in Miranda! Personaggio carismatico a mille, ma in negativo; e che comunque, avrà il suo momento dove si capirà che in realtà è una donna sola, troppo stressata da una grossa responsabilità, apparentemente riuscita ma non del tutto felice.

 Grazie a un evento drammatico Andy riprenderà pian piano coscienza di sé stessa, riprenderà con fatica (e purtroppo con qualche inevitabile perdita) le redini della propria vita, fino a provare nel finale che, almeno lavorativamente, ogni tanto il detto “si chiude una porta e si pare un portone” funziona.

 La Weisberger non ha lo stile leggero e frizzante di Sophie Kinsella, ma ugualmente ci regala un romanzo piacevole, coinvolgente e scorrevole, che vale senz’altro la pena di leggere anche per i già citati spunti di riflessione che contiene.

 Ci sono alcune differenze, anche notevoli, rispetto al film, ma io consiglio di provare entram
bi!

1 commento:

  1. Ho adorato sia il libro che il film...sarà che mi ricordano un periodo (per fortuna breve) della mia vita lavorativa agli inizi!! :)
    ciao, Gaia

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