mercoledì 21 marzo 2012

Spingendo la notte più in là, di Mario Calabresi

Il 17 maggio 1972 il commissario Luigi Calabresispingendo_notte_mario_calab fu assassinato da un commando di terroristi di Lotta Continua ( Ovidio Bompressi e Leonardo Marino) che gli spararono alle spalle. Già da tempo il commissario era stato fatto oggetto di una feroce campagna d’odio fomentata da militanti e “intellettuali” di sinistra ( comprendente tra l’altro un “appello” firmato da molti personaggi famosi comunisti dell’epoca, in cui si chiedeva a gran voce una severa punizione per il commissario) che lo ritenevano ( erroneamente)responsabile della morte di Luigi Pinelli, l’anarchico caduto da una finestra durante un interrogatorio riguardante la strage di Piazza Fontana.
In questo libro Mario Calabresi, figlio maggiore del commissario ucciso, racconta la storia della sua famiglia, soprattutto dopo quel terribile evento, che sua madre Gemma si trovò ad affrontare con due figli piccoli e uno in arrivo. E’ il toccante racconto di una famiglia vittima da sempre dell’odio facinoroso dei comunisti dell’epoca, di quanto hanno sofferto privatamente e pubblicamente ( con i processi e tutto il resto),e purtroppo non da soli: nel libro vengono narrate anche storie di altre vittime del terrorismo attraverso figli e parenti, come il poliziotto Antonio Custra, il giudice Emilio Alessandrini,il professor Luigi Marangoni e altri). Per non dimenticare chi è stato veramente,e a volte lo è ancora, vittima di quegli anni e di certe ideologie, come invece pare abbia fatto lo Stato ( mia opinione personale…). E che ha pagato in prima persona.





Il periodo degli “anni di piombo” è sempre stato uno dei miei favoriti, storicamente parlando; ho sempre cercato disperatamente di capire ( e confesso di non esserci mai riuscita) che cosa ha portato, in quegli anni che in sé non erano certo di guerra, gran parte della gioventù dell’epoca, che veniva da un periodo felice come quello del boom economico, a convincersi di vivere sotto una dittatura che andava combattuta a tutti i costi, soprattutto eliminando fisicamente chi non la pensava come loro ( sia a destra che a sinistra), e scatenando una vera e propria guerra contro lo Stato e i suoi rappresentanti come politici, giudici, poliziotti e carabinieri.
Il libro di Mario Calabresi dà finalmente voce alle vittime di queste assurde ideologie, e ai loro familiari ovviamente che più di tutti hanno pagato( e pagano ancora), partendo dalla personale storia della sua famiglia; uan famiglia borghese come tante, ma sicuramente composta da due persone con valori autentici , che hanno applicato nella loro vita quotidiana. In particolare mi ha colpito la figura della moglie di Calabresi, Gemma, rimasta sola con due bimbi piccoli e uno in arrivo, del modo in cui ha affrontato tutto questo educando i suoi figli in modo che non cadessero anche loro vittime dell’odio e della violenza, la dignità con cui ha affrontato non solo i processi ma anche tutto il resto: le chiacchiere che non finirono certo con al morte del commissario, le accuse da parte di pseudo intellettuali della sinistra di aver avuto dei soldi dallo Stato , e altre amenità simili che solo certe persone meschine possono tirare fuori…Il suo cammino e impegno per costruire una vita comunque serena per sé e i suoi figli.
Mi ha colpito il racconto della figlia di Antonio Custra, che ancora oggi soffre per la morte del padre che non ha mai conosciuto, la cui madre non si è più ripresa dalla tragedia che l’ha colpita, che lo Stato ha aiutato solo dandole un lavoro come spazzina all’inizio della sua carriera lavorativa ( mentre invece ricordiamo che tutti quegli assassini sono professori, giornalisti “ intellettuali”lavorano in prestigiose biblioteche, alcuni sono addirittura parlamentari….bello eh?!)..ma ci sono anche le storie di altri, di persone diverse come cultura, provenienza, accomunate solo dall’aver persone uno dei propri cari in quei terribili anni. Mi ha colpito soprattutto la frase espressa da una delle persone intervistate, quando dice che il famoso “fine pena: mai” di cui i terroristi si lamentano spesso sono stati loro in realtà ad applicarlo alle vittime e alle famiglie, il cui dolore davvero non finirà mai.
Un libro che consiglio di leggere di tutto cuore,e il cui messaggio non si può certo descrivere in queste poche righe.




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