giovedì 5 aprile 2012

Il diario di un curato di campagna, di Georges Bernanos

Titolo originale: Le Journal d'un curé de campagne 

Anno di pubblicazione: 1936

Ambientazione: Francia, primi anni del '900


Un giovane prete appena ordinato viene inviato come parroco ad Ambricourt, piccolo villaggio francese.
Il giovane prete vuole ispirare la sua azione pastorale allo spirito del Vangelo, e per questo entra continuamente in contrasto con i parrocchiani. Non gli resta che affidare pensieri e tormenti a un diario segreto, strumento di presa di coscienza della propria interiorità e di conseguente auto-liberazione.


Ecco a voi il libro che ormai ha un posto speciale nel mio cuore: è infatti, da molti anni ormai, in testa alla mia personale classifica “I libri più brutti che ho letto”!
Ebbene sì, per quanti “orribilibri” abbia incontrato nel mio lunghissimo percorso di lettrice, questo ha un posto di tutto rilievo, tant’è vero che sconsiglio di leggerlo a chiunque..il trauma è stato troppo forte!
Il libro è classificato come uno dei capolavori della letteratura francese, motivo che mi spinse,alla tenera età di diciotto anni, a leggerlo nel desiderio di allargare gli orizzonti della mia cultura letteraria…e da allora ho imparato la lezione: leggo solo libri che mi interessano davvero!
Persino per la trama, contrariamente al mio solito, non ho usato parole mie ma l’ho copiata da Wikipedia…tanto non avrei saputo nemmeno dire di cosa parla questo romanzo, essendomi stato quasi totalmente incomprensibile. Inizialmente va tutto bene, certo l’atmosfera da subito è piuttosto strana, abbastanza deprimente ma anche “fumosa”: cioè non si capiscono bene alcune dinamiche interne al protagonista, ma si pensa che è solo l’inizio, sarà qualcosa di misterioso, che procedendo nella lettura verrà svelato gradualmente; e invece, procedendo appunto nella lettura avviene l’esatto contrario, tutto si ingarbuglia di più, si viene travolti in una spirale di segreti, sensazioni e tanto altro tutto mischiato assieme in un crescendo di assurdità, al punto che così tante mai ne ho sentite in vita mia.e si finisce per non capirci più nulla, letteralmente.
All’epoca mi chiesi cosa si era fumato l’autore prima di scrivere il libro, ora mi limito a sconsigliarlo e a evitarlo accuratamente quando lo vedo in libreria!

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