lunedì 30 aprile 2012

D'amore e ombra, di Isabel Allende

Negli anni del regime di Pinochet Irene Beltran è una giovane giornalista di buona famiglia,fidanzata con un capitano dell’esercito,che insieme col collega fotografo Francisco viene mandata a svolgere un servizio giornalistico su una giovane contadina che si dice sia affetta da strane visioni.I due hanno molti dubbi sulla veridicità di queste visioni, e non badano più di tanto alla cosa, pensando che la giovane sia in realtà malata di convulsioni.Ma poco tempo dopo la ragazza scompare e i due insospettiti cominciano una personale indagine che li porterà a scoprire alcuni atroci segreti e a prendere coscienza non solo dell’amore che li lega ma anche dell’orrore della dittatura, e a decidere di combatterla pur rischiando tutto quello che hanno.



E’ stato il primo romanzo che ho letto di Isabel Allende,e da subito mi ha conquistato il suo stile particolare, il suo modo di raccontare che mescola in modo irresistibile la dimensione reale dei fatti con quella spirituale , paranormale e soprannaturale, fondendo il tutto in un’unica realtà.
Questo romanzo in particolare confronta inizialmente in particolare due mondi opposti: il mondo contadino, semplice e pieno di superstizioni e credenze di ogni tipo, cui appartiene Evangelina, la ragazza che desta scalpore con le sue visioni e crisi mistiche ( che in realtà, come può capire chiunque legga, sono crisi epilettiche),da cui proviene la giovane Evangelina e il mondo borghese,elegante,patinato ma che in verità nasconde sofferenze, menzogne e ipocrisia da cui proviene la protagonista Irene. Che è una “nota stonata” in quel posto:giovane ribelle si distingue per essersi appunto ribellata alle imposizioni della madre che voleva farla diventare una signorina elegante dell’alta società con unico scopo decorativo ed è diventata giornalista. Anche da giornalista mostra il suo carattere indipendente e intelligente, occupandosi dei casi più “scomodi” e cercando di andare a fondo delle questioni di cui si occupa. Essendo fidanzata con un capitano dell’esercito, può muoversi abbastanza liberamente senza essere guardata con sospetto, tuttavia non è legata al fidanzato solo da interesse ma più che altro da affetto.
Francisco,il collega di Irene che in seguito diventerà il suo compagno, proviene da quello che potremmo definire il “terzo mondo”della storia: è figlio di immigrati spagnoli e proviene da un’umile famiglia che sta facendo le spese della politica imposta dalla dittatura, con padre e fratelli disoccupati e ghettizzati per le loro idee contrarie a Pinochet. Lo sfociare di questa situazione in una tragedia contribuirà a far maturare il suo personaggio, che se all’inizi viene visto per la maggior parte come un giovane scanzonato e senza relativi pensieri,diventerà man mano un uomo con forte consapevolezza civile del suo agire.
La stessa trasformazione dolorosa subirà Irene, che pagherà lo scotto di dover abbandonare tutti i suoi affetti e il suo mondo, che seppur stretto per lei era comunque una sicurezza. La figura che nel finale riserva più sorprese è quella di Gustavo, il colonnello fidanzato di Irene,destinato a una tragica ma coraggiosa e ammirevole fine.
Isabel Allende sa narrare una storia drammatica e con risvolti probabilmente autobiografici(anche lei come i due protagonisti fu costretta ad andarsene in fretta e furia dal suo Paese per via del regime di Pinochet) con leggerezza e senza cadere nel vittimismo,nell’eccessiva drammaticità e nella mielosità per quanto riguarda la storia d’amore tra i due personaggi. Veramente bello, da leggere e rileggere(come io modestamente ho fatto…J )
Da questo romanzo è stato tratto nel 1994 un film con Antonio Banderas( Francisco),Jennifer Connelly (Irene) e Stefania Sandrelli (Beatriz, la madre di Irene).

sabato 28 aprile 2012

Il filo di Arianna, di Ornella Albanese





Finora delle scrittrici italiane avevo letto solo Mariangela Camocardi, che non mi è piaciuta quasi per nulla;Ornella Albanese è stata invece una sorpresa davvero graditissima, in quanto questo è uno di quei romanzi che mi è rimasto nel cuore.

L’elemento principale del suo fascino è , secondo me,il fatto che rispetto ad altri romanzi la narrazione si concentra molto sulle diverse personalità di Ottavio e Arianna, sull’evolversi dei loro sentimenti e della loro relazione all’interno della coppia, ma anche come persone.

I due appartengono a mondi rigorosamente separati da convenzioni sociali e pregiudizi:lei nobile figlia di un duca, lui figlio di un commerciante arricchito e ambizioso.Solo che ognuna delle due famiglie ha qualcosa che manca all’altra e, guarda caso, quel qualcosa è quello che la momento occorre di più:lui i soldi,lei il titolo nobiliare.I genitori si accordano così su questo matrimonio mettendo i due giovani praticamente di fronte al fatto compiuto: ai due non resta che accettare, a malincuore.Soprattutto Arianna è addolorata da questo matrimonio di convenienza con un quasi completo sconosciuto.

Dico quasi perché c’è un prologo alla storia risalente a tre anni prima, quando Ottavio era stato invitato a una festa dal duca e vittima di uno scherzo abbastanza crudele da parte degli altri giovani, decisi a umiliarlo solo perché borghese.In quell’occasione Arianna e un’altra ragazza erano state le uniche a rifiutarsi di prestarsi a quel brutto gioco, e già da qui qualcosa si capisce del caratterino indipendente e deciso della nostra eroina. Perchè lei è così, decisa , fiera , con i piedi per terra le riesce molto doloroso sacrificarsi per il bene della famiglia….tutto ciò le impedisce di vedere al di là delle sue convinzioni sul marito, di sforzarsi di vedere al di là del proprio naso, di conoscere e farsi conoscere per quella che è in realtà. Ma è solo una naturale reazione a un matrimonio imposto:presto Arianna, messa di fronte alla realtà della sua nuova vita e alla necessità di vivere con quell’affascinante sconosciuto, capisce che sta sbagliando e decide di prendere in mano le redini della situazione o meglio, come la mitica Arianna della mitologia greca, di srotolare il filo dell’intricata matassa che la guida nella difficile scoperta dell’animo dell’altro.

E così scoprirà che Ottavio non è certo un altro qualunque….il nostro giovine,che mentre il padre era in vita non si era mai interessato all’attività del genitore( seppur dedicandosi agli studi), alla morte di quest’ultimo prende in mano il lavoro del padre, senza alcuna esperienza ma tanta volontà di migliorare e di non disperdere nel nulla tutto quello che il genitore aveva costruito.Non lo fa in modo incosciente, ma affidandosi all’esperienza di amministratori più competenti di lui,avendo l’umiltà di riconosce la propria inesperienza nel campo….inoltre, per quanto riguarda il proprio matrimonio,sin dalla prima notte cerca di venire incontro alla moglie, capendo i suoi dubbi e le sue angosce.Si allontana quando lei lo offende, e per un certo tempo non risponde ai suoi tentativi di riconciliazione, ma solo per metterla alla prova, per darle modo di maturare e di aiutarlo a trasformare il loro matrimonio in una vera unione.

I dubbi e le incertezze continuano tra di loro, perché nonostante i tentativi ognuno dei due ha paura di quello che l’altro penserà di lui;nessuno dei due è sicuro di prendere l’altro nel modo giusto, vanno per tentativi, e spesso si scoraggiano di fronte a segnali negativi che in realtà quasi sempre fraintendono.Ma dopo l’occasione decisiva, quando durante il matrimonio di una zia Arianna si schiera apertamente a favore del marito impedendo che venga umiliato, tutto migliora e la situazione non può che continuare in crescendo.

La narrazione è scorrevole e profonda, l’autrice riesce a ritagliare un piccolo spazio anche per i personaggi secondari ( mi ha colpito molto la vicenda di zia Alfia) rendendoli personaggi reali e non semplici comprimari che restano in secondo piano, e soprattutto le emozioni, dubbi e sentimenti dei protagonisti sono resi in modo che il lettore riesce a sentirle come proprie.Semplice ma bellissimo
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Anno di pubblicazione: 2006


Ambientazione: Italia,1800

Arianna Salvemini, figlia del duca di Poggioalto,e Ottavio Pambieri,figlio di un commerciante arricchito, sono costretti a un matrimonio di convenienza per soddisfare i desideri delle rispettive famiglie: la famiglia di lei infatti è in rovina a causa di investimenti sbagliati del padre, e alla giovane occorre una marito ricco( anche se borghese) per evitare che tutti finiscano sul lastrico.Il padre di lui invece ha da sempre l’ambizione che i futuri nipoti possano appartenere ad un mondo che lo ha sempre disprezzato, e si mette d’accordo col padre di Arianna per comprare le proprietà della famiglia messe all’asta, permettendo loro di abitarvi ancora,ma imponendo come condizione il matrimonio del figlio con la giovane erede della casata. Così i due giovani sono costretti a sposarsi nonostante si siano visti una sola volta:tre anni prima,ad una festa dove Ottavio era stato pesantemente umiliato dagli amici di Arianna.

Lei d’altro canto è convinta che il padre sia stato costretto a questo passo col ricatto,e anche se non lo perdona, non ha certo intenzione di accettare il marito impostole con la forza, se non di nome.Così la loro convivenza inizia sotto una serie di malintesi che rischiano di allontanarli del tutto…man mano che i giorni passano però i due giovani cominciano a conoscersi e infine si innamorano:purtroppo però i rispettivi dubbi sulla loro unione e ancora di più un segreto rivelato ad Ottavio dal padre morente rischiano di rovinare tutto.

Una casa per Amanda, di Carolyn Davidson

Titolo originale: Tempting a texan

Prima pubblicazione anno: 2003


Ambientazione: Texas, 1897

A causa di un incidente la piccola Amanda di cinque anni rimane orfana di entrambi i genitori. Dalle volontà della madre si scopre che la donna aveva un fratello illegittimo, il banchiere texano Nicholas Garvey, al quale ha disposto che la bambina venga affidata nel caso resti orfana.
Così Carlinda Donnely, governante di Amanda e amica della madre, accompagna la bimba dallo sconosciuto zio, convinta di ripartire subito dopo…ma la situazione è più complicata di quanto pensi: Nicholas non sapeva di avere una sorella e una nipote e, anche se inizialmente non vorrebbe assumersi questa responsabilità, memore della propria brutta infanzia, decide di ospitare per qualche tempo la bambina insieme alla sua governante, per cercare di risolvere la situazione in modo civile e senza danneggiare nessuno.
Ovviamente questo periodo finirà per prolungarsi di molto, non solo per l’affetto che nel frattempo si instaura tra zio e nipote, ma anche per la crescente attrazione tra Nicholas e Carlinda…

Anche in questo romanzo di Carolyn Davidson non abbiamo duchi, avventurieri o avventure movimentate, anche qualche piccola differenza con gi altri romanzi c’è: ad esempio qui, contrariamente ai romanzi precedenti, abbiamo da subito un’ “ attrazione fatale” , cosa che però a me non è piaciuta particolarmente, non ho trovato molto credibile tutto questo spasimare dei protagonisti l’uno verso l’altra due ore dopo essersi visti…una cosa è essere colpiti dalla prestanza fisica o dal carattere di una persona alla prima impressione, ma tutta questa “ esplosione ormonale” mi ha lasciato un poco perplessa…forse quest’autrice è più adatta a narrare storie d’amore semplici e tranquille, e che ci mettono tempo per sbocciare.
Per il resto il romanzo non è affatto spiacevole, ed è da notare come viene affrontato il tema della pedofilia e delle violenze domestiche, con garbo e senza particolari trucidi o scabrosi, in un modo che comunque lascia intuire il dramma che questo tipo di storie porta celato con sé.
I due personaggi principali, Nicholas e Carlinda, ricalcano abbastanza lo stereotipo tipico dell’eroe e dell’eroina di romanzi rosa, lui più che altro, il bel scapolo tenebroso e incallito che finisce “addomesticato” da , lei, governante zitella e non troppo bella ma piena di spirito. Il personaggio più riuscito è però secondo me quello della piccola Amanda, una bambina descritta con naturalezza e senza le troppe moine e sdolcinatezze che spesso caratterizzano i personaggi di bambini all’interno di questi romanzi.
In conclusione, niente di particolare, a comunque un compitino ben svolto.

mercoledì 25 aprile 2012

La sindrome dello shopping, di MariaFrancesca Venturo

La giovane Francesca, desiderosa di una propria indipendenza non solo economica dalla famiglia, va a vivere da sola,prendendo in affitto una camera in un appartamento condiviso con un’altra ragazza; ma per mantenersi e inoltre pagare gli studi all’università (dove studia Arti e Scienze dello Spettacolo) deve trovare un lavoro il più presto possibile. E lo trova, come detto, come commessa in un negozio di abbigliamento del centro di Roma. Da qui ha modo di osservare l’umanità più varia,coi suoi pregi, difetti, debolezze, vanità e problemi vari… e, dopo aver finito di leggerlo, posso solo confermarvi un detto delle mie parti: ”non si finisce mai di vederne”!.


Ognuno di noi sogna di svolgere il lavoro della propria vita, cioè quello che più ci gratifica ed è più congeniale alle nostre capacità. Ma siccome non viviamo sul pianeta Utopia,la dura realtà non sono molti quelli che riescono in questo intento:la maggior parte delle persone lavora per vivere, e quindi ci si ritrova quasi sempre ad accettare lavori che nulla hanno a che vedere coi nostri desideri o col nostro percorso di studi… ma non è detto che questo debba essere per forza negativo. E’ questo il caso di Maria Francesca Venturo, autrice di questo divertente romanzo autobiografico dove racconta la sua esperienza,durata sette anni, come commessa in un negozio di abbigliamento nel centro di Roma. In una recensione che ho letto qualcuno ha definito questo libro “un quadro grottesco e allarmante sulle conseguenze del consumismo più sfrenato”, il che è vero solo in parte; certo, leggendo il capitolo dedicato ai saldi, quando l’autrice descrive come ”una grande massa compatta che aveva cominciato a ondeggiare inquietante davanti alla grande porta di vetro del negozio ancora chiuso” la rumorosa folla pronta per dare l’assalto alla merce in saldo cercando di accaparrarsi la migliore offerta, non si può fare a meno di pensare all’ambiguità di una società dove si vive da tempo una grave crisi economica, ma dove moltissima gente non rinuncia al superfluo per nessun motivo al mondo. Ma Francesca e i suoi colleghi ci aprono la porta su un mondo che spesso non è poi così vezzoso, colorato e piacevole come sembra dal di fuori: un mondo che parla di donne che, attraverso la ricerca del vestito ideale, manifestano molte volte insicurezza, solitudine, ansia di piacere, di essere all’altezza di qualcosa (una cena, un appuntamento,un colloquio di lavoro… e a volte semplicemente sé stesse): come definire altrimenti le numerose clienti di taglia abbondante che fanno letteralmente di tutto (leggere per credere!) pur di infilarsi l’abitino chic o all’ultima moda, ma di una taglia per loro proibitiva? In queste parti - forse perché vi ho ritrovato in qualche modo la mia quotidiana esperienza personale - ho intravisto il triste condizionamento di una società che ci vuole tutti magri, belli, perfetti e che mette in difficoltà chi non è fisicamente adeguato a questo standard. Un mondo che è anche fatica e sacrificio, che illustra un lato del precariato giovanile che purtroppo oggi è diventato la regola; il tutto in modo comunque leggero e divertente, a tratti filosofico. L’autrice usa uno stile scorrevole e vivace,non annoia e ci fornisce una carrellata di storie e personaggi descritti con acume pungente ma allo stesso tempo ironico e un po’ comprensivo e solidale. Insomma, un libro che diverte ma fa anche riflettere su un mestiere considerato, a torto, frivolo e superficiale,adatto solo a persone svampite e modaiole... ma ,almeno in questo caso, è tutt’altro che vero!

lunedì 23 aprile 2012

Il gioco dgli specchi, di Andrea Camilleri



In un magazzino in disuso qualcuno ha messo una bomba,per fortuna di poco conto. Indagando sul caso l’ipotesi più probabile sarebbe quella di un pizzo non pagato, ma ormai Montalbano sa che l’ipotesi più ovvia solitamente non è mai quella giusta.Nel mentre il nostro commissario stringe amicizia con la signora Lombardo, nuova vicina di casa, il cui marito è sempre assente per lavoro. Il rapporto fra i due si fa molto stretto ma il commissario all’inizio non può minimamente sapere che l’affascinante Liliana è in qualche modo collegata al nuovo caso su cui sta indagando; ma piccoli indizi scollegati tra loro formeranno un pericoloso gioco degli specchi…

Ormai  per me Andrea Camilleri è una garanzia assoluta di ottima lettura: ogni volta che scelgo un suo libro so già che, invariabilmente, mi piacerà, che si tratti o meno della serie sul commissario Montalbano. Certo, la domanda ogni tanto spunta: ma a Vigata, piccolo paesino siciliano, quanti crimini avvengono?!
Ma a parte questo, l’autore siciliano possiede un talento speciale nel narrare storie che in sostanza sono sempre uguali,con gli stessi personaggi, che avvengono nello stesso micocosmo e nelle stesse ambientazioni senza annoiare, ma anzi inventando molto spesso elementi nuovi, come la teoria del gioco degli specchi di questo romanzo.
A dire la verità ho un po’ faticato la comprensione generale della storia, in certe parti mi è sembrata troppo intricata, ma con la spiegazione finale tutto si è risolto e ho potuto come al solito apprezzare l’abilità narrativa dell’autore non solo nella creazione e narrazione dell’intricata vicenda, ma anche nelle caratterizzazioni dei personaggi nuovi: su tutti  Liliana,l’affascinante vicina maliarda, ambigua e sfuggente appartiene alla galleria di personaggi femminili di tale tipo inaugurata con IL CAMPO DEL VASAIO, e anche Montalbano appare sempre più invischiato nella sua crisi di mezz’età (che potrebbe anche essere una nuova presa di coscienza), dato che si fa sempre affascinare da personaggi di questo tipo. Affascinato ma fino a un certo punto, dato che ormai ha imparato dhe dietro a donne di questo tipo si cela sempre qualcosa di poco chiaro, poco pulito…di cui alla fine esse stesse sono vittime. Personaggi femminili a loro modo interessanti.
Anche qui come altre volte non ci sarà un lieto fine in senso classico, anzi sarà molto amaro per il commissario ( e particolarmente cruento per i lettori, dato che Camilleri raramente si lascia andare a scene di violenza così forti come accade in questo romanzo), ma se non altro avremo almeno la soddisfazione di vedere dileggiato l’odiato Pippo Ragonese (che qui si lascia andare a una scorrettezza veramente pesante).
Altra particolarità che apprezzo molto in Camilleri sono i continui riferimenti letterali, teatrali e spesso anche cinematografici, come si capisce già dal titolo per chi-come me- ha un po’ di conoscenza di cinema classico.
Prima o poi mi tochcerà riservare una libreria solo per avere tutti i suoi romanzi….

venerdì 20 aprile 2012

Jemima Jones- Un amore in rete, di Jane Green

Anno: 1998

Ambientazione: Inghilterra, seconda metà degli anni’90.

Jemima Jones è una simpatica 27enne inglese che lavora come giornalista in un piccolo giornale locale.
Jemima pesa anche 90 kg. Ed è questo il centro attorno a cui gira la sua vita, perché ovviamente Jemima odia il suo peso e il suo corpo, che le impediscono di essere la donna che ha sempre sognato di essere, e le ha sempre impedito di condurre una vita come tuitti gli altri: non ha mai avuto un fidanzato, non ha amici (a parte Geraldine, una collega della redazione) e passa le sue serate davanti alla tv sgranocchiando biscotti oppure ritagliando foto di modelle dai giornali.
Finchè un giorno Jemima decide di prendere finalmente in mano la sua vita: si iscrive a una palestra e, grazie a un durissimo programma, perde tutti i kg di troppo!
Finalmente comincia per lei una nuova vita: rifattasi il look, parte per
Los Angeles per conoscere Brad, il bellissimo californiano che aveva conosciuto in chat nei mesi della dieta e a cui aveva mandato ovviamente una foto falsa: incredibilmente tra loro scocca immediatamente la scintilla dell’attrazione e Jemima comincia prendere in seria considerazione l’idea di trasferirsi lì e godersi finalmente la vita. Ma….non sta succedendo tutto troppo in fretta?

Chi non conosce Bridget Jones? Ecco, la mitica Bridget è stata la capostipite di tutta una serie di personaggi che negli anni ’90 ha aperto la strada del genere chick lit, sdoganando la single moderna e tutti i relativi problemi….compreso, fatto a mio avviso non di poco conto, il problema del peso.
Che,motivato o meno,è uno dei grossi crucci per la maggior parte delle donne, a volte diventando anche un vero e proprio dramma; ma- diciamoci la verità- i nostri romanzi preferiti di questo trattano poco o nulla, anzi: solitamente siamo abituate a vederci presentate eroine fisicamente bellissime, affascinanti e soprattutto, precisazione sempre presente (ci avete mai badato? Io sì), snelle…insomma, chick lit o meno, è davvero raro trovare una protagonista in carne. Al limite, c’è un personaggio secondario; ma una protagonista, quasi mai.
Anche la stessa Bridget Jones non è davvero grassa, ma solo con qualche kg in più; Jemima (Jones anche lei) , l’eroina di questo romanzo, invece…è proprio la cossiddetta cicciona. Di più:è proprio obesa.
Un fisico così, come purtroppo penso molte persone sappiano, può costituire per vari aspetti un vero e proprio handicap alla propria vita: provocando una mancanza di autostima, la vita sociale e sentimentale si riduce allo zero, e di conseguenza tutto diventa più difficile; inutile essere ipocriti, un bel fisico molte volte aiuta e avvantaggia.
Ed è questo che succede alla nostra protagonista: nonostante il suo carattere simpatico e brillante, nonostante i suoi sforzi per curare comunque il suo ingombrante fisico, Jemima non è felice: è innamorata del collega fighissimo che però la vede solo come una cara amica, evitata il più possibile dalle antipatiche (e fighissime) coinquiline. Si sente sola, si è sempre sentita così, tant’è vero che a 27 anni non ha mai avuto nemmeno un fidanzato…e quindi, colma la sua fame d’affetto col cibo.
Ho trovato Jemima un personaggio bellissimo, divertente ma anche malinconico, un personaggio che durante la storia compie un percorso psicologico ben delineato e credibile, anche se alcune scelte narrative appaiono un poco deboli o discutibili: è vero che dopo la dieta Jemima, cambiando corpo, riacquista più autostima e fiducia in sé stessa, con relativa voglia di prendersi una rivincita sul mondo intero: ma sinceramente appare piuttosto azzardata la trovata di mandarla addirittura a incontrare un’americano che ha conosciuto in chat- e mai visto nemmeno una volta!- facendola addirittura andare ad abitare a casa sua come nulla fosse!
Ma passiamo sopra a questa cosa, così come passiamo sopra a quella punta di evidente stereotipino razzista che dipinge gli inglesi come belli, simpatici e intelligenti, e gli americani come superficiali, ignoranti e bugiardi; tutto il resto del romanzo è una storia davvero godibile e soprattutto (difetti di cui sopra a parte) credibile nella sua protagonista, nei suoi sentimenti, pensieri e azioni; anche i personaggi di contorno sono molto ben costruiti, in modo che ognuno di loro(anche fra quelli che appaiono di meno) si ritagli una parte nella mente del lettore in modo da non poter essere dimenticato.
Oltre a ciò ho molto apprezzato il fatto che l’autrice si soffermi spesso su una situazione o su una scena raccontandola a più voci, ovvero dando la parola a ogni personaggio e a come esso ha vissuto, reagito e pensato in quella situazione. In alcune pagine, sarebbe bastato che i protagonisti si aprissero di più l’uno con l’altro per evitare incomprensioni, dubbi e angosce varie, cosa che del resto sarebbe consigliabile succedesse anche nella realtà.
E spesso, non lesina osservazioni da "fuori campo" che inducono il lettore alla riflessione, non solo sulla storia in atto ma anche su comportamenti e sentimenti in generale.
L’autrice usa uno stile che in molti aspetti ricorda la spensieratezza di
Sophie Kinsella, con in più un tocco di drammaticità e di profondità che non guasta di certo, ma semmai rendono più attenta e coinvolgente la lettura.
Consigliato agli anatroccoli di tutte le età che sognano ancora di diventare cigni!

mercoledì 18 aprile 2012

Il giglio sulla pelle, di Rosemary Rogers



Titolo originale: Wicked Loving Lies

Anno di pubblicazione :1977



Ambientazione: Francia,Inghilterra,America, Spagna, Turchia..e chi più ne ha più ne metta, 1789


La protagonista, Marisa,è scampata per miracolo ai moti rivoluzionari del 1789 in cui ha perso la madre;vorrebbe raggiungere il padre in Spagna, ma durante il tragitto incontra Dominic, un avventuriero di origini misteriose che ne fa la sua amante per un breve periodo, poi è costretto a sposarla, poi l’abbandona,poi la ritrova, la ri-abbandona e così via per un centinaio di pagine e di vicende ultraingarbugliate, nel corso delle quali Marisa viene rapita dagli arabi e diventa la favorita di uno sceicco, che un giorno acquista uno schiavo al mercato;ovviamente è Dominic, così i due ricominciano ad amarsi( !?),odiarsi, lasciarsi, riprendersi e soprattutto menarsi per il resto del romanzo.


Qualcuno,leggendo questa trama, dirà:”Ma non ci capisco niente!”. E’ vero, ma la colpa non è di chi scrive, ma dell’autrice Rosemary Rogers, che in 382 pagine mette insieme un’accozzaglia di avventure improbabili e di ogni tipo che farebbe invidia agli sceneggiatori di BEAUTIFUL.E che, purtroppo per lei, deve aver scritto questo romanzo posseduta dallo spiritio del Marchese De Sade.
L’idea doveva essere, probabilmente,quella di narrare il tempestoso amore tra due personaggi ribelli e anticonformisti. Idea non male, ma dipende da come si procede nel lavoro:se cercate qualsiasi approfondimento psicologico o sentimentale (anche il minimo) in Marisa e Dominic non lo troverete , e non per scarsa perspicacia del lettore:semplicemente non c’è. I nostri due eroi si limitano a muoversi all’interno del romanzo come Taz, il diavolo della Tazmania protagonista dei cartoni Warner Bros, buttandosi continuamente in una sequela di vicende senza una benché minima motivazione.
Il presunto amore poi non si capisce dove stia,visti i continui maltrattamenti fisici e psicologici cui si sottopongono l’un l’altro,così come nulla li lega realmente né ai cattivi, né ai personaggi secondari, e soprattutto il povero bimbo nato da questa sconsideratissima coppia.
Se i protagonisti sono così,non c’è da stupirsi sulla sorte toccata ai personaggi secondari:praticamente inesistenti,figurine sbiadite che rimangono sullo sfondo e compaiono in funzione delle azioni dei protagonisti, per essere subito relegati nel dimenticatoio appena cambia lo scenario.
La Rogers cerca di compensare queste imperdonabili carenze con una trama a suo dire avventurosa…e riesce solo a peggiorare le cose, se possibile!Ne succedono di tutti i colori,qualche esempio:Marisa subisce vari stupri, di cui due dal dolce maritino,e subito dopo la vediamo come se nulla fosse a balli e ricevimenti;Dominic, dopo essere stato comprato dallo sceicco come schiavo, da solo e in quattro e quattr’otto si libera e riconquista tutto;lei viene sempre trascinata da una parte all’altra de globo senza minimamente sapere dove va, per non parlare del fatto che Dominic duella e sbudella gente a go- go…e mi fermo qui, perché per sapere il resto bisogna leggere il libro, purtroppo!
A pensarci bene, almeno Ridge e company forse avrebbero qualcosa da insegnare alla Rogers…
E per finire:da leggere solo se si hanno tendenze masochiste!

Il duca e io, di Julia Quinn


Titolo originale: The duke and I

Il romanzo è il primo della serie I BRIDGERTON, composta da:

1-The duke and I ( Il duca e io );
2- The viscount who loved me ( inedito in Italia )
3- An offer from a Gentleman ( La proposta di un gentiluomo );
4- Romancing Mr.Bridgerton ( inedito in Italia );
5- To Sir Philip with love ( inedito in Italia );
6- When he was wicked ( inedito in Italia ).
7- It’s in his kiss ( inedito in Italia );
8- The first kiss ( inedito in Italia );
9 On the way to wedding ( inedito in Italia ).


Daphne Bridgerton, carina e spiritosa,alla sua Seconda Stagione non ha ancora trovato non solo un marito ma nemmeno un corteggiatore:questo perchè tutti la vedono come la migliore amica, ma nessuno come una donna da desiderare e conquistare.A dir la verità Daphne un corteggiatore ce l’ha, ma a lei non piace e, nonostante l’abbia scoraggiato più volte, durante un ballo questi la disturba di nuovo in maniera troppo insistente…fino a quando non interviene in suo aiuto Simon Bassett, duca di Hastings e amico di Anthony, il fratello maggiore di Daphne, che scoraggia il molestatore.
Al contrario di Daphne, Simon è praticamente assillato da madri e figlie che cercano di accaparrarsi un buon partito, e per risolvere il problema propone a Daphne un accordo:i due fingeranno di essere una coppia, così Lui non verrà più assillato da chicchessia, e lei uscirà dal cliché di “migliore amica”, rendendosi finalmente interessante per altri corteggiatori. Il piano funziona, soprattutto per Daphne, ma un corteggiamento di questo tipo richiede di incontrarsi molto spesso in svariate occasioni:balli, gite in famiglia, ricevimenti… e così, frequentandosi, Simon e Daphne si innamorano davvero, ma mentre lei è felice della piega presa dagli eventi, lui è piuttosto turbato:ama Daphne, ma a causa di un’infelice esperienza familiare ha giurato di non sposarsi mai e non avere mai figli. E’ più che mai risoluto a mantenere questo proposito, e quindi il loro amore prima di sbocciare definitivamente dovrà essere abbastanza forte da aiutare Simon a superare i fantasmi e le tragedie del passato.


Il primo romanzo che Julia Quinn dedica alla famiglia Bridgerton ( otto fratelli i cui nomi sono messi in ordine alfabetico ) mi ha colpito molto perché mescola una giusta dose di dramma e commedia,e in alcuni dialoghi e scene mi ricorda lo stile di Jane Austen.
All’inizio della storia veniamo subito a conoscenza del dramma che ha segnato la vita di Simon:orfano di madre e figlio di un duca che ha aspettato a lungo il lieto evento,nell’infanzia è stato praticamente abbandonato dal padre stesso dopo che aveva scoperto che il figlio aveva problemi di balbuzie.Addirittura, vergognandosi di quel figlio che nella sua ignoranza considera un’idiota, ha detto a tutti che era morto! Il racconto di questa triste esperienza è veramente doloroso anche per il lettore:al di là che si abbiano avuti questi problemi o no, non è difficile immaginare gli sforzi del bambino per parlare bene e conquistarsi l’affetto del padre.
Col tempo il problema viene superato e Simon da adulto conduce una vita normale;nessuno è a conoscenza dei suoi passati problemi, che lui è riuscito a superare tenendo sotto controllo qualsiasi tipo di emozione.Il dolore causato dal rifiuto del padre ( che è morto senza rivederlo ) lo ha però indotto a decidere di non sposarsi mai e di non avere figli,per una forma di vendetta tardiva contro il genitore. Come detto, nessuno nell’alta società crederebbe che il brillante duca nasconda un passato così doloroso, che però è destinato ad affiorare piano piano con l’incontro tra lui e Daphne.
Daphne al contrario di Simon è cresciuta in una grande famiglia felice, ricevendo amore e affetto, e desiderando a sua volta di formarsi una famiglia propria; quando le loro strade si incrociano,e malgrado tutto nasce l’amore, grazie alla maturità e al suo coraggio Simon riuscirà finalmente a lasciarsi il passato alle spalle, imparando a esternare le sue emozioni senza farsi prendere dal panico:ora non ci sarà più nessuno che lo rifiuterà, anche se dovesse sbagliare, anche se dovesse risultare “imperfetto” qualche volta.
E’ un romanzo coinvolgente e scritto in modo scorrevole, garbato e spiritoso: come non affezionarsi subito alla famiglia Bridgerton? Alla spiritosa e intelligente Daphne, ai tre fratelli maggiori Anthony, Benedict e Colin che piombano in massa su qualsiasi uomo si avvicini alla sorella, esaminandolo con sospetto senza ritenerlo degno di lei ( Infatti, come fa notare Simon, forse Daphne non ha ancora trovato u corteggiatore proprio per quello…) e che altrettanto fulmineamente scappano dalle ragazze da marito? E a mamma Bridgerton,che mette in fila i figli per contare che ci siano tutti… mi fermo qui sennò rovino la sorpresa a chi legge!

lunedì 16 aprile 2012

Orgoglio e pregiudizio, di Jane Austen

Titolo originale: Pride and prejudice

Prima edizione: 1813

Nell’Inghilterra di fine ‘700 la vita della famiglia Bennett( genitori e cinque figlie)vien sconvolta dall’arrivo nella vicina proprietà di un simpatico gentiluomo, Mr Bingley,e del suo arrogante e borioso amico, Mr Darcy.Il prima s’innamora ricambiato della dolce Jane, la maggiore delle Bennett, ma l’altezzoso Darcy e le sorelle di Bingley complottano per separarli , in quanto non apprezzano la famiglia di lei( troppo plebea per i loro gusti).Nonostante tutto Darcy non ha fatto i conti con la forza dei sentimenti in quanto s’innamora della bella, intelligente e spigliata Elizabeth, sorella di Jane;quando arriva a confessarglielo,lei lo respinge facendogli notare quanto lo ha sempre disprezzato per la sua altezzosità e per i suoi modi boriosi.Ma in seguito sia Darcy che Elizabeth avranno modo di conoscersi meglio e rivedere le proprie opinioni e i propri sentimenti.

Cosa dire di questo romanzo amatissimo dai lettori di ogni tempo che non sia già stato detto? Nulla, e infatti qui mi limiterò a dare il mio modesto parere su uno dei grandi capolavori della letteratura.
E chi mi conosce bene, sa che non può che essere un parere “di parte”: adoro questo romanzo!
Ritengo che la storia narrata da questo romanzo sia molto più ampia della semplice storia d’amore tra Elizabeth e Darcy a cui spesso viene ricondotta; è infatti anche la storia di una tipica famiglia della borghesia del ‘700,delle sue difficoltà quotidiane non solo per maritare le cinque figlie(viene evidenziato più volte il problema, e se vogliamo l’ingiustizia,del fatto che pur avendo cinque figlie alla morte del padre la proprietà di famiglia passerà nelle mani di un lontano cugino,il parente maschio più prossimo, che avrà così potere di decidere della vita delle donne di famiglia),dello stile di vita e abitudini quotidiane di un piccolo paese della campagna inglese dell’epoca.
Niente ambientazioni spettacolari dunque:Jane Austen era donna di grande intelligenza e in quanto tale si rendeva conto che è meglio scrivere solo di quello che si conosce bene…ma il tutto narrato con tale abilità fin nelle più minime descrizioni,che sembra davvero di assistere a una storia unica e speciale.
E che dire dei personaggi?Come dimenticare,una volta chiuso il libro,l’ansiosa e ipocondriaca Mrs Bennett, il caustico Mr Bennett,l’affettato Mr Collins,la bisbetica e dura Lady Catherine, la dolce Jane, la sciocca Lydia, e soprattutto l’intelligente Elizabeth e l’orgoglioso Darcy,che maturano e cambiano nel corso della storia senza perdere snaturarsi?
Basta così..tutto quello che ho scritto è davvero troppo riduttivo,sia rispetto a quello che provo nei confronti di questo romanzo sia rispetto alla bellezza del romanzo stesso.Chi lo conosce mi capirà;e chi non lo conosce…bè spero di averlo comunque incuriosito al punto da spingerlo a leggere questo libro!

Dal libro sono stati tratti vari film e sceneggiati tv:i più famosi sono:
Orgoglio e pregiudzio,1940, con Laurence Olivier e Greer Garson;
Orgoglio e pregiudizio,sceneggiato del 1957,con Elsa Merlini,Virna Lisi ed Enrico Maria Salerno;
Orgoglio e pregiudizio;scenggiato del 1995 della BBC, con Colin Firth e Jennifer Ehle;
Orgoglio e pregiudizio,2006,con Keira Knightley e Matthew McFayden.

In più anche il famoso IL DIARIO DI BRIDGET JONES di Helen Fielding(da cui è stato tratto il film con Renee Zellwegger e Colin firth,non a caso scelto per il ruolo di Darcy)è un omaggio,per ammissione della stessa scrittrice,al capolavoro di Jane Austen.

Manuale dell'imperfetto viaggiatore, di Beppe Severgnini



Prima edizione: 2001

Gli italiani, si sa,sono un popolo di poeti,santi e navigatori. In epoca moderna, possiamo aggiungere anche di viaggiatori..soprattutto se fai da te! In questo divertente libro,Severgnini ci elenca pregi(pochi) e difetti(tanti) dei connazionali all’estero, oltre a individuare le varie tipologie del turista italiano:dal documentarista, cioè quello che riprende e fotografa qualsiasi cosa veda(tipo giapponesi)- comprese persone sudate che sbuffano dopo un’escursione,gente che dorme sull’aereo,i segnali stradali di londra per poi mostrarli agli amici rimasti in Italia e dimostrare che sono come i nostri(sic!), all’entusiasta, ovvero quello che esplode in gioiose- e rumorose-esclamazioni di meraviglia qualsiasi cosa veda, dalla cattedrale di Notre Dame alle auto incolonnate nel traffico, come se non avesse mai visto nulla in vita sua.
C’è poi l’esterofilo, quello che dopo una settimana in un Paese straniero(e magari vissuta in un villaggio turistico)tornato in Patria declama “lì va tutto bene, si vive meglio,non ci sono problemi”;l’ansioso, cioè quello che riempie una valigia intera di cartine stradali e libri guida, che passa la vacanza con la paura di sbagliare strada e non tornare mai più..e tante altre tipologie che Beppe Severgnini descrive mirabilmente, con il suo stile sagace e divertente, senza giudicare ma limitandosi solo a fare da osservatore e riportare i fatti per quelli che sono, con una sorta di simpatica comprensione per tutte le piccole e grandi manie che ci fanno distinguere nei nostri viaggi, soprattuto all’estero.
Una lettura adattissima a questa stagione visto l’argomento, che vi farà ridere,sorridere e pure riflettere.

venerdì 13 aprile 2012

Ma tu mi vedi grassa?, di Arabella Weir

 Titolo originale: Does my bum look big in this?
Anno: 1997

Ambientazione: Inghilterra, seconda metà degli anni ‘90


Jacqueline Pane ha 34 anni, single, lavora per un'importante azienda e una granitica certezza: per fare in modo che la sua vita sentimentale - disperatamente vuota - migliori, deve assolutamente rientrare in una taglia 40 (lei ha una 46).
Per questo il 3 gennaio decide di tenere un diario che l'aiuterà finalmente a portare a termine questo suo proposito. Veniamo così a conoscenza di Sally, l'amica dal corpo perfetto, dei genitori prevaricatori ed egoisti, della simpatica vicina di casa sorda e di Andy, il nuovo collega, il quale - incredibilmente - sembra interessato a lei....

E’ vero che il chicklit è sinonimo di leggerezza e spensieratezza, ma a tutto c’è un limite, e oltretutto bisogna sapere narrare anche la leggerezza e la spensieratezza. Raramente mi è capitato di leggere un libro più sciocco di questo, talmente inconsistente dal farmi pensare che non valeva certo la pena buttare via del tempo per scriverne la recensione.
Ma poi ho pensato che, comunque, non è giusto scrivere solo le recensioni dei libri che piacciono, è giusto scriverne anche degli altri, arrogandomi pure la presunzione - per una volta - di voler segnalare un libro con cui davvero non vale la pena di perdere il proprio tempo.
Credo che il 98% di noi donne abbia problemi (reali o esagerati) con kg di troppo, ciccia, cellulite, maniglie dell’amore e via dicendo… o sbaglio?
Ma di certo Jackie, la protagonista della storia, rientra per forza in qualche caso di grave patologia mentale, visto che ogni singolo pensiero o azione che compie è tutto imporntanto al suo peso, arrivando a farsi paranoie veramente da ricovero in un centro di igiene mentale: se le tengono aperta la porta dell’ascensore pensa che lo fanno solo evitare di essere spiaccicati contro la parete dalla cicciona (lei,ovviamente), se calpestando un tombino fa rumore pensa che tutti in strada hanno pensato che la colpa è sua perché pesa troppo, se il suo capo si complimenta per un lavoro fatto bene è perché lei gli fa pena perla sua stazza… addirittura quando finalmente decide di rivolgersi a una psicologa si fa prendere dal panico perché la donna è grassa! La frase “roba da matti” mai come in questo caso sembra la più adatta.
Jackie narra la storia in prima persona ed è praticamente l’unico personaggio che conta: tutti gli altri (i genitori, la matrigna, l’amica Sally, i colleghi Andy e Clara) sono macchioline filtrate dalle sue parole, stereotipi incolori che apportano pochissimo alla storia e vengono dimenticati appena chiuso il libro (in questo caso non è che sia un gran male).

I loro caratteri e personalità non solo non sono abbozzati, semplicemente non esistono, in quanto “vivono” totalmente in funzione di quello che dicono o pensano della protagonista; a proposito della quale è bene spendere ancora due paroline.
Oltre a quello già detto in precedenza, la nostra è talmente ossessionata dall’obiettivo "dimagrimento” che indulge in comportamenti non solo paranoici, ma pericolosi:
- Per perdere kg in fretta è solita digiunare per qualche giorno consecutivamente, rimpinzandosi solo di acqua; gli inevitabili svenimenti che le capitano non solo sono visti come piccoli inconvenienti, ma addirittura, a volte, usati come metro per misurare l’efficacia del dimagrimento in atto (se svengo di più, vuol dire che dimagrisco di più!);
- Per le occasioni importanti Jackie usa delle mutande contenitive strettissime che, a un certo punto, rischiano di causarle gravi danni circolatori; ma alle quali ovviamente non intende rinunciare, perché si sa…quel vestito di una taglia in meno è troppo importante!
Davvero dei bei messaggi, complimenti!
Del resto capiamola: Jackie parla spesso dei suoi genitori, leggendo quello che scrive nel diario possiamo capire da chi ha preso: da un padre che dà alla figlia della “culona” (scusate la parola) perché indossa i jeans e da una madre prevaricatrice e oppressiva che arriva addirittura a invitarla a pranzo per poi offrirle della roba scaduta (sic!) per rimproverarla di alcune sue presunte mancanze filiali, cosa poteva mai uscire?!
Consiglio: se avete del tempo da buttare, buttatelo pure in altro, fosse anche starvene distese a pancia all’aria a guardare il soffitto… tutto è meglio piuttosto che leggere un libro del genere!

Sola come un gambo di sedano, di Luciana Littizzetto




11
Anno di pubblicazione: 2001



Nel suo primo grande successo la famosa mattatrice della Tv racconta il mondo di quelle “single un po’ frollate”,come lei le definisce, e in cui lei stessa si trova.
La vita delle single di oggi è proprio dura:in perenne lotta con al bilancia,soprattutto se seguono i consigli delle mirabolanti diete proposte da ogni parte,con uomini-omuncoli e compagni da cui non si pretende molto,ma almeno che sappiano appendere una mensola come si deve!Aggiungiamoci poi la moda fatta su misura, ma solo per la taglia 40, e non più su,e una carrellata sul mondo che ci circonda, dalle pubblicità cretine e impossibili allo stressa da rientro dalle vacanze, quando gli amici ci costringono a vedere foto e diapositive inguardabili….che dire, chi di noi prima o poi non si è posto gli stessi interrogativi e le stesse risposte?Perchè l’importante in certe situazioni è prenderla sul ridere, e questo libro aiuta a farlo!
Da non perdere in particolari i capitoli seguenti:
CENTAURE COL PANNOLINO,sulle pubblicità degli assorbenti femminili;
GLI UOMINI NORMALI NON ESISTONO,sulle domande e comportamenti …insoliti di molti maschi;
AFRODISIACI ALL’INGROSSO:ma gli afrodisiaci saranno davvero tali?
FRITTO MISTO A FERRAGOSTO sugli interminabili e spesso abominevoli pranzi di nozze.

mercoledì 11 aprile 2012

Via col vento, di Margaret Mitchell



 Titolo originale: Gone with the wind

Anno di pubblicazione
: 1936


Negli Stati Uniti del Sud vive Rossella O’Hara, figlia di Gerald O’hara, uno dei tanti proprietari terrieri dell’epoca, giovane donna viziata, capricciosa ma con un forte temperamento e una grande intelligenza. Rossella è da sempre innamorata di Ashley Wilkes, figlio del proprietario della piantagione vicina, uomo tranquillo e serio che le preferisce la dolce Melania. Per ripicca Rossella sposa Carlo, fratello di Melania, ma poco dopo scoppia la guerra e il marito muore. La giovane vedova va a vivere ad Atlanta con Melania e l’anziana zia Pitty e qui prende a frequentare,in amicizia, Rhett Buttler un misterioso avventuriero che fa fortuna con i nordisti e per questo viene disprezzato da molti: tra i due sono subito scintille, non sempre velate, anche se Rossella crede fermamente nel proprio amore per Ashley. La situazione precipita quando i nordisti invadono e bruciano Atlanta; Rossella e Melania, rimaste prigioniere a causa dell’imminente parto della seconda, si ritrovano completamente sole, vengono fatte fuggire da Rhett proprio durante l’incendio della città …




L’unico romanzo della scrittrice Margaret Mitchell è anche uno dei libri più famosi della storia della letteratura americana, da decenni. E meritatamente, dato che VIA COL VENTO è una grande storia epica della caduta, sconfitta e successiva rinascita del Sud degli Stati Uniti, storia con la quale viene identificata la protagonista Rossella, personaggio che certo non cattura le simpatie dei lettori per la sua bontà d’animo o integrità morale come succede per tante eroine, ma proprio per quel carattere orgoglioso, ribelle, indomito e deciso che, se inizialmente la rende antipatica per la capacità di manipolare gli altri a suo piacimento, con il susseguirsi degli avvenimenti cattura il favore del lettore per la sua capacità di lottare fino in fondo per tutto quello che le appartiene, di reagire alle tante disgrazie che si verificano e che capovolgono la sua vita.
Come detto Rossella non è certo simpatica o gentile o altro:è capricciosa, viziata, vuole tutto e subito e per questo è disposta più volte non solo a manipolare gli altri, ma anche a passare sopra i loro sentimenti. Non ama nemmeno i suoi stessi figli, se non Diletta, la figlia avuta da Rhett.Non è un’eroina che posso amare del tutto, eppure nel suo carattere, nelle sue azioni si intravede qualcosa di buono: una certa fedeltà alla sua terra, alla famiglia, che comunque sia non abbandona, anche se non ama i suoi componenti. Inoltre ad alcune persone Rossella vuole davvero bene:ai genitori, a Mamy, in fondo anche a Melania- come lei stessa riconoscerà nel finale- sua vera sorella di cuore, anche se non di sangue. Melania, in apparenza cosi debole, ma in realtà più forte di tutti, che sa amare e fare davvero di tutto per le persone che ama, che invece risulta alla fine complementare alla protagonista. Melania e Rossella sono i due personaggi chiave del romanzo, i più forti.
Anche tra i due personaggi maschili, Rhett e Ashley, c’è una forte contrapposizione fisica e caratteriale significativa: Il primo scuro, forte, con fama di libertino e scavezzacollo meritate solo in parte; il secondo biondo, fine, intellettuale e pacifico(per non dire passivo). Da subito capiamo che è Rhett l’uomo ideale per Rossella, che il suo “grande amore” per Ashley non è altro che fissazione e infantile cocciutaggine, ma prima che lo capisca anche la protagonista ci vogliono anni(e praticamente un buon terzo della storia).Nel frattempo tra i due si instaura una buona amicizia, una sorta di complicità che li vede, come ammette lo stesso Rhett con grande dispetto di Rossella(il cui perbenismo di fondo è un’altra caratteristica saliente), simili in un mondo del tutto diverso da loro.Anche se Rhett in molti punti dimostra di avere un gran cuore e meno pregiudizi di come invece appare, vista la fama di mascalzone.
Due personaggi fortissimi quindi, e intorno a loro una storia altrettanto forte, la storia americana: come dimenticare le scene della fuga da Atlanta durante l’attacco nordista, il durissimo viaggio di Rossella e Melania verso Tara, per poi trovare tutto il loro mondo distrutto, la terribile fatica della ricostruzione…un libro indimenticabile, come il fil omonimo del resto.
I vari seguiti che ha avuto(su ROSSELLA e il recente IL MONDO DI RHETT) non hanno certo lo stesso spessore narrativo, emotivo e stilistico. Per questo VIA COL VENTO rimane un’opera unica e indimenticabile.

lunedì 9 aprile 2012

Nemico pubblico, di Bryan Bourroghs




 Titolo originale: Public Enemies


Prima Edizione: 2009

In un Paese prostrato dalla crisi del '29, nasce la storica “guerra al crimine”che portò alla nascita dell’ FBI. I fuorilegge più famosi della storia d’America spadroneggiarono tutti nello stesso periodo (primi anni ’30), creando loro malgrado una pagina importante della storia americana. Molti di loro divennero leggende, e vengono ricordati ancora oggi: John Dillinger, il rapinatore gentiluomo che nell’immaginario popolare veniva visto come una specie di novello Robin Hood; Baby Face Nelson, che al contrario era uno psicopatico pericoloso e odiatissimo; Bonnie e Clyde, la coppia di rapinatori che divenne leggenda ben al di sopra del loro reale “merito”; la famiglia Barker, un’intera famiglia che viveva di rapimenti e crimini vari; Machine Gun Kelly, più pasticcione e imbranato che vero e proprio criminale…tutti nomi che ora fanno parte dell’immaginario pubblico, grazie anche a romanzi e film, ma che per un periodo furono davvero i “nemici pubblici” che terrorizzavano l’America con le loro gesta. Due anni di guerra fra "buoni" e "cattivi", nella giungla d'asfalto americana, che porteranno i nemici pubblici dietro le sbarre o, più spesso, all'obitorio.



Già da ora posso affermare che questo è il libro migliore che ho letto quest’estate!

Sin da ragazzina il periodo della cosiddetta “guerra al crimine” in America è uno dei periodi storici che mi hanno appassionato di più, e quindi ho sempre cercato di documentarmi leggendo e vedendo film su questi famosi personaggi. Questo libro quindi è stato fondamentale per vari motivi: oltre a essere una guida abbastanza completa di quel periodo, trattando le storie di tutti i protagonisti della guerra al crimine, che operarono separatamente ma negli stessi anni.

Pur essendo scritto con lo stile di un romanzo è in realtà un saggio, documentato in maniera minuziosa, scritto in modo asciutto e scorrevole, e nonostante tratti diverse storie incrociate, è tutto scritto in modo da non confondere le idee del lettore e in modo da tenere ben separati personaggi e avvenimenti, tranne ovviamente quando questi interagiscono.

Un’ altro punto a favore del libro è la sua obiettività; smonta infatti l’aurea di leggenda sorta intorno a questi famosi rapinatori, presentandoli anche nei loro aspetti meno “leggendari”- passatemi la ripetizione: per esempio Bonnie e Clyde costretti a vivere in macchina senza potersi nemmeno curare quando erano feriti e che puzzavano perché avevano pochissime possibilità di lavarsi- che delizia!- o John Dillinger che nell’ultimo anno della sua vita dovette ricorrere a un rischioso ( e grezzo)intervento di chirurgia plastica per cambiare un po’ i connotati ed essere così meno riconoscibile.

Soprattutto viene messo in evidenza il fatto che tutti questi criminali in realtà si sentissero profondamente soli, e da un certo punto della loro vita in poi desiderassero vivere e sistemarsi come persone qualunque, solo che a quel punto per loro il bivio portava a due sole strade: o la galera (e in alcuni casi alla sedia elettrica) o il continuo scappare da uno Stato all’altro. Forse per questo la maggior parte di loro provava un attaccamento viscerale alle loro famiglie, sia quelle d’origine (che spesso li proteggevano), sia a fidanzate e mogli varie, spesso complici dei loro uomini, e spesso anche punite con la galera.

Viene quindi tolta ogni aurea di eroismo a queste persone,sottolineando come le loro scelte non portarono ad altro che a solitudine, morte e sofferenze, dopo il famigerato quarto d’ora di gloria. Insomma, niente che nessuno vorrebbe per sé. Viene tolta ogni aurea eroica anche all’FBI, che nacque proprio come corpo speciale nella lotta al crimine, e che davvero combattè questa guerra con ogni mezzo, anche illecito e scorretto, vedi fabbricazione di prove false e torture psicologiche alle donne arrestate(non vengono presentate proprio come tali nel libro, ma leggendole non si possono definire in altro modo!).

Altro fatto importante messo in rilievo dal libro è il comune denominatore della provenienza di questi banditi: tutti appartenenti a famiglie contadine o borghesi che durante la Grande Depressione, o anche prima, erano diventate povere causa debiti contratti con le banche o fallimenti finanziari di altro tipo.

Insomma niente a che vedere con i personaggi di film come GANGSTER STORY, IL CLAN DEI BARKER e altri che raccontano le storie di questi personaggi in maniera piuttosto epica e leggendaria. Da questo libro è inoltre tratto il film NEMICO PUBBLICO con Johnny Depp nei panni di John Dillinger e Marion Cotillard in quelli della sua compagna Billie, la storia che mi ha più interessato in questo libro insieme a quella di Bonnie e Clyde.

Charlotte, di Amanda Quick



Titolo originale: Affair

Anno di pubblicazione: 1997


Ambientazione
: Inghilterra,1800.

Charlotte Arkendale è una giovane donna decisamente atipica per l’epoca in cui vive:dopo la morte della madre e del crudele patrigno ( trovato misteriosamente cadavere anni addietro) si è rimboccata le maniche con decisione per mantenere sé stessa e la sorella Ariel, inventandosi un mestiere tanto remunerativo quanto “scandaloso” per una donna:è un’investigatrice a cui si rivolgono le donne sole che hanno ricevuto una proposta di matrimonio al fine di accertarsi che i futuri mariti siano davvero persone a modo, anche nel privato.
Ma la vita tutto sommato tranquilla che ha condotto sinora cambia quando una delle sue clienti viene assassinata,e la giovane decide di investigare, per conto suo per scoprire l’assassino, aiutata dal suo nuovo factotum, Baxter St.Ives.Il quale in realtà sta a sua volta investigando proprio sulla stessa Charlotte, per scoprire se sia proprio lei l’assassina della sua cliente,come sospetta sua zia, amica della vittima.
Da subito scatta tra i due un’irresistibile attrazione fisica e mentale, a dispetto delle rispettive scelte di vita, che escludono per motivi diversi qualsiasi relazione sentimentale.Tuttavia Baxter le propone un finto fidanzamento da usare come copertura adatta a indagare nel mondo dell’alta società, a cui lui ha facilmente accesso essendo figlio illegittimo di un conte e di una nobildonna.In questo modo i due continuano la loro indagine,e mentre gli indizi di cui dispongono li portano a sospettare di una società segreta composta da giovani nobili sfaccendati, la loro relazione cresce d’intensità:sarà davvero possibile trasformarla in qualcosa di più duraturo?








Il romanzo della Quick è, come molti altri suoi,un misto di rosa e giallo,molto azzeccato devo dire perché è uno dei romanzi più coinvolgenti e appassionanti che abbia letto finora, sotto entrambi i punti di vista…insomma uno di quelli che non mollerei nemmeno per un miliardo.Una lettura scorrevole e allo stesso tempo intrigante e ironica che si avvale di due protagonisti carismatici a loro modo.
Lei, Charlotte,una donna moderna e indipendente, con un lavoro davvero” scandaloso” per l’epoca, che lei considera una missione dopo aver assistito all’infelice secondo matrimonio della madre:i risultati non sempre positivi delle sue indagini l’hanno resa talmente diffidente riguardo agli uomini che all’età di 25 anni, non ha mai avuto una relazione.
Baxter invece si definisce “ un uomo insipido come un pudding di patate”,e d è per questo che viene assunto da Charlotte:un aspetto banale è un requisito fondamentale per passare inosservato durante le indagini.In realtà il fatto di essere figlio illegittimo, seppur amato, e un’esperimento rischioso finito male che gli ha riempito il corpo di cicatrici di cui si vergogna, ha fatto in modo che si chiudesse in sé stesso rassegnandosi a vivere senza affetti profondi. Sono quindi due persone che hanno scelto di chiudersi all’amore per paura di essere feriti.
Ma fin dal primo loro incontro passionale e direi pure molto avventuroso,lui scopre il lato passionale del suo carattere grazie a questa donna dalla personalità effervescente, lei scopre quanto sia bello avere accanto una persona solida e affidabile, anche in campo sentimentale;ciò li costringerà inevitabilmente a riconsiderare i loro propositi di vita e soprattutto la loro movimentata e insolita relazione.
A proposito di ironia, da ricordare sicuramente la scena del dialogo tra Baxter il maggiordomo dopo un " esplosivo"incontro d'amore tra i due protagonisti nel laboratorio di lui... leggere per credere!

venerdì 6 aprile 2012

Il diavolo veste Prada, di Lauren Weisberger


 Titolo originale: the devil wears Prada


 Anno: 2003


 Ambientazione: New York, 2003

 Andy, giovane neolaureata, sogna di lavorare in un’importante rivista; non riesce quindi a credere alla sua fortuna quando, al suo primo colloquio di lavoro, viene assunta come assistente personale di Miranda Priestley, direttrice di “Runway”, la più celebre rivista di moda del momento. Ma già il primo giorno Andy cade miseramente dalle nuvole: lei, così minimalista e semplice, totalmente estranea al mondo della moda, deve adeguarsi a diventare una fashion victim, come le sue colleghe che si ucciderebbero se non avessero i capi all’ultima moda degli stilisti più celebri.

 Il fatto che poi Miranda, il capo, sia una persona tirannica al limite del mobbing e impossibile da gestire, è, da solo , il classico “carro da undici”: Miranda non è mai contenta e scarica qualsiasi colpa su Andy.

 La quale però rendendosi conto un anno a “Runway” probabilmente le aprirà molte porte nel mondo del giornalismo, decide di tenere duro a tutti i costi; e ci riesce, ma così facendo non sia accorge che la sua vita e soprattutto i suoi rapporti umani e affettivi si logorano piano piano…

 Nel periodo in cui si cominciava a parlare del mobbing, Lauren Weisberger pubblica il romanzo che le ha regalato la celebrità, un best seller ancora oggi di grande successo (da questo romanzo è infatti stato tratto, nel 2006, l’omonimo film con Meryl Streep e Anne Hathaway), in cui il personaggio di Miranda Priestley è ispirato ad Anna Wintour, dirigente di “Vogue”, cui la neolaureata Lauren ha fatto da assistente per un anno

 Il romanzo non è il tipico chick lit, leggero e divertente; le situazioni divertenti ci sono, è ovvio… ma sono quelle situazioni che vengono rese divertenti dall’autrice e che divertono leggendole. Se viste con occhio un poco più critico, si cade un po’ nel drammatico.

 La regina incontrastata del romanzo, figura che domina su tutte le altre, è ovviamente Miranda Priestley, sempre onnipresente anche se compare fisicamente solo da metà romanzo in poi: nella prima parte infatti, quando Andy comincia lavorare in redazione, è tecnicamente in vacanza con le figlie per due mesi.

 Tecnicamente, appunto: perché in realtà non fa altro che attaccarsi al telefono a impartire ordini assurdi, come mandarle dall’altro capo del mondo una gonna per la figlia, senza specificare colore, modello o taglia, o pretendere che le due assistenti (oltre alla novella Andy, c’è anche Emily, l’assistente senior) impacchettino regali di Natale da mandare ai vip di tutto il mondo. Ovviamente non ci dovrà essere il minimo errore, e non importa se la capacità di Miranda di spiegarsi non è pari alla sua abilità nel dirigere gli affari: la colpa ricade sempre e comunque sui dipendenti, sulle assistenti e su chiunque altro, con furia distruttrice: un licenziamento da parte di Miranda equivale a un futuro da disoccupata.

 Miranda è davvero terribile: impone ai dipendenti perfino come devono vestirsi e cosa devono mangiare…e ovviamente, essendo nel mondo della moda, va da sé che non esistono a RUNWAY persone sopra la 42 (già comunque ritenuta taglia forte), non esistono donne che portano scarpe con tacco più basso di 10 cm, non esistee anche anche in pieno inverno non si portino toppini attillatissimi; non esiste che qualcuno mangi più di una mela in 8/10 ore di lavoro; tutto deve essere perfettamente glam, perfettamente stiloso, perfettamente luccicante ed esagerato.

 La descrizione di questo mondo patinato e superficiale che nasconde qualche volta drammi e magagne di ogni tipo è resa dall’autrice in modo molto realistico e veritiero: si ride davanti alle peripezie di Andy per portare a Miranda il caffè sempre perfettamente caldo, per servirle il pranzo in ufficio anche quando mangia fuori, per trovare alle figlie il libro di Harry Potter non ancora dato alle stampe; niente è impossibile secondo Miranda, e tutto le è dovuto. Si ride, ma si ride spesso amaro pensando a come avremmo affrontato noi queste situazioni….

 Almeno, le vessazioni di Miranda durano solo per l’orario d’ufficio? Certo che no, infatti Andy come ogni assistente viene prontamente dotata di un apposito cellulare con cui ricevere le chiamate di Miranda anche fuori dal lavoro… e in qualsiasi orario, anche la notte. Questa snervante vita assorbe talmente Andy, che, senza che lei se ne accorga, finirà per condizionare e rovinare anche la sua vita privata, in particolare il rapporto col posato fidanzato Alex e con la fragile amica Lily. Andy infatti non ha più una vita privata: vive in quanto “costola”, prolungamento, di Miranda.

 Nel personaggio di Andy, nel suo modo di affrontare una situazione lavorativa ai limiti dell’impossibile e nei sentimenti che essa suscita, molti noi si potranno ritrovare - anche se spero abbiate un capo meno isterico di Miranda! Spero invece nessuno di noi - se avete un’azienda o se comunque siete “cape” di qualcuno - si ritrovi in Miranda! Personaggio carismatico a mille, ma in negativo; e che comunque, avrà il suo momento dove si capirà che in realtà è una donna sola, troppo stressata da una grossa responsabilità, apparentemente riuscita ma non del tutto felice.

 Grazie a un evento drammatico Andy riprenderà pian piano coscienza di sé stessa, riprenderà con fatica (e purtroppo con qualche inevitabile perdita) le redini della propria vita, fino a provare nel finale che, almeno lavorativamente, ogni tanto il detto “si chiude una porta e si pare un portone” funziona.

 La Weisberger non ha lo stile leggero e frizzante di Sophie Kinsella, ma ugualmente ci regala un romanzo piacevole, coinvolgente e scorrevole, che vale senz’altro la pena di leggere anche per i già citati spunti di riflessione che contiene.

 Ci sono alcune differenze, anche notevoli, rispetto al film, ma io consiglio di provare entrambi!

Il giardino d'estate, di Paullina Simmons

Prima pubblicazione anno: 2007


 Ambientazione: Stati Uniti, dal 1947 in poi.



E’ il terzo romanzo della serie TATIANA E ALEXANDER.



 La seconda guerra mondiale è ormai finita, e il mondo sta provando faticosamente a riprendersi.

 E’ così anche per Tatiana e Alexander, che ora vivono in America col loro piccolo Anthony, lavorano, passeggiano, vivono tranquilli…insomma la vita che avevano tanto sognato durante l’inferno di Stalingrado.

 Ma tutto ciò non basta a renderli felici: come tanti reduci Alexander è ancora tormentato psicologicamente dagli orrori della guerra, e ciò causa grossi problemi tra lui e Tania, che non riesce a superare quel muro che la divide dal marito. Ma col passare degli anni le vecchie difficoltà vengono superate, anche se ne subentrano delle nuove a cui non sono abituati, e non solo le difficoltà della vita di tutti i giorni, o il desiderio esasperante di avere un altro figlio che però non arriva….



 Il terzo romanzo chiude la serie con i nostri protagonisti ottantenni ancora felicemente sposati e circondati da figli e nipoti.Nel mezzo, ci sta tutta la loro vita quotidiana dal 1947 in poi….uno spazio temporale e narrativo non indifferente e abbastanza difficile da gestire, almeno a mio avviso. Ed è per questo che quest’ultimo libro della serie su Tatiana e Alexander finisce per non funzionare del tutto: è molto difficile raccontare mezzo secolo di vicende senza cadere nella ripetitività o facendo in modo che personaggi nuovi (che in questo libro capitano a iosa) lascino il segno insieme a quelli che già conosciamo: di quelli presentati in questa storia ci riescono solo Tom Richter, il marito di Vikki ( l’amica di Tania) e amico di Alexander, e Anthony ( del quale dirò tra poco), il figlio della coppia che già avevamo conosciuto bambino nel precedente romanzo.

 La prima parte è la migliore: tratta progressivamente il tema dell’alienamento dei reduci dopo il ritorno a casa, tema scottante e per questo spesso escluso dai racconti con reduci, e delle conseguenze sulla vita familiare che questo comporta; poi abbiamo il clima di sospetto instauratosi nell’America maccartista degli anni ’50 contro tutti i comunisti o presunti tali, la conseguente nascita della guerra fredda.

 Poi, dalla seconda parte in poi, cioè dall’inizio degli anni ’60, si comincia ad avere un progressivo calo con entrata in scena di situazioni davvero poco piacevoli e squallide ( riferimento alla storia con Vikki) che ci si poteva risparmiare soprattutto perché non servono alla storia, e tutte con protagonista Anthony, che la Simmons fa diventare, chissà perché, un piccolo principe adorato e viziato da tutti: in qualsiasi situazione si trovi non viene mai criticato od osteggiato, ma anzi chiunque vada contro di lui si troverà a fronteggiare l’agguerrito clan dei Barrington, con in testa mamma Tania ( i riferimenti sono in particolare nel finale, quando si accenna al suo rapporto con la moglie). Questa cosa davvero non mi è piaciuta per nulla e mi ha un poco rovinato la lettura.

 Per il resto è certo che anche chi già conosce, ama e tifa Tania e Shura non potrà non porsi delle domande:è davvero necessario, per sottolineare la profondità dell’amore tra i due, inserire ogni tre per due una scena di sesso bollente e più che esplicita? Abbiamo capito che i due sono molto focosi, su questo non abbiamo dubbi….e poi: ma questi due sono Superman e Wonder Woman? Oltre a lavorare venti ore al giorno, oltre a dedicarsi più volte al giorno (come la Simmons tiene sempre a ribadire) all’attività sopracitata, hanno anche il tempo e i soldi per: essere sempre vestiti e pettinati all’ultima moda, partecipare a feste, party e picnic praticamente almeno una volta alla settimana, comprarsi la casa con piscina ( lui inizialmente fa l’operaio e lei l’infermiera…); non è un po’ troppo esagerato per farci capire che sono due esseri eccezionali?! Alla fine con tutti ‘sti riferimenti ci si stufa! Per il resto comunque sono sempre i nostri Tania e Shura, e chi li ha amati e seguiti dall’inizio leggerà volentieri anche questo romanzo.