lunedì 30 aprile 2012

D'amore e ombra, di Isabel Allende

Titolo origjnale:

Anno di pubblicazione:

Ambientazione:

Negli anni del regime di Pinochet Irene Beltran è una giovane giornalista di buona famiglia,fidanzata con un capitano dell’esercito,che insieme col collega fotografo Francisco viene mandata a svolgere un servizio giornalistico su una giovane contadina che si dice sia affetta da strane visioni.I due hanno molti dubbi sulla veridicità di queste visioni, e non badano più di tanto alla cosa, pensando che la giovane sia in realtà malata di convulsioni.Ma poco tempo dopo la ragazza scompare e i due insospettiti cominciano una personale indagine che li porterà a scoprire alcuni atroci segreti e a prendere coscienza non solo dell’amore che li lega ma anche dell’orrore della dittatura, e a decidere di combatterla pur rischiando tutto quello che hanno.



E’ stato il primo romanzo che ho letto di Isabel Allende,e da subito mi ha conquistato il suo stile particolare, il suo modo di raccontare che mescola in modo irresistibile la dimensione reale dei fatti con quella spirituale , paranormale e soprannaturale, fondendo il tutto in un’unica realtà.
Questo romanzo in particolare confronta inizialmente in particolare due mondi opposti: il mondo contadino, semplice e pieno di superstizioni e credenze di ogni tipo, cui appartiene Evangelina, la ragazza che desta scalpore con le sue visioni e crisi mistiche ( che in realtà, come può capire chiunque legga, sono crisi epilettiche),da cui proviene la giovane Evangelina e il mondo borghese,elegante,patinato ma che in verità nasconde sofferenze, menzogne e ipocrisia da cui proviene la protagonista Irene. Che è una “nota stonata” in quel posto:giovane ribelle si distingue per essersi appunto ribellata alle imposizioni della madre che voleva farla diventare una signorina elegante dell’alta società con unico scopo decorativo ed è diventata giornalista. Anche da giornalista mostra il suo carattere indipendente e intelligente, occupandosi dei casi più “scomodi” e cercando di andare a fondo delle questioni di cui si occupa. Essendo fidanzata con un capitano dell’esercito, può muoversi abbastanza liberamente senza essere guardata con sospetto, tuttavia non è legata al fidanzato solo da interesse ma più che altro da affetto.
Francisco,il collega di Irene che in seguito diventerà il suo compagno, proviene da quello che potremmo definire il “terzo mondo”della storia: è figlio di immigrati spagnoli e proviene da un’umile famiglia che sta facendo le spese della politica imposta dalla dittatura, con padre e fratelli disoccupati e ghettizzati per le loro idee contrarie a Pinochet. Lo sfociare di questa situazione in una tragedia contribuirà a far maturare il suo personaggio, che se all’inizi viene visto per la maggior parte come un giovane scanzonato e senza relativi pensieri,diventerà man mano un uomo con forte consapevolezza civile del suo agire.
La stessa trasformazione dolorosa subirà Irene, che pagherà lo scotto di dover abbandonare tutti i suoi affetti e il suo mondo, che seppur stretto per lei era comunque una sicurezza. La figura che nel finale riserva più sorprese è quella di Gustavo, il colonnello fidanzato di Irene,destinato a una tragica ma coraggiosa e ammirevole fine.
Isabel Allende sa narrare una storia drammatica e con risvolti probabilmente autobiografici(anche lei come i due protagonisti fu costretta ad andarsene in fretta e furia dal suo Paese per via del regime di Pinochet) con leggerezza e senza cadere nel vittimismo,nell’eccessiva drammaticità e nella mielosità per quanto riguarda la storia d’amore tra i due personaggi. Veramente bello, da leggere e rileggere(come io modestamente ho fatto…J )

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