venerdì 9 marzo 2012

La custode di mia sorella, di Jodi Picault

titolo originale: My sister’s keeper

Anna Fitzgerald ha undici anni e la sua vita è stato un continuo andirivieni dagli ospedali, dove ha subito trattamenti dolorosissimi; però la malata non è Anna ma sua sorella Kate, di diciassette anni), affetta da una grave forma di leucemia sin da piccola.I loro genitori hanno concepito Anna in provetta per usarla come donatrice compatibile in caso di qualsiasi bisogno, ma quando le viene imposto di donare un rene alla sorella Anna si ribella e si rivolge a un avvocato, Campbell Alexander, per far valere i diritti sul proprio corpo; la bambina fa causa ai genitori e la madre Sara, ex avvocato, decide di difendersi da sola…


Ho letto questo romanzo per la prima volta nel 2005, appena uscito: e devo dire che mi ha talmente sconvolto che ho dovuto interrompere per un po’ la lettura prima di riprenderla. L’ho riletto quest’anno in occasione dell’uscita del film omonimo, e devo dire che ha suscitato in me le stesse emozioni, perplessità e interrogativi della prima volta.
Tant’è vero che mi stupisco che su questo libro e sul film omonimo non siano sorti i soliti dibattiti etici…forse perché è un tema che si preferisce ignorare!Ma da quando l’ho letto la prima volta, ora tutte le volte che sento decantare come una conquista della scienza il fatto che un bambino sia stato concepito in provetta appositamente per salvare un fratellino malato, mi prende l’angoscia: come sarà al vita di questi due bambini?L’ultimo nato sarà considerato dai genitori figlio a tutti gli effetti o solo una macchina per donare “pezzi di ricambio”?Si sentirà in colpa per tutta la vita per essere quello sano?si sentirà costretto all’andirivieni ospedaliero cui lo sottopongono anche da grande?Riuscirà a vedersi come persona a tutti gli effetti staccata dal fratello o vedrà la sua vita solo in funzione di quella del malato?
E il fratello malato si sentirà per sempre in debito con lui?si sentirà in colpa aver sottoposto il fratello ai suoi stessi trattamenti anche se non era malato?
Purtroppo sono interrogativi molto seri, come dimostra questo libro. Anna, la nostra protagonista(il cui vero nome è, significativamente, Andromeda:cioè la principessa greca che venne offerta in sacrificio per placare un mostro marino) appare da subito piuttosto disincantata, seppur con la sua ingenuità di tredicenne, nei confronti della vita e della famiglia. Anna sa esattamente perché è nata:lo scopo della sua nascita era infatti “usarla”(inizialmente solo per donare il midollo contenuto nel cordone ombelicale)per curare la sorella maggiore Kate, affetta da leucemia dall’età di tre anni.
Anna non si è mai ribellata a questo stato di cose, ma quando i genitori vogliono imporle di donare un rene alla sorella decide di rivolgersi a un famoso avvocato, Campbell Alexander, perché si rende conto di non essere una macchina di pezzi di ricambio.E’ una persona anche lei, e vuole che anche gli altri le riconoscano questo diritto.
Sembra davvero che in casa nessuno, a parte il fratello, si accorga di questa evidentissima cosa; solo il padre fa qualche sforzo per capire Anna e aiutarla, anche a costo di sacrificare il rapporto con la moglie, del resto già provato dalla malattia della figlia.
La storia è narrata attraverso i vari personaggi, ogni capitolo corrisponde a un personaggio diverso; veniamo così a conoscenza di pensieri, emozioni, sofferenze, lotte e del passato della famiglia Fitzgerald e anche di Campbell e Julia, rispettivamente l’avvocato e il tutore di Anna. Questa storia cambierà ognuno di loro, e il tragico e inaspettato finale(la parte forse più sconvolgente) li unirà, in qualche modo, nel tempo.
Mi ha particolarmente commosso il rapporto tra Anna e Kate, due sorelle normalissime, al di là della loro situazione: un giorno litigano per un rossetto e il giorno dopo sono in ospedale per le donazioni….un rapporto di affetto e complicità molto forte, con in mezzo pure le problematiche di ogni adolescente(compreso, per Kate, uno struggente primo amore vissuto e finito tra le corsie dell’ospedale, nonostante tutto…).
Questa recensio è molto parziale e termina qui,perché è un libro che davvero significa molto, e ogni parola di troppo sarebbe riduttiva e potrebbe sminuirlo.Dico solo che vale la pena leggerlo, a costo di sopportare una forte emozione come è successo a me.
Da questo romanzo è stato tratto l'omonimo film di Nick Cassavetes del 2009, con Cameron Diaz, Sofia Vassilieva, Alec Baldwin e Abigail Breslin.

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