sabato 31 marzo 2012

28) Un libro che farai leggere ai tuoi figli: non penso che miei eventuali figli scamperebbero a “Il giornalino di Gianburrasca” (per non ripetere i soliti tre noti....)

29) Un libro che devi ancora leggere: "La modista" di Andrea Vitali.

30) Un libro che ti ha commosso: “Eva dorme” di Francesca Melandri.

venerdì 30 marzo 2012

Come cenere nel vento, di Kathleen E. Woodiwiss



Titolo Originale: Ashes in the wind


Anno di Pubblicazione:
1979


Da un battello attraccato nel porto di New Orleans sbarca Al, un monello sfiducio e cencioso che subito viene aggredito da alcuni malintenzionati;le cose si metterebbero al peggio se in suo auto non intervenisse Cole Latimer un medico yankee che da subito lo prende in simpatia, nonostante i modi fin troppo bruschi e spicci con cui Al gli si rivolge,tanto da accompagnarlo di persona dai parenti con cui è venuto a vivere e da offrirgli un posto come inserviente nell’ospedale cittadino dove anche lui lavora.
Ciò che Cole non immagina, nonostante la frequentazione quotidiana sia all’ospedale che a casa ( che il medico frequenta in quanto affascinato dalla bella Roberta, cugina del ragazzo)è che sotto i panni sudici di Al si nasconde in realtà Alaina MacGaren, una giovane sudista che dopo aver perso casa e famiglia a causa della guerra è stata anche accusata di tradimento, e per sfuggire alla condanna è costretta a travestirsi così e a vivere con gli zii e la terribile cugina, la quale dopo qualche tempo fa credere a Cole di aver passato la notte insieme, costringendolo a sposarla. In realtà l’uomo, dopo essere stato aggredito e gettato nel fiume, era stato soccorso da Alaina,che l’aveva portato a casa e curato, e col quale aveva passato una nottata di passione, senza peraltro che lui la riconoscesse a causa dei postumi di una sbornia.
Non potendo rivelare nulla la ragazza lascia che sposi Roberta;il matrimonio si rivela un vero e proprio inferno a causa del carattere orribile ed egoista della sposa, in più dopo qualche tempo Cole scopre la vera identità di Al, riuscendo così a dare un volto alla sconosciuta il cui ricordo non l’ha mai abbandonato. Dopo innumerevoli peripezie e dopo la morte di Roberta Cole e Alaina si sposano, ma il loro matrimonio è inizialmente solo di facciata, apparentemente organizzato con lo scopo di proteggere Alaina dalle attenzioni indesiderate di Jacques Du Bonnè, un giocatore d’azzardo senza scrupoli deciso a farne la propria amante a qualsiasi costo.
La loro vita coniugale non inzia certo sotto i migliori auspici: nonostante l’evidente attrazione che provano l’uno per l’altra, i due giovani sono divisi dall’orgoglioso e ostinato carattere di Alaina, che credendo che sia stato il marito a proporre un simile accordo si sente insultata ( in realtà è stato suo zio, a insaputa di Cole),e dalla tendenza di Cole ad annegare i propri dispiaceri nell’alcool.Ma nonostante tutto l’amore e i desiderio che provano l’uno per l’altra è talmente forte che farà in modo di abbattere le corazze che i due si sono costruiti,così da poter finalmente dimenticare i guai del passato per costruire un felice futuro insieme…e in modo da risolvere i misteri che li circondano.


Leggendo il bellissimo e avventuroso romanzo della Woodiwiss il paragone più ovvio che il lettore è portato a fare è quello con VIA COL VENTO di Margaret Mitchell, non solo per l’ambientazione ( la Guerra Civile tra il Nord e il Sud degli Stati Uniti dAmerica), ma anche per le emozionanti avventure dei protagonisti e la loro tormentata storia d’amore.Ma le somiglianze si fermano qui.Mentre il romanzo della Mitchell ha un’impostazione più attenta alla Storia,narrando la crudezza della guerra e il difficile cammino intrapreso dal Sud per rinascere, COME CENERE NEL VENTO si concentra i più sulla storia del conflitto amoroso tra la sudista Alaina e il nordista Cole, che personalmente ho visto come un’allegoria ei rispettivi Paesi), tratteggiando due personaggi indimenticabili a cui il lettore non può non affezionarsi.
Alaina. bella, fiera e intraprendente ma anche incredibilmente ostinata e impulsiva, che combatte per la propria vita, la propria casa e infine anche il proprio amore;Cole serio,dedito al proprio dovere e tuttavia ancorato a quell’amore che prova per Alaina dalla prima notte passata insieme ancora prima di conoscerla e che combatte anche lui con coraggio la sua battaglia sia contro il dolore fisico e morale che lo attanaglia sia contro l’ostinazione di Alaina a non voler cedere all’amore e alla felicità cui entrambi anelano e che solo insieme possono trovare.
Il tutto in un susseguirsi di avventure che catturano e tengono viva l’attenzione del lettore grazie anche a vari espedienti:i vari travestimenti di Alaina, i misteriosi rumori che provengono dalla camera di Roberta in casa Latimer, le figure invisibili che si aggirano per casa e sembrano spiare la protagonista... insomma l’interesse per la risoluzione dei vari misteri tiene avvinto il lettore fino alla conclusione.
Qualche difetto si trova in alcuni particolari:per esempio possibile che Cole non solo non si accorga dei travestimenti di Alaina, ma non sospetti nulla nonostante stiano fianco a fianco per intere giornate?E poi l’episodio dell’ ex amante di Cole che mi è sembrato completa mente inutile,e la scena finale troppo simile al film REBECCA ,LA PRIMA MOGLIE….ma sono inezie in confronto a 600 stupende pagine di amore e avventura.

mercoledì 28 marzo 2012

Novità in libreria

 IL GIARDINO DEI RAGGI DI LUNA, di Sarah Addison Allen, EDIZIONE SONZOGNO.
Arrivata nella casa del nonno, l'intraprendente Emily si accorge ben presto che gli abitanti di Mullaby si guardano bene dall'aiutarla. Anzi, i vecchi conoscenti della madre sembrano volerla evitare, come se il suo nome fosse avvolto da un maleficio. E mentre Mullaby finge una vita tranquilla, Emily realizza che i misteri e le stranezze sono all'ordine del giorno - stanze dove la carta da parati cambia a seconda dell'umore di chi la guarda, un uomo gigante "così alto da riuscire a vedere ciò che accadrà domani", strani fasci di luce che spazzano i cortili a mezzanotte. E una bizzarra vicina, Julia, con le braccia piene di cicatrici, che sforna in continuazione biscotti davanti alla finestra spalancata. Come mai nessuno vuole rammentare gli anni della giovinezza della madre di Emily? E cos'è quella storia d'amore, di cui si parla a mezza voce, che ha spezzato il cuore e la vita di un giovane del paese? La verità non è quella che Emily si aspettava. Perché in quel paese di curiose stramberie, dove il tempo scorre più lentamente che in ogni altro luogo, la fortuna sorride a chi sa assaporare il lato magico della vita

 LA REGINA DI POMERANIA, di Andrea Camilleri, EDIZIONE SELLERIO.

Otto storie inedite di Camilleri, otto racconti perfetti che, come sempre, riescono a stupire, commuovere, emozionare, far ridere. Straordinari perché straordinarie sono le "le persone, anche le più normali, che ho osservato, notato, conosciuto". Attingono al serbatoio della memoria, vastissima, dell'autore, ma anche al suo senso del teatro e della storia, al suo comporre quel grande romanzo di Vigàta che Camileri ha progettato. Questa volta al centro della narrazione ci sono balli in maschera e presepi viventi, contrabbando di volpini e commerci di salgemma, testamenti con azzardati codicilli e matrimoni che si possono fare, fuitine maldestre, sfide tra gourmet del gelato. Teatro di questa umanità variegata sono spesso circoli e tavoli da gioco, salotti con tavolini a tre gambe pronti a richiamare gli spiriti, piazze e spiagge del sud della Sicilia. Accanto al riso, all'ironia pungente, allo scherzo, c'è spazio in queste storie pure per la riflessione amara, il momento di pietà, lo sguardo solidale. Perché Vigàta è popolata anche di poveracci costretti ad arrangiarsi, tutti però pieni di dignità e qualche volta baciati da una fortuna che ha qualcosa di magico.


 UNA RAGAZZA DA SPOSARE, di Madeline Wickham, EDIZIONE SPERLING & KUPFER.

A 18 anni, nel corso di una vacanza studio a Cambridge, la spensierata Milly accetta senza esitazioni di sposare un conoscente gay per permettergli di rimanere in Inghilterra e coronare così il suo sogno d'amore con un ragazzo. Come se fosse un gioco, ma è tutto vero, Milly si veste da sposa e posa con lui per le foto di rito. Dieci anni dopo quell'episodio ormai lontano e dimenticato, Milly è una ragazza molto diversa. È fidanzata con Simon che la adora e i due decidono di sposarsi con un matrimonio da favola, voluto soprattutto dall'insopportabile madre di lei, Olivia, anche perché Simon è davvero un ottimo partito. Nessuno sa del suo precedente matrimonio, quindi è come se non fosse mai accaduto, o no? Ma a soli quattro giorni dal fatidico sì il passato ritorna con prepotenza rischiando di rovinare la sua bella favola. Come fare con Simon? E soprattutto, come farà Milly a tenere a bada sua madre?


Nota : prosegue la pubblicazione dei romanzi di Sophie Kinsella firmati col suo vero nome e precedenti alla fama ottenuta con I LOVE SHOPPING.


 UNA MANO PIENA DI NUVOLE, di Jenny Wingfield, EDIZIONE GARZANTI.

Swan ha solo undici anni, ma non ha paura di niente. Non ha paura di dire quello che pensa, non ha paura di azzuffarsi con i suoi fratelli, non ha paura delle bugie. Ma soprattutto non ha paura di fare quello che le è proibito. Anzi, lo adora. Quando una sera d'estate decide di sgusciare fuori di casa, non immagina di certo che nel bosco si nasconda l'incontro che le cambierà per sempre la vita. Lui è Blade, un bambino tutto pelle e ossa, dall'aria timida e smarrita, gli occhi neri e fieri. È il figlio di un addestratore di cavalli, uomo torvo e brutale, temuto da tutto il paese. Per Blade quella ragazzina è l'unica via di salvezza. Ha bisogno di lei per fuggire dalla violenza. Swan decide di aiutarlo e di nasconderlo. Perché, al contrario di tutti gli abitanti del paese, lei non teme il padre di Blade. L'unico posto sicuro è la grande fattoria di famiglia vicino al negozio del nonno, la drogheria che non chiude mai e vende di tutto. Ma non sarà facile. Non solo perché la famiglia è stata appena sconvolta da una tragedia, ma anche perché troppi sono gli occhi attenti e curiosi dei parenti. Ma Swan non vuole lasciare andare la piccola mano di Blade. Ed è determinata a tenere il segreto. Un segreto che sancirà un'amicizia forte e tenera ma estremamente pericolosa. Perché forse, in quell'estate in cui finalmente sono fioriti i papaveri, tutto l'amore del mondo potrebbe non essere sufficiente a fermare l'atroce vendetta di un essere animato dal male.

 E QUALCOSA RIMANE, di Nicoletta Bortoloti, EDIZIONE GARZANTI.

Non ho bisogno del tuo amore". Sembra dire questo Viola, con gli anni di silenzio che l'hanno divisa dalla sorella Margherita, compagna di un'infanzia ormai troppo lontana. Un'infanzia di ginocchia sbucciate, risate e mille giochi inventati insieme per non vedere l'amore dei genitori sgretolarsi a poco a poco, nella Milano dei concerti di Vecchioni, delle canzoni di Ornella Vanoni e delle Feste dell'Unità, dove mamma e papà si baciavano, cantavano, litigavano e si baciavano ancora. Ma oggi, dopo tutti questi anni, Viola ritorna: la sorella più piccola, quella che non aveva mai paura del buio, che baciava gli sconosciuti e si innamorava del vento, libera e generosa di sé come Bocca di Rosa, è tornata per chiedere alla sorella più grande di passare un giorno al mare, loro due sole. Per raccontarle finalmente il segreto che l'ha tenuta così a lungo distante. E dimostrarle che un amore da lontano non è un amore da meno. Nicoletta Bortolotti racconta una storia di famiglia agrodolce e delica. La storia di un amore assoluto, e di un'infanzia che se n'è andata in punta di piedi, senza voltarsi ad aspettare.



Nota : Nicoletta Bortolotti racconta una storia di famiglia agrodolce e delica. La storia di un amore assoluto, e di un'infanzia che se n'è andata in punta di piedi, senza voltarsi ad aspettare.


 IL SENTIERO NASCOSTO DELLE ARANCE, di Ersi Sotiropolous, EDIZIONE  NEWTON & COMPTON.


Durante una calda estate greca, alla fine degli anni Novanta, si intrecciano le vite di quattro personaggi stravaganti e solitari, mossi dal desiderio di cambiare le proprie esistenze. Lia è una ragazza affetta da un misterioso virus che la sta consumando e vive reclusa in un ospedale di Atene, circondato da alberi di arance. Il suo unico contatto con il mondo esterno è il fratello Sid, schivo e poco socievole. Il suo peggior nemico, invece, è Sotiris, un infermiere che non perde occasione per maltrattarla, al punto da spingerla a tramare una vendetta. C’è poi Nina, una ragazzina ribelle, che sogna di fuggire dal villaggio di pescatori dove trascorre l’estate, un luogo in cui il tempo sembra non passare mai. Sarà proprio qui che la vedrà per la prima volta Sotiris, fatalmente attratto dalla sua bellezza. Le loro quattro strade, all’apparenza così distanti, potrebbero non incontrarsi mai. Eppure, al di là delle loro piccole manie, delle loro fragili volontà, qualcosa li accomuna e li lega: un insopprimibile bisogno d’amore

martedì 27 marzo 2012

Tatiana e Alexander, di Paullina Simmons

 
 
 
Titolo orignale:Tatiana and Alexander
 
 
Prima pubblicazione anno:  2003
 

Ambientazione:  Stati Uniti / Unione Sovietica, 1945-1948
 

Collegamenti con altri libri:  è il secondo romanzo della trilogia  TATIANA E ALEXANDER.
 

Dopo essere riuscita in modo rocambolesco a fuggire dalla Russia devastata dalla guerra, Tatiana arriva negli Stati Uniti dove dà alla luce Anthony, figlio suo e dell’amato Alexander, che lei crede morto in Russia. Nella nuova patria comincia per lei  la tanto agognata nuova vita: lavora come infermiera all’ospedale di Ellis Island ( dove è stata accolta la suo arrivo), fa nuove amicizie, abita in una vera casa tutta per sé e il figlio…insomma la vita all’insegna della libertà e della pace che tanto sognava quando in patria divideva due stanze con la sua numerosa famiglia, sotto il regime staliniano.
Nonostante tutto la sua felicità è ora incompleta : della sau famiglia lei è l’unica rimasta, non ha nemmeno più il suo grande amore…la sofferenza per questo l’attanaglia, anche se deve farsi forza per  il figlioletto. Ma in un angolino del suo cuore e della sua mente un dubbio si insinua atroce: e se in realtà non fosse tutto finito? Se Alexander non fosse davvero morto? Se la realtà fosse diversa da quella che tutti credono? Il suo cuore le dice che è impossibile che un grande amore finisca così…e infatti senza saperlo Tania ha ragione: Alexander in realtà non è morto, ma si trova prigioniero in Russia della terribile polizia staliniana, in  attesa che venga eseguita la condanna a morte stabilita dal tribunale per tradimento e spionaggio.
Il dubbio di Tatiana diventa una certezza e la giovane donna decide di tornare in Russia a cercare il marito…
 
 
Il secondo, attesissimo capitolo della  serie creata da Paullina  Simmons non delude le aspettative che tanto aveva creato IL CAVALIERE D’INVERNO : è un romanzo che, pur mantenendo le stesse caratteristiche narrative e non modificando la natura dei personaggi, ci fa percepire che il clima è cambiato completamente. C’è la pace e Tatiana comincia una nuova vita che prima non avrebbe nemmeno immaginato, piena di lavoro, ma anche di amicizie, di soddisfazioni, di affetti: la serenità che le dà questo tipo di vita convive col dolore atroce che il ricordo di tutto ciò che ha perso le porta. Tatiana in questo romanzo è più matura, resa forte dalle terribili prove cui la guerra l’ha sottoposta, dalla fuga in America e dal fatto di essere diventata mamma, al tempo stesso manifesta la sua fragilità nel ricordare continuamente l’amato Shura, i momenti indimenticabili trascorsi insieme, l’amore grandissimo che li ha uniti; ed è proprio la fede in questo amore uno dei punti di forza di questo personaggio, ed  è anche il motore della vicenda ( un po’ un terzo protagonista). E’ grazie a lui che Tania trova il coraggio di dare di nuovo una svolta alla sua vita andando a cercare Shura, così come lui l’aveva cercata a Lazarevo nel primo libro, alla fine dell’assedio.
La parte che riguarda Alexander è un poco ripetitiva: nel corso della storia l’uomo rivede tutta la sua vita attraverso vari flashback ( veniamo così a scoprire tutta la storia  dei suoi genitori e le scelte che hanno preceduto  la storia narrata nel primo libro), ma capiamo andando avanti nella lettura che le dure esperienze attraversate hanno provato anche lui: ora è un uomo maturo, consapevole della sofferenza della vita, e tormentato dai ricordi del suo amore fortissimo, dal non sapere cosa ne sia stato di Tania e del bambino. Insomma non lo ritroviamo cosi stravolto, ma con punte di sofferenza e carattere che aggiungono qualcosa in più al  personaggio.
Come detto la storia si compone di vari flashback, oltre a riprendere alcune situazioni già proprie del primo libro. Lungi dall’essere ripetitivo però questo romanzo ci permette, oltre che di ritrovare dei personaggi amatissimi, di  vedere una bellissima storia d’amore crescere superando ostacoli dolorosi. Personalmente trovo che sia un libro di speranza.
Nota bene: le prime edizioni del romanzo pubblicate da Sonzogno contengono un capitolo finale che anticipa la trama di IL GIARDINO D’ESTATE ( THE SUMMER GARDEN), il terzo capitolo della serie. Nelle edizioni successive questo capitolo è stato eliminato,infatti all’epoca delle prime edizioni l’autrice non aveva ancora deciso di scrivere un terzo libro.
 
 
 
30 GIORNI DI LIBRI:
 

26) Un libro che conosci da sempre: “Cuore” di Edmondo de Amicis.

27) Un libro che vorresti aver scritto: “-Divise forate" di Alessandro Placidi.

domenica 25 marzo 2012

Tre metri sopra il cielo, di Federico Moccia



Anno: 1992
Ambientazione: Roma, 2004

Collegamento con altri romanzi:
il romanzo ha un seguito, HO VOGLIA DI TE.

Nella Roma dei giorni nostri si incontrano e s’innamorano Babi, classica adolescente di buona famiglia tutta casa, scuola e amiche, e Step, adolescente teppistello patito di corse in moto e con grossi problemi in famiglia. Nonostante la diversità (o forse proprio per questo), i due si innamorano e vivono una breve ma intensa storia d’amore che aiuterà entrambi a crescere e maturare.

Ognuno ha i suoi scheletri nell’armadio, di qualsiasi tipo si tratti: affettivi, lavorativi, musicali… e anche librari. Anche la sottoscritta ne ha uno, di cui a dire la verità non si vergogna nemmeno un po’.
Scommetto che molti di voi lettori appena vedranno il titolo della nuova recensione, reagiranno nei seguenti modi:

1- Spegneranno il Pc inorriditi;
2- Penseranno: “Povera Tiziana, deve esserle successo qualcosa, tipo un vaso cadutole in testa mentre passava sotto una finestra, o un grave trauma, è stata investita per la terza volta, insomma qualcosa che l’ha fatta impazzire all’improvviso!”;
3- Facendo uno sforzo (piccolo o grande a seconda dei casi) proseguiranno nella lettura.
Ringrazio quindi chiunque sceglierà la terza opzione!


Questo romanzo venne scritto nel 1992 dall’allora giovanissimo e sconosciuto Federico Moccia, che però fatica a trovare una casa editrice disposta a pubblicarlo e quindi lo pubblica a sue spese con una piccola casa editrice , “Il Ventaglio”, in pochissime copie.
Ma quelle pochissime copie non solo vengono vendute tutte, ma cominciano a diffondersi nei licei di Roma tramite fotocopie, diventando pian piano un fenomeno tra gli adolescenti della capitale; tanto che nel 2004 un regista ne realizza un film, che ha un enorme successo (protagonisti Riccardo Scamarcio e Katy Saunders). Ragion per cui la casa editrice Feltrinelli decide finalmente di pubblicare il romanzo originale, che a distanza di tanti anni riscuote di nuovo un grandissimo successo diventando un cult tra i ragazzi degli anni 2000 come lo era diventato per quelli degli anni ’90. Il resto è noto…

Siccome nel 2004 la sottoscritta aveva una sorella adolescente che rimase contaminata dalla “3MSC mania”, mi sono tolta la curiosità di leggere il libro più amato dagli adolescenti italiani degli ultimi anni: premetto che avevo già visto sia il film tratto dal romanzo, sia il seguito (HO VOGLIA DI TE), quindi non mi accostavo a scatola chiusa alla lettura del libro… Devo dire che chi critica a priori il romanzo secondo me sbaglia: prima di tutto bisognerebbe considerare che non è certo un libro con pretese letterarie, ma solo una storia di adolescenti come tanti, raccontata da chi all’epoca era poco più grande di loro.
Di certo, Moccia non scrive affatto bene; non sopporto quel continuo interrompere una frase per cominciarne subito un’altra, uso della punteggiatura zero; questo particolare mi ha molto disturbato durante la lettura.
Inoltre c’è da dire che i personaggi sono spesso tagliati con l’accetta: il teppista, la ragazza di buona famiglia, il padre represso, la madre repressa e rompiscatole, la prof stronza, la sorellina immatura (io direi proprio scema!); e - dulcis in fundo - è vero che i giovanissimi si chiamano spesso con diminutivi o nomignoli, ma possibile che in questo romanzo non ce ne sia uno con un nome normale (a parte  Daniela, la sorella di Babi, veniamo a sapere del solo Step solo perchè il fratello lo chiama col suo vero nome Stefano)?!

Ma - scusate se confesso questa mia debolezza - leggendolo ho capito perché i ragazzi si sono così appassionati, al di là degli evidenti difetti del libro: è una storia semplice e gradevole ma scritta col cuore, che parla ai ragazzi di loro, del loro mondo e dei loro sentimenti. Una storia in cui per loro è facile rispecchiarsi, anche perché viene evidenziato in modo particolare l’importanza dell’amicizia a quell’età, del migliore amico o migliore amica a cui raccontare tutto (in questo caso, le parti affidate ai personaggi di Pollo e Pallina) e la cui amicizia sembra sempre eterna, così come sembra eterno l’amore. L’autore dimostra di conoscere molto bene gli adolescenti e il loro mondo (anche se chiaramente non si può definirlo rappresentate dell’intero genere), e certamente sa creare empatia con i lettori più giovani.
Probabilmente, se fosse stato scritto ai miei tempi, sarei rientrata nel novero di fan del romanzo,anche se non dello scrittore.

Babi e Step sono simpatici, dolci, fanno tenerezza anche quando sbagliano (a me personalmente hanno fatto venire una gran voglia di abbracciarli!), anche quando i loro difetti rischiano di annoiare o allontanare il lettore da loro; la loro storia ha un certo sapore nostalgico che ricorda il primo amore (o forse sono io che ho avuto questa impressione) e la profondità e bellezza con cui è stato vissuto, anche se a tratti appare improbabile per via di alcuni elementi che secondo me cozzano fra di loro: per esempio, inizialmente Step non è certo gentile con Babi, e nemmeno amichevole… come fa a esserne attratta? Sarà semplicemente il fascino del “ribelle senza causa”? O avrà visto sotto qualcosa di cui nemmeno l’autore si è accorto? Bah… del resto, il personaggio un pochino discutibile lo è: non studia, non lavora, vive alle spalle del fratello commercialista che considera uno sfigato (e che lo mantiene, e che mantiene  si presume  la costosa moto che è la seconda grande passione di Step dopo Babi), ricatta la professoressa di Babi rapendole il cane per assicurarsi che l’amata venga ammessa alla maturità… difettucci dei quali non si rende conto nemmeno quando gli vengono detti in faccia da Babi e contribuiranno non poco alla fine della storia. Del resto, che teppista sarebbe altrimenti?
Se non altro però almeno verso la fine un cambio di atteggiamento si nota, almeno nei confronti del fratello (ma la cosa è più visibile nel film). Inoltre, penso si possa dire che Step sentimentalmente sia quello più coinvolto dalla storia, quello che dona di più il cuore; Babi mi ha dato l'impressione di essere più leggerina e superficiale in molti punti, anche se di poco.

Non sarà un capolavoro della letteratura italiana, di certo però non è completamente da buttare;  il romanzo è carino da leggere e nonostante le perplessità iniziali, il cambiamento psicologico dei due personaggi principali è tangibile e la storia è raccontata in modo coinvolgente.
Ammettiamolo: chi ha 18 anni non ha sognato almeno una volta una storia così? Senza voler fare polemica, credo che a volte accostarsi a libri di questo tipo ricordando come eravamo aiuterebbe a formulare critiche e giudizi più obiettivi... soprattutto se come penso sia successo molto spesso  in questo caso  si critica senza aver letto il libro. Probabilmente vi stupireste se vi dicessi che, almeno riguardo a quest'ultimo punto, il Moccia ha subìto lo stesso trattamento riservato al nostro genere preferito... ma questo è un'altro discorso.
24) Il libro che ti fa fuggire dal mondo:ancora LA LUNA SULLA BRUGHIERA.

25) Un libro che hai scoperto da poco: “Divise forate” di Alessandro Placidi

venerdì 23 marzo 2012

23) Un libro che credevi fosse come la gente ne parlava e invece sei rimasta o delusa o colpita.
Ne ho uno per entrambe le categorie: “Tre metri sopra il cielo” di Federico Moccia, demonizzato dai più ma che a me è piaciuto;” Sulla strada” di Jack Kerouac, universalmente considerato un capolavoro e che io ho trovato molto brutto.

giovedì 22 marzo 2012

22) Un libro che hai letto da piccola. “la Piccola Principessa” di Frances Hogdson Burnett.

mercoledì 21 marzo 2012

Spingendo la notte più in là, di Mario Calabresi

Il 17 maggio 1972 il commissario Luigi Calabresispingendo_notte_mario_calab fu assassinato da un commando di terroristi di Lotta Continua ( Ovidio Bompressi e Leonardo Marino) che gli spararono alle spalle. Già da tempo il commissario era stato fatto oggetto di una feroce campagna d’odio fomentata da militanti e “intellettuali” di sinistra ( comprendente tra l’altro un “appello” firmato da molti personaggi famosi comunisti dell’epoca, in cui si chiedeva a gran voce una severa punizione per il commissario) che lo ritenevano ( erroneamente)responsabile della morte di Luigi Pinelli, l’anarchico caduto da una finestra durante un interrogatorio riguardante la strage di Piazza Fontana.
In questo libro Mario Calabresi, figlio maggiore del commissario ucciso, racconta la storia della sua famiglia, soprattutto dopo quel terribile evento, che sua madre Gemma si trovò ad affrontare con due figli piccoli e uno in arrivo. E’ il toccante racconto di una famiglia vittima da sempre dell’odio facinoroso dei comunisti dell’epoca, di quanto hanno sofferto privatamente e pubblicamente ( con i processi e tutto il resto),e purtroppo non da soli: nel libro vengono narrate anche storie di altre vittime del terrorismo attraverso figli e parenti, come il poliziotto Antonio Custra, il giudice Emilio Alessandrini,il professor Luigi Marangoni e altri). Per non dimenticare chi è stato veramente,e a volte lo è ancora, vittima di quegli anni e di certe ideologie, come invece pare abbia fatto lo Stato ( mia opinione personale…). E che ha pagato in prima persona.





Il periodo degli “anni di piombo” è sempre stato uno dei miei favoriti, storicamente parlando; ho sempre cercato disperatamente di capire ( e confesso di non esserci mai riuscita) che cosa ha portato, in quegli anni che in sé non erano certo di guerra, gran parte della gioventù dell’epoca, che veniva da un periodo felice come quello del boom economico, a convincersi di vivere sotto una dittatura che andava combattuta a tutti i costi, soprattutto eliminando fisicamente chi non la pensava come loro ( sia a destra che a sinistra), e scatenando una vera e propria guerra contro lo Stato e i suoi rappresentanti come politici, giudici, poliziotti e carabinieri.
Il libro di Mario Calabresi dà finalmente voce alle vittime di queste assurde ideologie, e ai loro familiari ovviamente che più di tutti hanno pagato( e pagano ancora), partendo dalla personale storia della sua famiglia; uan famiglia borghese come tante, ma sicuramente composta da due persone con valori autentici , che hanno applicato nella loro vita quotidiana. In particolare mi ha colpito la figura della moglie di Calabresi, Gemma, rimasta sola con due bimbi piccoli e uno in arrivo, del modo in cui ha affrontato tutto questo educando i suoi figli in modo che non cadessero anche loro vittime dell’odio e della violenza, la dignità con cui ha affrontato non solo i processi ma anche tutto il resto: le chiacchiere che non finirono certo con al morte del commissario, le accuse da parte di pseudo intellettuali della sinistra di aver avuto dei soldi dallo Stato , e altre amenità simili che solo certe persone meschine possono tirare fuori…Il suo cammino e impegno per costruire una vita comunque serena per sé e i suoi figli.
Mi ha colpito il racconto della figlia di Antonio Custra, che ancora oggi soffre per la morte del padre che non ha mai conosciuto, la cui madre non si è più ripresa dalla tragedia che l’ha colpita, che lo Stato ha aiutato solo dandole un lavoro come spazzina all’inizio della sua carriera lavorativa ( mentre invece ricordiamo che tutti quegli assassini sono professori, giornalisti “ intellettuali”lavorano in prestigiose biblioteche, alcuni sono addirittura parlamentari….bello eh?!)..ma ci sono anche le storie di altri, di persone diverse come cultura, provenienza, accomunate solo dall’aver persone uno dei propri cari in quei terribili anni. Mi ha colpito soprattutto la frase espressa da una delle persone intervistate, quando dice che il famoso “fine pena: mai” di cui i terroristi si lamentano spesso sono stati loro in realtà ad applicarlo alle vittime e alle famiglie, il cui dolore davvero non finirà mai.
Un libro che consiglio di leggere di tutto cuore,e il cui messaggio non si può certo descrivere in queste poche righe.




20) Un libro dove hai ritrovato un personaggio che ti rappresentasse.
21) Un libro che ti ha consigliato una persona importante per te.

Passo, stavolta non ho risposto ad entrambi i quesiti.

lunedì 19 marzo 2012

Il fantasma dell'Opera, di Gaston Leraux




Nella Parigi di fine ‘800, L’Opera vive il suo momento di maggior popolarità, grazie anche alla leggenda del cossi detto “Fantasma dell’Opera”, un misterioso individuo che appoggia le opere e i direttori a lui congeniali, ma non esita a usare ogni mezzo per ostacolare chi non gli paice.
In realtà il fantasma esiste davvero ed è Erick, un geniale musicista nato col volto sfigurato che vive nei sotterranei del teatro e indossa una maschera per nascondere la sua deformità. Egli si innamora di Christine, una giovane allieva, e sempre rimanendo nell’ombra coi suoi consigli la segue fino al momento in cui sarà pronta per debuttare, ottenendo grande successo. Ma Christine si innamora, ricambiata, del visconte Raoul; Erik le si rivela per tentare di conquistarla, ma quando lei sceglie Raoul la rabbia e il dolore trasformeranno il fantasma in un persecutore…




Il romanzo è uno dei capolavori del genere “feuilleton”, di cui i francesi furono maestri(basti pensare a Victor Hugo, Eugene Sue, i due Dumas padre e figlio), e solitamente è collocato anche nel genere “horror” per via delle atmosfere cupe e tenebrose cui si rifà molto spesso e che a sua volta crea.
L’autore elaborando questa storia, unisce due delle sue passioni, il teatro e la musica, mentre la sua preparazione legale e la sua esperienza come giornalista lo rendono un poliziesco originale, che coniuga elementi gialli a horror e amore.
Il risultato è un romanzo affascinante e coinvolgente, incentrato sulla figura di Erik, musicista geniale e nato con la testa di teschio, dal passato violento, che sa fare praticamente tutto, tant’è vero che la propria dimora nei sotterranei dell’Opera l’ha costruita lui stesso, e in modo che nessuno possa raggiungerla.
Un personaggio crudele, sofferto e passionale, che catalizza completamente l’attenzione…a scapito degli altri due protagonisti: Christine, l’oggetto del suo amore, la sua musa ispiratrice, una ragazza giovane e ingenua, simbolo probabilmente della purezza che contrasta con le tenebre simboleggiate da Erik; e Raoul, il fidanzatino, che certamente è meno scipito di come appare nelle versioni cinematografiche.
E’ un ragazzo timido e ingenuo anche lui, però al momento giusto tira fuori gli artigli e combatte con le unghie e con i denti per salvare la sua amata, vincendo alla fine.
E’ davvero un bel romanzo, lo consiglio vivamente agli amanti del genere e a tutti quelli che hanno visto i vari film tratti, perché il confronto tra l’opera letteraria e quella cinematografica è molto interessante.
Da questo libro sono stati tratti molti film, il libro infatti risulta tra quelli che più hanno avuto trsposzioni al cinema, sin dall’epoca del muto. Eccone alcuni:

- IL FANTASMA DELL’OPERA( 1925), con Lon Chaney nei panni di Erik: Una version decisamente horror, un classico del cinema muto;
- IL FANTASMA DEL PALCOSCENICO di Brian de Palma (1962);
- IL FANTASMA DELL’OPERA, di Tony Richardson (1992);
- IL FANTASMA DELL’OPERA , di Dario Argento(1998);
- IL FANTASMA DELL’OPERA, di Joel Schumacher( 2004).
Quest’ultimo film è la trasposizione cinematografica del famosissimo musical di Andrew Lloyd Webber.

19) Un libro il cui film ti ha deluso: “I love shopping”

domenica 18 marzo 2012

18) Il primo libro che hai letto. “Taron e la pentola magica”, edizione Disney.

sabato 17 marzo 2012

Un marito per Regina, di Roberta Ciuffi


Anno: 2009

Ambientazione: Italia, 1865

I membri della famiglia Fleres sono tutti, chi più chi meno, persone eccentriche e soprattutto romantiche: nella loro famiglia i sentimenti vengono vissuti in modo estremo, in particolare l’amore.
Non fa eccezione Babetta, la giovane nipote sedicenne dei Fleres, la quale dopo una breve vacanza torna a casa presentando ai parenti l’amore della sua vita: David Balestreri, un vedovo con un figlio dodicenne, un aspetto ombroso e modi altrettanto bruschi, ragion per cui viene prontamente soprannominato Barbablù dalla zia Regina.
La zia Regina è l’invisibile zitella di famiglia, la zia a cui tutti vogliono bene ma che viene lasciata sempre un po’ in ombra, anche per rispetto (almeno nelle intenzioni dei familiari) del suo lutto: anni prima era infatti fidanzata con un tenente che era morto in battaglia. Così tutti credono che Regina viva nel suo ricordo che non abbia alcuna intenzione di rifarsi una vita.
In realtà così non è, e sarà proprio la tranquilla Regina a ritrovarsi coinvolta in un piccolo scandalo assieme al fidanzato della nipote; i due infatti si lasciano andare ad una improbabile e impensata - fino ad allora - attrazione, e sono così costretti ad un matrimonio riparatore, che in realtà non dispiace a nessuno dei due…

Il simpatico modo con cui, in una nota alla fin del libro, Roberta Ciuffi descrive il modo in cui è nato questo romanzo è perfettamente in linea con tutto la storia.

L’eccentrica famiglia Fleres non può non colpire immediatamente l’attenzione del lettore: un’intera famiglia che vive i sentimenti molto al di sopra delle righe e in modo estremo: l’amore è amore alla follia, l’odio odio alla follia e il dolore per la fine di un amore deve essere eterno. Non c’è scampo, e va da sè che questo atteggiamento (come già si legge nel prologo) non è sempre positivo; se da un lato è giusto che ognuno abbia la possibilità di scegliere il proprio compagno/a senza che gli venga imposto dai genitori (come spesso accadeva all’epoca), dall’altro l’esasperazione dei sentimenti denota una chiusura totale tanto quanto la loro negazione.
Difatti è questo che succede a Regina, la protagonista della storia: pur vivendo in una famiglia dove i matrimoni d’amore sono la regola, e dove si vive in armonia e affetto, essa dopo la morte del fidanzato è stata praticamente costretta al ruolo di vedova proprio dai familiari, che non rendendosene conto per anni la relegano al ruolo di zia zitella e sofferente per amore, soffocando le sue legittime aspirazioni a voltare pagina, E mentre tutti considerano la cosa davvero molto romantica e degna di un grande amore, non possiamo non vedere come in realtà sia una cosa molto triste, malinconica… proprio come appare inizialmente il personaggio di Regina al lettore. Non facciamo fatica ad intuire subito che dietro questa donna così tranquilla, a tratti dimessa si nasconde invece ben altro; proseguendo con la storia, Regina diventa il personaggio forte, che sa tenere testa a un marito “temibile” (ma solo in apparenza), riesce a creare un rapporto di affetto col figliastro aiutandolo a risolvere le sue insicurezze e tiene anche testa al redivivo ex fidanzato che la ricatta. Tutto ciò senza cadere nella banale e purtroppo sempre in agguato scelta che molte autrici fanno di affibbiare alle loro eroine ottocentesche comportamenti o pensieri tipici delle donne moderne, creando una nota stonata non poco fastidiosa. Brava!
Il protagonista maschile, David, è il tipico bello tenebroso e appassionato che nasconde una profonda sofferenza ma che inizialmente proprio per il suo atteggiamento scostante e altezzoso viene incompreso da tutti; va da sé che anche lui trarrà benefici insperati dall’amore con Regina.
Ma a dire la verità la coppia che ho preferito è quella secondaria formata dai due giovanissimi Stefano e Babetta; lui impiegato di David, che proviene da una famiglia povera e con un fratellino malato, ma felice( e non ho potuto notare il contrasto tra questa famiglia e quella dei Balestrieri, ricchi e senza grandi problemi ma infelici e silenziosi), lei ragazza schiocchina, svenevole e viziata ma non cattiva: due personaggi freschi, gioiosi e simpatici, che alleggeriscono notevolmente l’atmosfera malinconica che aleggia attorno alla coppia David- Regina, creando un simpatico diversivo.
Allo stesso modo rimangono impressi i diversi membri dei Fleres, molto ben caratterizzati anche quando appaiono poco. Certo che comunque, anche una famiglia così affettuosa e sopra le righe deve essere non poco impegnativa, povera Regina!

15) Apri il primo libro che ti capita tra le mani ad una pagina a caso e inserisci la foto e la prima frase che ti salta agli occhi:
“Fossi John Elkann sarei contento d'essere stato svillanneggiato, un volta ancora, dall'ex direttore generale della sua Juventus: la consideri una medaglia al valore"
Da "Eurointerismi" di Beppe Severgnini.

16) La tua copertina preferita: “Charlotte” di Amanda Quick

Il cavaliere d'inverno, di Paullina Simmons

Titolo Originale: The bronze horseman

Anno di pubblicazione: 2001

Ambientazione: Leningrado, 1943

Collegamenti con altri romanzi: é il rpimo romanzo della trilogia TATIANA E ALEXANDER, così composta:


- Il cavaliere d'inverno (2001);
- Tatiana e Alexander (2003);
- Il giardino d'estate (2007)


Tatiana Metanov vive, come la maggior parte dei russi, in una situazione di grande povertà, dividendo due stanze con la numerosa famiglia.Nonostante la giovane età ( 17 anni) nella sua vita ha conosciuto pochissime gioie e molte privazioni, fino a quando, in uno dei rari momenti di svago, conosce Alexander, un ufficiale dell’Armata Rossa, col quale è letteralmente colpo di fulmine ancora prima di conoscersi! Purtroppo i suoi sogni di felicità sono destinati a infrangersi subito:presto scopre che Alexander è il misterioso ragazzo di sua sorella Dasha.I due giovani nonostante l’evidente attrazione decidono tacitamente di troncare questo legame ancor prima di nascere,perché è evidente che causerebbe troppa sofferenza,e Tatiana non accetterebbe mai di causare un così grande dolore alla sua amatissima sorella.Oltretutto sembra proprio che non ci sia tempo per l’amore:Hitler invade la Russia , il Paese entra in guerra e le cose peggiorano notevolmente:il fratello di Tania e Dasha come molti giovani viene mandato al fronte e presto dato per morto,Tania comincia a lavorare duramente come operaia, la povertà aumenta sempre più….Nonostante ciò, e nonostante i buoni propositi, il legame tra Tania e Alexander aumenta d’intensità ogni giorno di più: i due si amano di un amore autentico e profondo, che nonostante le difficoltà ( oltre alla sorella Dasha e alla guerra, le meschine manovrazioni di Dimitri, un falso amico di Alexander attratto da Tania)non cessa di esistere e si rafforza, anche se i due innamorati sono sempre più decisi a negarsi ogni possibilità di felicità per rispetto a Dasha; si accontentano di qualche momento rubato e del sentimento in sé.Poi anche Alexander viene richiamato al fronte, e quasi contemporaneamente arriva il terribile inverno russo:ormai il Paese è allo sbando e il freddo e la povertà decimano la popolazione.Tra le vittime l’intera famiglia di Tatiana, compresa Dasha. Distrutta dal dolore, Tania trova rifugio presso alcuni parenti a Lazarevo, un paesino immerso nei boschi, una piccola oasi dove la guerra non è arrivata;qui la raggiunge Alexander,che mandato in licenza ha saputo ciò che è accaduto, e ora che più nessun ostacolo si frappone tra loro, si lasciano finalmente andare vivendo il loro amore alla luce del sole, sposandosi e passando un breve periodo idilliaco di felicità assoluta.
Ma purtroppo la guerra continua ,e le difficoltà dei due innamorati sono appena iniziate.

Quando ho letto la prima volta il romanzo di Paullina Simmons era l’ottobre del 2001, un’amica me l’aveva regalato per il compleanno.Leggendo la trama ero piuttosto scettica:in genere le storie ambientate in Russia non mi piacciono molto,per non parlare delle storie dove due sorelle si contendono lo stesso uomo;e invece, dopo aver cominciato…non sono più riuscita a smettere, finendolo in tre giorni!
Che dire di questo libro?Stupendo, forte, dolce, intenso, duro…praticamente perfetto;comunque sia, ogni aggettivo è piuttosto riduttivo per un libro che narra con uno stile magistrale, non solo una bellissima storia d’amore, ma anche un grande affresco storico sulla Russia staliniana durante la seconda guerra mondiale.
Sin dall’inizio la storia di Tania e Shura colpisce soprattutto per la tenerezza e la forza con cui il sentimento nasce e cresce piano piano nonostante le avversità:i segreti del presente e del passato, la crudeltà e la precarietà della guerra…I due innamorati nutrono il loro amore di piccoli momenti preziosi rubati ad avverse circostanze:una passeggiata al Giardino d’Estate, una sera passata alla cattedrale di S.Isacco, gli incontri serali di qualche minuto fuori dalla fabbrica dove lavora Tania. E anche quando, dopo immani vicissitudini, possono assaporare la gioia di stare insieme liberamente, tutto ciò non viene mai meno.Assistiamo alla loro gioia quotidiana paragonandola alla crudezza e violenza della guerra, sentendo che è solo un breve interludio, e tuttavia rallegrandoci per ogni piccola gioia da loro provata.Io personalmente trovo che sia bellissimo poter leggere di un amore in questo modo, attraverso le piccole cose quotidiane.
Ma come detto non c’è solo la storia d’amore, ma anche la Storia con la S maiuscola, quella che travolge con prepotenza le vite quotidiane dei personaggi.In questo romanzo la ricostruzione storica è impeccabile, soprattutto la parte centrale in cui si narra del terribile inverno russo che insieme alla guerra fece milioni di morti: impossibile rimanere indifferenti di fronte a una tragedia così immane leggendo delle estenuanti e spesso inutili code per procurarsi qualche grammo di pane in più ( a prezzi stratosferici), dei salti mortali per cercare di vivere giorno per giorno con un minimo di dignità, dei morti abbandonati in sacchi per strada o buttati nei laghi o fiumi per mancanza di posto nei cimiteri.
Altro pregio del libro è il trattamento riservato ai personaggi secondari:nessuno è un semplice contorno, ognuno di loro contribuisce alla storia anche con gesti e parole che fanno in modo che rimangano impressi in modo indelebile nel lettore.
In conclusione, un libro unico e completo , davvero da non perdere!

mercoledì 14 marzo 2012

Il cane di terracotta, di Andrea Camilleri



Anno di pubblicazione:1996

Durante un’indagine su un traffico d’armi Montalbano e i suoi scoprono, in una grotta nei pressi di Vigata vengono ritrovati i corpi abbracciati di due giovani, vegliati da un cane di terracotta.
Portando avanti due indagini parallele, quella sul traffico d’armi e quella per scoprire l’identirà dei due cadaveri, Montalbano verrà così a conoscenza di una drammatica e profonda storia d’amore e morte, risalente a più di 50 anni fa…

E’ il romanzo della serie di Montalbano che preferisco, un romanzo intenso e toccante, quasi poetico in certe parti, che non perde però le caratteristiche intrigante e misteriose proprie del genere poliziesco.
Una storia poliziesca che comincia come tante altre ma che rivelerà un poetico passato di amore e morte, un po’ alla maniera shakspiriana di Romeo e Giulietta, e un po’ alla maniera dantesca(nel modo i cui sono posizionati i corpi dei due sfortunati amanti, con cane di terracotta che veglia su di loro e soldi per pagare il transito nell’al di là).
Come la solito l’indagine si intreccia con la quotidianità del piccolo microcosmo di Vigata, dal commissariato, dove all’ordine del giorno abbiamo le porte sbattute e gli strafalcioni di Catarella, le avventure sentimentali del “fimminaro” Mimì, le indagini minuziosa di Fazio e i tanto odiati moduli da firmare del commissario; fino alla trattoria di Enzo, l’unica che sa soddisfare pienamente l’appetito inesauribile di Montalbano, e alla sua stessa casa sul mare a Marinella, teatro delle litigate telefoniche con la fidanzata Livia.
Davvero intenso e profondo.
Da questo romanzo è stato tratto un episodio della serie IL COMMISSARIO MONTALBANO, con Luca Zingaretti nel ruolo del protagonista.




30 GIORNI DI LIBRI:

14) Il libro che stai leggendo in questo periodo: “Letto di rose" di Nora Roberts, me l'ha regalato una mia amica ma non mi sta prendendo molto...

martedì 13 marzo 2012

Il diario perduto di Jane Austen, di Syrie James

Titolo originale:   The lost memories of Jane Austen

Anno: 2008

Ambientazione: Inghilterra,seconda metà del ‘700

Durante i lavori per il restauro di Manor House viene ritrovato un diario segreto appartenuto alla celebre scrittrice Jane Austen.
 Il diario svela una storia fino ad ora sconosciuta:la storia del grande amore della scrittrice per Mr Ashford, un gentiluomo di classe superiore che avrebbe ispirato due dei suoi personaggi maschili più famosi, Mr Darcy di ORGOGLIO E PREGIUDIZIO e Willoughby di RAGIONE E SENTIMENTO.
Tutto comincia nel 1800, quando Jane Austen si trasferisce con i genitori a Bath, per lasciare la canonica finora retta dal padre al fratello; cinque anni dopo la morte del padre getta Jane, la madre e la sorella Cassandra in gravi ristrettezze economiche, costringendole a peregrinare da un parente all’altro per essere ospitate, in quanto non hanno né una casa propria né una rendita soddisfacente per vivere.
La situazione pesa moltissimo a Jane, che da sempre coltiva con passione il suo notevole talento per la scrittura, che l’ha finora portata anche a scrivere due romanzi, finora rimasti nel cassetto e intitolati PRIME IMPRESSIONI e ELINOR E MARIANNE.
Durante una gita a Lyme assieme al fratello Henry conosce Mr Ashford, un gentiluomo col quale da subito si instaura un forte legame basato su stima,gusti e sentire comuni….



Nonostante le biografie ufficiali ci dicano da sempre che Jane Austen, l’amatissima autrice di sei tra i più bei romanzi della letteratura mondiale, non si sposò mai e non ebbe nessun amore, ci si è sempre interrogati su come una donna che non ha mai conosciuto l’amore abbia potuto descriverlo così sapientemente nei suoi romanzi. L’interrogativo (e l’autrice stessa di questo romanzo lo fa dire alla Austen nel narrare la sua storia) non è certo nuovo, ma da qualche tempo a questa parte per due volte qualcuno si è sbizzarrito a cercare di svelare questo mistero, ipotizzando per la scrittrice inglese una storia d’amore purtroppo non a lieto fine.
Il primo è stato nel 2006 il regista Julian Jarrold, che nel film BECOMING JANE immagina la storia d’amore tra la giovane Jane e l’irlandese Tom Lefroy (personaggio realmente esistito). Due anni dopo la scrittrice Syrie James esordisce con questo romanzo che invece utilizza l’espediente del diario per dare modo alla sua Jane di narrare la storia con un immaginario Mr Ashford.
Devo dire che, se non avessi saputo realmente (e se l’autrice non l’avesse ribadito in conclusione al libro) che questo NON E’ il vero diario di Jane Austen, avrei potuto benissimo credere il contrario; l’autrice ricalca fedelmente ma non in modo pedissequo lo stile narrativo della celebre protagonista, ricostruendo in modo fedele molti fatti realmente appartenenti alla vita dell’autrice con un sapiente ed equo dosaggio tra realtà e finzione, e caratterizzando in maniera corretta i personaggi realmente esistiti,a partire dai membri della famiglia Austen (in questo romanzo sono presenti quasi tutti anche se spiccano, oltre ovviamente a Jane, la madre, il fratello Henry e la sorella Cassandra).
Viene sottolineato come il legame con la famiglia, e in particolare con la sorella Cassandra, fosse di importanza vitale per l’autrice e la sorresse anche nei momenti di maggiore sconforto, aiutandola in particolare nel trasformare la sua passione per la scrittura in qualcosa di concreto.
Per quanto riguarda i personaggi,se Jane Austen è la Jane che tutti noi ci immaginiamo leggendo i suoi romanzi e le sue biografie: intelligente, arguta, grande osservatrice, fedele ai suoi principi, di carattere forte e maturo (anche se mi ha lasciato perplessa il fatto che Jane racconti anche a molte persone al di fuori della cerchia di amici e parenti stretti le trame dei suoi romanzi,cosa secondo me non aderente alla realtà, in quanto Jane Austen su questo tema era così riservata da far pubblicare i suoi primi libri con uno pseudonimo), ma anche appassionata in amore, e molto simile alla sua Elizabeth Bennett, ma anche a Marianne,a Elinor, ad Anne.
Personaggio chiave per la vita di Jane,decisivo per la sua carriera di scrittrice, è ovviamente il misterioso Ashford, tipico gentiluomo inglese dell’epoca, che la scrittrice ci descrive fisicamente come un Willoughby e caratterialmente come un Darcy. Devo ammettere che questo personaggio non mi ha del tutto conquistata, l’ho trovato in molti punti piuttosto ambiguo e sfuggente, poco deciso nel suo tanto predicato amore per Jane. Nonostante ciò,la loro storia d’amore è credibile e coinvolgente, anche se il finale lascia l’amaro in bocca: certo se fosse una storia vera, è impossibile non pensare che una donna come Jane Austen meritasse decisamente di meglio.
In molti altri personaggi incontrati dalla scrittrice si ravvisano poi personaggi noti a tutti gli austeniani: tutti modelli per i vari Mr Collins, Sir John, Lydia Bennett, Lady Catherine, Catherine Morland, Fanny Price (chiamata così in onore di una delle nipoti preferite della Austen). Edward Ferrars, Fanny Dashwood… insomma per i personaggi resi immortali dalla penna di Jane Austen.



30 GIORNI DI LIBRI

13) Il libro che in questo momento hai sulla scrivania. (Sempre se ne hai uno :

AURORA D'AMORE di Ornella Albanese

lunedì 12 marzo 2012

Ritorno a Cime Tempestose, di Anna L'Estrange

Prima pubblicazione anno: 1978

Titolo Originale: Return to Wuthering Heights

Ambientazione: Inghilterra,metà ‘800.




Il romanzo inizia laddove finiva CIME TEMPESTOSE, cioè con il matrimonio tra Hareton Earnshaw e Catherine Linton, dopo la morte del terribile Heathcliff. A raccontare la storia è Agnes, nipote di Nelly, la governante nel romanzo originale, che ha preso il posto della zia ritiratasi dopo anni di lavoro.
Come dicevamo, Hareton e Catherine si sposano, hanno due figli e per alcuni anni vivono felicemente, amandosi e occupandosi dei figli con amore. I due vivono nella tenuta di Thuscross Grange,che Catherine ha ereditato dal padre Edgar Linton. Ma improvvisamente la giovane comincia a dare segni di irrequietudine, trascura la famiglia gironzolando tutto il giorno chissà dove; il motivo lo confida ad Agnes: da un po' di tempo sente una voce di donna che la chiama, che la esorta a vivere la sua vera felicità come lei non aveva potuto fare, in breve era il fantasma di sua madre Catherine a parlare in quel modo, e lei, dopo essere andata a Cime tempestose ed essersi fatta raccontare la storia dell'amore tra Catherine e Heatcliff ha cominciato a chiedersi se era quella la sua vera vita, se è il marito il suo vero amore ecc. In breve tutto va a rotoli, i due si prendono un periodo che oggi chiameremmo pausa di riflessione e va a Londra, dove si innamora di un uomo bello carismatico, ma tenebroso, insomma vive questa relazione appassionatamente, ma non sa decidere a lasciare Hareton…mi fermo qui che è meglio!



Ebbene sì, confesso: sto spudoratamente usando il blog per compiere un’operazione catartica nei confronti di questo romanzaccio (è proprio il termine adatto!) che da ben 14 anni mi sta sullo stomaco: uno dei libri più brutti mai letti (non solo del genere romance), oltre ad essere un seguito inutile e di cui credo chiunque abbia letto CIME TEMSPESTOSE, che gli sia piaciuto o meno, non senta la minima necessità.
Perché infatti questo romanzo pretenderebbe di essere il seguito del capolavoro letterario di Emily Bronte; e se è vero che i morti si rigirano nella tomba quando succede sulla terra qualcosa che li riguarda ma non è loro gradito, allora all’epoca della pubblicazione del romanzo ci deve essere stato in Inghilterra un terribile terremoto con epicentro la tomba della scrittrice. Ma siccome non si ha notizia di tale infausto evento, vuol dire che è solo una diceria come tante altre. Sono stata troppo dura? Forse, ma chi ha avuto la sfortuna di leggere questo libro mi potrà capire.. chi non l’ha letto invece si guardi bene dal farlo!
Leggendo la trama qualcuno avrà avuto l’impressione di un déjà vu, e non solo per aver già incontrato i personaggi di Hareton e Catherine nel libro originale; no, qui è proprio tutto un déjà vu (e non una semplice impressione), visto che l’autrice riprende quasi pari pari la storia del primo libro, sia per situazioni che caratteri dei personaggi: Hareton=Edgar Linton, Catherine= Catherine madre, e il bel tenebroso di cui s’innamora la protagonista a Londra indovinate di chi è figlio illegittimo? Aiutino (non che ce ne sia bisogno): inizia per H e finisce per f…ebbene sì, sono sicura che avete capito. Ed avendo costui ereditato dal padre non solo l’aspetto tenebroso ma pure il carattere vendicativo, praticamente ricomincia tutta la storia del primo libro, se possibile peggiorata, nel senso che la vendetta del signor H. si abbatte non solo sui nemici e sui figli (come papà comanda), ma pure sui nipoti e pronipoti e pure sul suo stesso figlio!!!
Insomma oltre a una rivisitazione (chiamiamola così per non infierire) di CIME TEMPESTOSE abbiamo pure accenni biblici sul famoso “le colpe dei padri ricadono sui figli fino alla settima generazione”, nel vero senso della parola. Se aggiungiamo che pure l’input iniziale è uguale a quello del romanzo a cui si ispira (il malcapitato ascoltatore della storia stavolta è il nipote di Lockwood, il viandante a cui Nelly aveva raccontato la storia nel primo romanzo), e che tentando di diversificare un poco le cose viene inserita anche la storia d’amore di Agnes (anche questa va male), e che ovviamente l’autrice in questione non ha un briciolo non dico del genio, ma della capacità narrativa e descrittiva (soprattutto sui personaggi che qui come detto non hanno vita propria ma sono mere scopiazzature) di Emily Bronte, allora possiamo subito trarre la conclusione: se lo conosco, lo evito…sì, di rovinarmi il fegato leggendolo.



La recensione non dice abbastanza sulla bruttura del romanzo, ma ritengo sia abbastanza per fare un'opera di carità facendo desistere qualche malcapitato che potrebbe trovarlo sulla sua strada...


30 giorni di libri:

12) Un libro che non ti stancherai mai di rileggere. “Emma” di Jane Austen

domenica 11 marzo 2012

sabato 10 marzo 2012

Divise forate, di Alessandro Placidi



I loro nomi non sono famosi, le loro storie sconosciute. Sono giovani o giovanissimi servitori dello Stato caduti e frettolosamente dimenticati. L’agente ucciso dai Nar e quello ammazzato da Cesare Battisti. I tre carabinieri ventenni freddati dalla banda della Uno bianca e il poliziotto morto in un agguato di mafia insieme con il commissario Cassarà. Dieci storie emblematiche, dagli anni Settanta a oggi, per ricordare le vicende umane di ordinario eroismo di chi è morto soltanto perché indossava una divisa. Storie che nessuno, fino a questo momento, aveva mai avuto la volontà di raccontare. In questo romanzo sono narrate le storie di:






Claudio Graziosi 21 anni.
Giuseppe Ciotta 29 anni.
Antonio Santoro 52 anni.
Domenico Ricci 44 anni.
Francesco Zizzi.
Oreste Leonardi 52 anni.
Giulio Rivera 24 anni.
Raffaele Iozzino 25 anni.
Maurizio Arnesano 19 anni.
Ciro Capobianco 21 anni.
Giuseppe Savastano 20 anni.
Euro Tarsilli 19 anni.
Roberto Antiochia 23 anni.
Otello Stefanini 22 anni.
Mauro Mitilini 21 anni.
Andrea Moneta 22 anni.
Francesco Salerno 34 anni.
Paolo Cortopassi 42 anni.

Un bellissimo libro a cui purtroppo è stata fatta pochissima pubblicità e che, nella sua semplicità, ho trovato molto coraggioso: al giorno d’oggi grazie anche ai movimenti No Tav, No Global, no qualunque cosa, o ai soliti che si credono ribelli,rivoluzionari, più intelligenti di altri ecc.viene spesso data un’immagine negativa delle Forze dell’Ordine: oltreaslsolito “servitori dello Stato”, vengono sempre tirate fuori le solite storie di Stefano Cucchi, Federico Aldrovrandi,G8 del 2001 e pochi altri vittime di poliziotti o carabinieri che certo non fanno onore alla loro divisa ma che sono l’eccezione. E quando si ricorda le vittime fra di loro beh…è normlae no?Se scelgono di fare questo mestiere è normale che vengano ammazzati, che vogliono?
Senza parlare dell’aggressività verbale di cui sono stata fatta oggetto da gente di sinistra su FB quando sono andati a spulciare fra i gruppi a cui sono iscritta e che ricordano vittime del terrorismo o sono di sotegno alle forze dell’ordine (chiuso OT)…

Non serve a nulla con questa gente far notare che sbagliano e che le mele marce sono dappertutto (se un operaio ammazza qualcuno vuoldire che tutti gli operai sono così?!), io personalmente ho sempre consigliato la lettura di questo libro sperando che qualcuno accolga il mio invito e cerchi perlomeno di capire…

I poliziotit e carabinieri di cui si parla in questo libro sono quasi tutti vittime della mafia e del terrorismo: quasi tutti giovanissimi, quasi tutti ragazzi del Sud che,allora coem oggi, sceglievano di indossare la divisa per sfuggire a un destino di disoccupazione quasi sicuro  enon gravare sulla famiglia d’origine, rendendosi indipendenti. Una motivazione non nobile? Non siamo ipocriti, tutti lavoriamo per lo stipendio, anche chi fa un lavoro che gli piace; e infatti questi ragazzi si rispecchiavano comunque nei valori della giustizia, della lotts alla mafia e al terrorismo. Certo non ambivano a essere eroi, ma a costruirsi un’esistenza normale e dignitosa, facendo qualcosa di utile per la società in cui vivevano; valori che credo molti non possano del tutto capire o riconoscere…ragazzi che sono stati ammazzati come cani da gente che li odiava per la loro divisa oppure perché semplicemente rappresentavano chi non la pensava come loro. Perché stavano da quella che qualcuno aveva stabilito fosse “la parte sbagliata”…
La storia che mi ha colpito più di tutte probabilmente è quella di Maurizio Arnesano (di cui ho parlato anche qui), forse per la giovanissima età della vittima (19 anni….), forse prchè la prima volta che l’ho sentita avevo la stessa età di quando fu ucciso,forse perché mi fa rabbia che il suo assassino, che non ha avuto scrupoli nell’ammazzare un ragazzo di 19 anni sparandogli alle spalle solo per rubargli il mitra, ora si faccia passare per il paladino dei diritti dei deboli; mentre di Andrea Moneta, Mauro Mitilini e Otello Stefanini, i tre carabinieri ammazzati nella cossidetta “strage del Pilastro” nel 1991 dai banditi della Uno Bianca, mi ricordavo direttamente in quanto all’epoca avevo undici anni e rimasi molto colpita da questo fatto. Ma tutte le storie mi hanno lasciato qualcosa; quella di Roberto Antiochia, ucciso dalla mafia assieme al questore Ninni Cassarà che proteggeva nonostante sapesse benissimo di essere nel mirino;le storie degli appartenenti alla scorta di Aldo Moro uccisi nella strage di Via Fani, che si vedono sempre messi meno in evidenza rispetto all’onorevole cosndierato vittima più importante (se tutti sanno chi è Aldo Moro, quanti sanno i nomi dei morti della Strage di Via Fani?).
Mi hanno colpito le storie di dolore dei parenti,anche loro sempre dimenticati e costretti ad arrangiarsi da soli:la madre di Ciro Capobianco che dopo la morte del figlio rimane muta per sette anni dallo shock; la madre di Mauro Mitilini che dopo la morte del figlio si ammala e muore di dolore; il padre di Otello Stefanini che acasua della morte del figlio si ammala di cuore tanto che non riesce ad andare a trovare il figlio al cimitero; sua moglie che reagisce al dolore continuando a organizzare iniziative per ricordare il figlio e gli altri colleghi, partecipando ogni 4 gennaio allacerimonia in memoria.
E’ uno di quei libri di cui,a mio avviso, si sentiva la mancanza in quanto la memoria di certi fatti, e di certe persone va sempre tenuta viva come si fa con el vittime- ad esempio- del nazismo, soprattutto se sono vittime dimenticate e anche sconosciute. Ogni inziativa, libro, conferenza, partecipazione televisiva o altro è molto importante e utile in questo senso, anche per propagandare i valori della legalità e veicolare una visione positiva delle forze dell’ordine.
Anche questo è un modo per rendere giustizia a questi caduti e divulgare il loro ricordo.