sabato 3 marzo 2012

Il fasciocomunista, di Antonio Pennacchi

Anno di pubblicazione:

Ambientazione: Italia, dagli anni'50 agli anni '70

Accio Benassi, il protagonista, quando comincia la narrazione ha 12 anni ed è appena uscito dal seminario. E’ di Latina e proviene da una numerosa famiglia operaia, con madre manesca e autoritaria e padre appassionato dell’opera lirica (i figli hanno tutti nomi di personaggi delle opere). Gli anni ’60 e ’70 scorrono nel racconto di Accio, un ragazzo a suo modo ingenuo, idealista, sincero, incompreso ma anche attaccabrighe, goffo, rompiscatole: se nella vita familiare non si ritrova molto, si ritrova di più in quella sociale, dato che sin da ragazzino di iscrive all’ MSI condividendo (a modo suo) gli ideali del fascismo

Avendo da poco scoperto che uno dei mie film preferiti, MIO FRATELLO E’ FIGLIO UNICO di Daniele Lucchetti – con Elio Germano e Riccardo Scamarcio come protagonisti- è stato tratto da questo romanzo (di cui non conoscevo l’esistenza, né tantomeno conoscevo l’autore), non ho potuto fare a meno di procurarmelo per leggerlo subito; fantastico!
Nonostante il film sia abbastanza diverso dal film (e per alcuni aspetti forse migliore)- tanto che l’autore del romanzo ne ha preso le distanze- mi è piaciuto molto anche il libro, il migliore che abbia letto quest’anno, con l’unica pecca che, essendo narrato in prima persona, gli altri personaggi vengono visti solo attraverso gli occhi del protagonista, quando magari sarebbe stato meglio approfondire un po’ da un punto di vista più imparziale anche caratteri e azioni degli altri personaggi.
Accio si caratterizza come una specie di eroe solitario fin dal suo nome:è l’unico personaggio infatti (assieme al padre), di cui non si conosce il nome vero, ma solo il soprannome in dispregiativo. I fratelli Benassi infatti hanno tutti nomi di personaggi di opere liriche: Norma, Tosca, Otello, Manrico, Violetta e Mimì, solo di lui-il penultimo figlio- non sappiamo il nome.
Sappiamo però che i genitori, oltre ad avere la mania delle opere, non si curano molto di questo figlio: ambiscono a farlo diventare prete, ma quando Accio torna a casa (all’inizio del romanzo) è visto coem un peso, visto che sono in sette in una casa con due sole camere…per i genitori, inspiegabilmente, è quello che crea problemi, quello che dà fastidio, che rompe, e inizialmente non si capisce il perché, visto che caratteraccio a parte il ragazzino studia, d’estate va lavorare, porta i soldi a casa alla mamma, accetta perfino di essere iscritto a una scuola che non gli piace per permettere a Manrico, figlio prediletto della madre, di fare l’università. Nessuno lo ascolta o lo considera, è come se,guai a parte, fosse invisibile; e forse sotto sotto è proprio per questo che Accio diventa un combina guai. E’ un ragazzo fondamentalmente buono, che quando trova qualcuno disposto a dargli fiducia e un minimo di affetto e considerazione, lo segue senza esitare e dimostra di essere disposto a fare l’impossibile; col tempo certo andando avanti così la sua ribellione assume toni pericolosi e che sinceramente ho disapprovato, ma sotto si vede sempre la sostanza buona di cui il nostro eroe è fatto.
E’ una storia molto affollata, anzi diciamo sovraffollata- ad esempio, le due sorelle maggiori compaiono pochissimo, a che servono?- e quindi a mio avviso bene ha fatto il regista Daniele Lucchetti a ridurre i personaggi , soprattutto in famiglia, ai tre fratelli principali; in particolare evidente è la contrapposizione tra Accio, il figlio bistrattato, e Manrico, il figlio prediletto- soprattutto dalla madre, figura sanguigna e realistica ma speso odiosa per questo suo contrapporre apertamente i figli preferiti a quelli non preferiti- fratelli diversi per carattere, trattamento in famiglia, ideali, successi, e che per gran parte del libro non si incrociano nemmeno troppo; vivono insieme ma non condividono nulla se non gli spazi della casa, e se Accio è quello attaccabrighe,incompreso, sfortunato, bistrattato da tutti, Manrico è quello bello, affascinante, di successo in tutto ciò che fa, adorato dai genitori e da amici e conoscenti e dalle donne. Accio è il fascista e Manrico il comunista, ma le cose cominceranno a ribaltarsi dalla metà circa del romanzo, fino al drammatico epilogo, dove a mio avviso si capisce qual’era dei due quello davvero meritevole.
Gran parte della narrazione è dedicata soprattutto agli ideali politici di Accio (che nonostante sia fascista vive questa sua preferenza politica in modo ideale e, almeno inizialmente, molto igenuo) e alle sue difficoltà sentimentali; mi ha fatto davvero molta tenerezza vedere come si impegna per trovare una ragazza e non ci riesce, come viene snobbato dalla “figa di legno “di Milano che lo prende in giro per circa un anno, vedere come si sbatte letteralmente per trovare un suo posto nella vita senza riuscirci; del resto,mi ha colpito anche la totale assenza di dialogo fra i familiari, che parlano incasinati, ma non con un dialogo vero. Solo alla fine sembra che ci possa essere un’apertura perlomeno tra Accio e la madre, ma il racconto lì si interrompe.
Gli anni’60 e i primi ’70 scorrono nella narrazione messi sullo sfondo ma ben presenti, tra canzoni, vita quotidiana e comune, film, manifestazioni e scontri tra polizia e contestatori, e c’è anche un incontro del protagonista con Pasolini, al quale ispirerà un articolo sul giornale.
Da notare anche a costante presenza del viaggio (Accio viaggia per l’Italia in autostop per anni) come metafora del viaggio della vita; non per nulla il romanzo comincia e finisce con un viaggio.
Unico difetto, purtroppo, è la narrazione in prima persona, che consente certamente di avere una panoramica perfetta del carattere e della personalità del protagonista, ma purtroppo non consente altrettanto nei confronti degli altri personaggi; ed essendo così tanti ci sarebbe voluta una narrazione “super partes”.



30 GIORNI DI LIBRI:

3-  Il tuo personaggio preferito di un libro che hai letto: Alice di ALICE NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE di Lewis Carroll

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