mercoledì 29 febbraio 2012

La notte brucia ancora, di Giampaolo Mattei e Gionmaria Monti

La notte fra il 16 e il 17 aprile 1963 nel quartiere di Primavalle a Roma alcuni esponenti di Potere Operaio diedero fuoco all’appartamento dove viveva la famiglia Mattei, notoriamente missina (il padre Mario era segretario della local sezione MSI). Due dei sei figli, Virgilio di 22 anni e Stefano di 10, morirono arsi vivi, non si riuscì a fare nulla per salvarli.
Il fatto, noto come “il Rogo di Primavalle” è ricordato coem fra i più atroci degli anni di piombo non solo per l’età delle vittime (uno era solo un bambino), ma per tutto quello che ne seguì. Giampaolo Mattei in questi libro ricostruisce la storia della sua famiglia e del fatto che cambiò per sempre le loro vite


Giampaolo Mattei aveva solo tre anni il 16 aprile 1973, quando la madre riuscì a salvare lui e un’altra figlia portandoli in braccio fuori dalla loro casa che stava bruciando; il padre e le altre due sorelle si salvarono buttandosi dal balcone, ma Virgilio e Stefano Mattei morirono arsi vivi, il fratello più piccolo attaccato alla gamba dell’altro. Il fatto è noto come “Rogo di Primavalle”, e in quei primi anni ‘7° fu il primo, vero fatto di sangue che l’odio politico tra destra e sinistra causò. Motivo di tanto odio ?Mario Mattei, il padre, era segretario della locale sezione MSI di Primavalle, il quartiere dove la famiglia viveva da sempre. Quindi, per i sinistrodi di Potere operaio, un nemico da abbattere, nonostante ofsse un netturbino con sei figli e appartamento popolare.
Più di trent’anni dopo, Giampaolo ormai adulto  decide di ricostruire la storia della sua famiglia e della loro tragedia per rendere onore e giustizia a Virgilio e Stefano; perché la famiglia Mattei non solo è stata colpita da questa tragedia, ma ha dovuto subire per anni persecuzioni di vario tipo :negli anni 70, minacce, i figli che dovettero cambiare scuola, insulti e minacce al processo; finiti gli anni di piombo, ingiustizie della legge : la sentenza di secondo grado riconobbe i tre esponenti colpevoli, ma di omicidio colposo (!), e inoltre erano già da tempo latitanti, infati non faranno mai un giorno di galera. Nel 2005, quando ormai il fatto è andato in prescrizione, il componente principale, Achille Lollo, dal Brasile in cui si era rifugiato racconta tutta la storia e ammette che sono stati loro, poi torna in Italia a curarsi. Ma essendo andato il reato in prescrizione, è un uomo libero e nessuno può fargli nulla…
Ma soprattutto, viene raccontata l’orrenda montatura che la stampa di sinistra, insieme alla sinstra utta (intellettuali, militanti ecc), mise in atto contro a famiglia Mattei, arrivando ad accusarli di essersi incendiati la casa da soli per dare la colpa ai comunisti; modo di fare forse tipico della sinsitra dell’epoca e che non è affatto nuovo, visto che già era stato messo in atto nel caso Calabresi. I sinistroidi – con Dario Fo, Franca Rame e il loro degno figliolo Jacopo in testa…quelli non mancano mai!- fabbricarono ad arte prove e ricostruzioni false, addirittura raccolte in un volume intitolato “Primavalle: incendio a porte chiuse”, volte a riconoscere a tutti i costi la tesi innocentista, incuranti del dolore della famiglia Mattei, della disgrazia in cui era morto anche un bambino di dieci anni che non poteva certo essere un fascista, e non esitarono nemmeno a gettare fango sulle vittime (dissero che Virgilio era un pericoloso militante anticomunista e che stava preparando una bomba in casa, che la madre Annamaria era scesa quella notte vestita di tutto punto e quindi sapeva già cosa stava succedendo,che una delle figlie- una bambina!- aveva minacciato uno dei tre colpevoli qualche giorno prima avendolo visto che girava per il quartiere…..cose da pazzi, a cui oggi è difficile credere (ma anche allora, per persone con un minimo di bunsenso e sensibilità), am che sono successe e che sono andate avanti per anni. Con la tesi che “se l’erano bruciata da soli la casa”.
Agghiacciante, ma anche istruttivo per capire il clima di odiio e di follia di quegli anni, che purtroppo non si è ancora spento. Mattei, con l’aiuto di Gionmaria Monti,racconta una storia din dolore e terrore, ma anche di dignità e coraggio, quelli con cui i Mattei affrontarono tutto ciò, che ben contrasta con la vigliaccheria e la pochezza non solo degli autori, ma anche di tutti i loro sostenitori. Bella la scelta di far conoscere Stefano e Virgilio attraverso foto dall’album privato della famiglia che li ritraggono in momenti di serenità, dopo che per tanti anni sonos tati conosciuti solo per la foto del giorno in cui sono morti, restituendo così la loro dimensione di bambino e ragazzo, e non solo di vittime o simboli di qualcosa.
Credo sia l’unico libro dove potrete trovare la verità su questa tragedia, insieme a CUORI NERI di Luca Telese.

Il diario del vampiro- Il risveglio, di Lisa Jane Smith



Titolo originale: The vampire diaries: The Awakening
Anno: 1991
Ambientazione: Virginia, primi anni ‘90


La 17enne Elena Gilbert vive nella piccola cittadina di Fell’s Church con la zia Judith e la sorellina Margaret, in quanto orfana dei genitori.
E’ una tipica ragazza americana: bella,popolare, brillante, con due amiche fidate (Meredith e Bonnie) e una sfilata di ragazzi aia suoi piedi…insomma, nessuno dice di no ad Elena Gilbert. Tranne Stefan Salvatore, il nuovo arrivato a scuola, un misterioso ragazzo di cui nulla si sa di sicuro se non che si è da poco trasferito a Fell’s Church, che vive solo in una piccola pensione e che sta sempre in disparte per conto suo, nonostante il tentativo di fare amicizia da parte di Matt, ex fidanzato di Elena, e la corte della stessa.
Il motivo di tanto mistero è molto semplice: Stefan è in realtà un vampiro, che si è trasferito nell’anonima cittadina americana per cercare di condurre una vita il più normale possibile (compatibilmente con la sua condizione) e dimenticare il suo doloroso passato.
Quando Elena viene aggredita da Tyler, il bullo della scuola, Stefan la salva e tra i due nasce l’amore, sentimento molto forte che porterà Elena a rimettere in discussione tutta la sua vita e i suoi valori...

Essendomi molto piaciuta la serie tv THE VAMPIRE DIARIES ho deciso di provare a leggere anche i romanzi della serie da cui è tratta, nonostante il genere vampiresco non rientri proprio tra i miei preferiti. La lettura ha riservato varie sorprese, prima tra tutte scoprire che la serie di Lisa Jane Smith risale ai primi anni ’90, quindi è fuori dalla scia di romanzi vampireschi inaugurati dalla serie TWILIGHT di Stephanie Meyer
La seconda, forse un po’ scontata, è la totale diversità tra i libri e la serie tv: le differenze sono davvero moltissime, tanto che persino i personaggi principali  mantengono soltanto il loro nome e alcune caratteristiche (la rivalità tra i fratelli Stefan e Damon, l’amore di entrambi per Elena) e basta; tutto il resto totale stravolgimento. A favore, per una vola, della serie tv: più complessa e intrigante, e on personaggi un pochino meglio delineati psicologicamente.
Lo stravolgimento più evidente è quello di Elena, la protagonista, che già nella serie tv non ho trovato particolarmente incisiva o interessante sotto nessun punto di vista, ma perlomeno era uan ragazza apprezzabile; nel romanzo invece mi sono trovata di fronte a tutt’altro genere di personaggio, al punto che quasi non la riconoscevo. Qui Elena non solo è la classica ragazza popolare della scuola, bellissima fighissima impegnatissima..ma sa pure di esserlo e il suo principale scopo nella vita è quello di essere sempre al top della popolarità, di essere sempre ricercata dalle amiche, di avere la fila di ragazzi che le corrono dietro…insomma, puramente odiosa.
Oh si, ogni tanto le viene in mente che qualche mese prima le sono morti i genitori, certo che le dispiace ma….sono cose che capitano no?
Tant’è vero che inzialmente il suo interesse per Stefan, il nuovo arrivato, si riduce principalmente al fatto che lui non la calcola minimamente e lei PRETENDE di essere calcolata; e quando lui la snobba apertamente per lei la cosa è talmente inconcepibile e insopportabile che non solo non se ne fa una ragione, ma che decide per vendetta di conquistarlo. Anche se poi le cose andranno diversamente, non si può dire che sia Miss Simpatia…
Per il resto la storia è piuttosto banale  sembra trattada un qualunque horror movie adolscenziale americano del tipo di SCREAM, con punte che cadono nel ridicolo: sicneramente non so se davvero qualche lettore ha trovato credibil che due giovani italiani vissuti nell’epoca rinascimentale si possano chiamare Stefan e Damon!
Unici personaggi degni di nota, l’amica Bonnie e ovviamente Damon…che qui non appare se non come presenza indefinita e sconosciuta che ancora non si vede ma si annuncia come misterioso; per quanto riguarda la narrazione si può almeno dire che un minimo di sensazione dark gotica, di mistero, di pathos necessari a questo tipo di storie c’è; certamente la Smith scrive meglio della Meyer. Non so se continuerò a leggere qualche romanzo della serie, se o farò sarà, come successo per il telefilm, solo per vedere come viene ritratto Damon, uno dei personaggi più carismatici dei telefilm degli ultimi anni.

domenica 26 febbraio 2012

Ladro di Sogni, di Mary Balogh

titolo originale:  Thief of dreams

Anno: 1998
Ambientazione: Inghilterra, fine '700 (periodo georgiano)

Il giorno del suo ventunesimo compleanno Lady Cassandra Havelock non sta più nella pelle dalla gioia: essendo maggiorenne e avendo ereditato dal padre la proprietà di famiglia, ora è una donna libera e indipendente, che non ha certo bisogno della guida di un uomo visto che è determinata a dirigere tutto da sola. Potrà quindi decidere liberamente della propria vita, nonostante i suoi apprensivi parenti siano di tutt’altro avviso: vorrebbero infatti che essa si sposasse al più presto e mettesse tutto nelle mani di un marito, cosa che Cassandra non ha la minima intenzione di fare.
Almeno fino a quando non si presenta ai festeggiamenti per il suo compleanno l’affascinante Nigel Wetherby, il quale le racconta di essere stato molto amico di suo padre e che, a furia di sentire parlare della figlia, non ha resistito al desiderio di recarsi di persona a conoscerla.
Per farla breve, in pochi giorni Cassandra capitola davanti alla corte serrata di Nigel e lo sposa, credendo ad un grande amore. Ma poco dopo le nozze si troverà invece a scoprire una dolorosa realtà…

Dalla trama si sarà certamente capito che il romanzo in questione non mi è piaciuto molto, nonostante la Balogh sia una delle mie autrici preferite.
Nonostante due protagonisti affascinanti, credibili e ben costruiti come sempre, non sono riuscita a capacitarmi della volubilità (perché, parliamoci chiaro e schiettamente, questo mi è sembrato in fin dei conti) con cui la protagonista cambia idea da un giorno con l’altro, letteralmente. Dunque:


- Il giorno del suo compleanno è felice e decisissima a diventare una donna libera e indipendente, che non si sposerà mai per non essere sottomessa al volere di un uomo;

- Nello stesso giorno si presenta Nigel, affascinante finchè vogliamo, ma pur sempre un emerito sconosciuto; e nel giro di pochissimi giorni, con un corteggiamento da fidanzatini delle medie, lei capitola innamorata cotta, arrivando al punto di sposarlo in tutta fretta, senza nemmeno farsi delle ovvie domandine (tipo come mai tutta questa fretta se una settimana prima nemmeno ci conoscevamo? Come mai non vuole invitare la sua famiglia? Come mai non ha nemmeno degli amici?);

- Il giorno dopo il matrimonio Nigel le rivela l’inganno ordito ai suoi danni, e ovviamente lei comincia a odiarlo a morte;

- Ma in seguito, dopo varie volte in cui hanno comunque adempiuto con soddisfazione reciproca ai doveri coniugali, capisce di amarlo e quindi decide di ritornare sui suoi passi.
Nel corso della storia cambia idea altre due volte; insomma, troppa volubilità, è vero che in questi romanzi spesso ci sono circostanze che nella vita reale sarebbero impossibili, ma quando si esagera…
Per fortuna, nonostante la sua volubilità, i sentimenti di Cassandra, soprattutto quelli di odio, sono descritti in maniera credibile, in modo da non far precipitare la credibilità del personaggio, ma anzi salvandola.

Nigel, il protagonista maschile, è certamente più credibile e motivato nel suo atteggiamento che presenta un misto di rivalsa, disprezzo per l’uomo che ha causato la sua sfortuna (il padre di Cassandra), e nonostante tutto voglia di amare e proteggere la moglie. La storia del suo passato comunque a me non è apparsa del tutto chiara, e forse qualcosa è stato volutamente lasciato in sospeso dall’autrice (questa almeno è stata la mia impressione personale).
Certamente più toccante la storia e la figura secondaria di Will Stubbs, l’amico di Nigel dall’aspetto bruttissimo ma dal cuore d’oro.
  


sabato 25 febbraio 2012

David Copperfield, di Charles Dickens

Prima pubblicazione anno: 1849-1850

Nella Londra del 1800, il piccolo David Copperfield, maltrattato dal patrigno dopo la morte della madre, fugge e viene allevato da un’eccentrica ma affettuosa zia.Riceve un’ottima educazione in collegio, e da adulto vive la vita di un qualsiasi giovane gentiluomo inglese. Vita comune ma piena di avvenimenti…

DAVID COPPERFIELD non è certo quel romanzo per ragazzini che molti considerano, comprese le case editrici, che spesso lo mettono nella collana CLASSICI accanto a titoli come PICCOLE DONNE, IL PICCOLO LORD, o altri del genere.
Innanzitutto è la storia di un’iniziazione alla vita, vita non facilissima e segnata già dalla’infanzia da una contrapposizione tra lutto, disgrazia (e quindi tristezza) e serenità: anche nei momenti più bui della sua vita, David incontra personaggi ricchi di umanità coi  quali stabilisce un rapporto di amicizia che rende più sopportabili le sofferenze. All’inzio, l’infanzia del piccolissimo David è segnata dalla morte del padre, ancor prima che lui possa ricordarsene; ma vive comunque un’infanzia felice e serena insieme alla madre e alla governante Peggoty, più una persona di famiglia che una domestica, tant’è vero che porta il piccolo David a conoscere il fratello pescatore e la sua bizzarra famiglia, che vivono in un grande barcone rovesciato sulla spiaggia. La povera ma felice vita della famiglia di pescatori, che subito accolgono David come uno di loro; per lui si contrappone drammaticamente alla propria famiglia,agiata ma divenuta infelice dopo il matrimonio della madre col crudele Edward Murdstone, che maltratta psicologicamente la moglie  e odia il figliastro a tal punto che dopo la morte della madre, lo riduce al rango di servo mandandolo a lavorare in un fabbrica di bottiglie. Questo episodio, peraltro attinto dalla vera adolescenza dell’autore, si offre come pretesto per denunciare le drammatiche condizioni dell’infanzia povera nell’Inghilterra della Rivoluzione industriale, una società dove i bambini già da piccolissimi venivano sfruttati nelle fabbriche o come spazzacamini in cambio di pochissimi soldi, rimettendoci spesso la vita e la salute. Anche qui però, uno spiraglio di serenità per il piccolo David è costituito dalla stravangate famiglia Micawber, poveri in canna ma con un gran cuore, tanto da accogliere David come uno dei loro figli e dividere con lui il pochissimo che hanno.
L’infanzia si conclude felicemente con la fuga di David a casa della zia Betsy, l’unica parente rimastagli, che lo tiene con sé e lo cresce come un figlio. La vita di David d’ora in poi sarà quella di un qualsiasi altro gentiluomo non nobile, egli infatti studia per diventare avvocato anche se sogna di diventare scrittore; si scontrerà con tante gioie (l’amore per Dora, l’amicizia coi Wickfield, i Peggoty e i Micawber, l’affetto della zia), ma altrettante sofferenze (la disgrazia di Emily, il tradimento dell’amico Steerforth, la morte di Dora pochi anni dopo il matrimonio, i problemi economici della zia, le manovre dell’infido Uriah Heep).Tutto in un ‘altalenarsi di eventi, proprio come succede nella vita.Il romanzo è molto lungo eppure non ci si accorge quasi di leggerlo, ed è impossibile non appassionarsi alle vicissitudini non solo del protagonista, ma anche di tutti gli altri personaggi, in quanto non ce n’è uno che non sia caratterizzato in maniera indimenticabile, tanto che sembrano uscire dalle pagine del libro e vivere di vita propria. La zia Betsy, tanto burbera e stravagante ma con un cuore d’oro; Il malvagio Steerforth, tant’è vero che non si capisce come faccia David a essere suo amico; la paziente Agnes; il viscido Uriah Heep, il vivace e filosofo Signor Micawber, la governante Peggoty e tutti gli altri….insomma, forse davvero uno dei migliori romanzi della sua epoca.
Da questo romanzo sono stati tratti vari film e sceneggiati, ecco i più famosi:
DAVID COPPERIFELD (1911 e 1922, film muti);
DAVID COPPERFIELD (1935), di George Cukor;
DAVID COPPERFIELD, 1966, di Anton Giulio Majano, sceneggiato Rai in otto puntate;
DAVID COPPERFIELD, 2000, di Peter Medak, film Tv inglese
DAVID COPPERFIELD, 2009, con Giorgio Pasotti.

Sinatra, Scorsese, Di Maggio e tutti gli altri, di Erik Amfitheatrof


Questo libro analizza la storia del lungo rapporto tra l’Italia e l’America, dovuto soprattutto alla notevole percentuale di immigrati italiani che vi si sono stabiliti nel corso dei secoli.
Si parte dalla scoperta dell’America ad opera di Cristoforo Colombo, raccontando poi dei vari esploratori, tra cui Amerigo Vespucci, che diede il nome al continente; dei vari eroi lì emigrati come Mazzini e Garibaldi; fino ad arrivare ai personaggi italoamericani che hanno segnato la storia della politica, del cinema e dello spettacolo, e di cui l’America è davvero piena: Frank Sinatra, Martin Scorsese, Joe Di Maggio, Francis Ford Coppola, Vincent Minelli, Rodolfo Valentino, Rudy Giuliani, Mario Cuomo..e tanti altri.
Gente dietro le cui storie si nascondono quasi sempre infanzie povere e faticose, lavori duri prima di arrivare alla fama e soprattutto, la lotta contro i pregiudizi razziali che hanno colpito gli italoamericani nel corso di secoli: primo tra tutti ovviamente quello dell’italiano mafioso…


Questo lungo e interessante libro è uno dei migliori che abbia letto negli ultimi anni.
Il legame tra Italia e America è sempre stato molto stretto, non solo riguardo alla politica dei tempi più recenti; già dal fatto che fu scoperta da un italiano, e che deve il proprio nome ad un altro italiano una cosa da nulla; scorrendo il libro poi, notiamo che gli italiani nel corso dei secoli hanno dato un notevole contributo alla cultura americana.
Nei secoli passati, scopriamo che alcuni italiani si distinsero nelle varie guerre, da quella d’indipendenza a quella di Secessione; l’autore incastra le vicende dei personaggi famosi nel contesto di un’analisi asciutta e veritiera di quella che era la società americana nel corso dei secoli e di come vivevano gli emigranti fino a non molto tempo fa.Va da sé che troviamo molte storie di povertà, sofferenza, desolazione e razzismo; e proprio questo c’è dietro le storie di molti dei personaggi famosi citati nel libro. Spesso il pregiudizio dell’italiano mafioso non abbandona nemmeno dopo la fama, come nel caso di Frank Sinatra, che però è anche vero aveva frequentazioni piuttosto equivoche…
Non vengono però taciuti i difetti degli italiani e anche i motivi che hanno fatto nascere i pregiudizi; purtroppo è vero che anche gente come Al Capone e i vari gangster e mafiosi hanno portato oltreoceano una parte negativa della cultura italiana, alimentata anche da un certo immaginario apparentemente innocuo(i vari film sulla mafia e la serie tv I SOPRANO).
Solo negli ultimi quarant’anni l’Italia, grazie soprattutto alla moda e al cinema, riesce ad affrancarsi dai pregiudizi che hanno sempre accompagnato i suoi abitanti, anche se qualche rimasuglio c’è.
I nomi di cui parla l’autore sono molti, anche se tanti (tipo Madonna, Al Pacino, John Travolta ecc) vengono saltati, per ovvi motivi: non si possono mettere tutti!

Il fiore e la fiamma, di Kathleen E. Woodiwiss

Titolo originale: (The Flame and the Flower)

Anno di pubblicazione negli USA: 1977

Ambientazione: Inghilterra-Stati Uniti d’America, 1799.

Il libro è il primo della serie I BIRMINGHAM, composta da:
1- The flame and the flower ( Il fiore e la fiamma);
2- The elusive flame ( Cuori in tempesta);
3- A season beyond a kiss ( Una stagione ardente).
Inoltre esiste un altro libro, MARRIED AT MIDNIGHT ( inedito in Italia):si tratta di quattro racconti scritti da quattro scrittrici( Kathleen E.Woodiwiss,Jo Beverley, Tanya Ann Crosby,Samantha James)sul matrimonio.In quello scritto dalla Woodiwiss si narra l’incontro tra Jeff Birmingham e Raelynn Barrett, protagonisti del terzo romanzo della serie.


Heather Simmons vive con gli zii, che la maltrattano;quando durante un viaggio a Londra il fratello della zia tenta di violentarla lei fugge,e vagando per le strade della città incontra l’affascinante capitano yankee Brandon Birmingham, che la seduce( detto in modo molto elegante…).Quando si scopre che è incinta un nobile amico di famiglia rintraccia il seduttore e lo costringe a sposarla;subito dopo i due neosposi si imbarcano sulla nave di cui lui è capitano e che li condurrà nel paese dove vivono i Birmingham, gli Stati Uniti d’America.
Inizialmente tra i due neosposi non scorre molto buon sangue;lui, infuriato per essere stato costretto a sposarsi, le giura che il loro sarà solo un matrimonio di nome, lei non è molto dispiaciuta di tale decisione anche perché il novello sposo non suscita le sue simpatie e la intimorisce col suo carattere irascibile.
Ma se già durante il viaggio sembra che qualcosa nasca fra loro, i problemi già esistenti aumentano al loro arrivo negli Stati Uniti, dove Heather ha la sorpresa di incontrare Jeff, il simpatico fratello di Brandon con cui fa subito amicizia, e Louisa, la romai ex fidanzata del marito, che per vendicarsi dell’abbandono ( nonostante fra loro non ci fosse un sentimento,ma solo motivi economici) renderà la lor vita molto difficile,coinvolgendoli man mano in un vero e proprio giallo.
Contemporaneamente i problemi più grossi li dovranno risolvere all’interno della coppia vincendo le reciproche incomprensioni e lasciando il posto all’attrazione e al sentimento che pian piano li unisce.
Il primo romanzo della trilogia sulla famiglia Birmingham inizia in modo piuttosto violento;mi riferisco ovviamente al primo incontro tra i due protagonisti,Brandon e Heather, che praticamente si avvicina molto allo stupro…fortunatamente la simpatia suscitata fin dalle prime pagine dalla sfortunata Heather è un buon incentivo per continuare nella lettura, durante la quale ( ma almeno per me la cosa si è svolta in maniera graduale) la simpatia finisce per estendersi anche a Brandon, personaggio non certo privo di fascino nonostante i suoi difetti, che in alcune situazioni rischiano di farlo diventare una macchietta.
Un punto a suo favore lo segna quando nonostante tutto non rifiuta di sposare la donna che ha compromesso; il fatto che poi per tutto il viaggio in nave le rinfacci di essere stato costretto è solo un suo modo per auto-convincersi di tenere le redini della situazione ( in fondo ne va del suo orgoglio maschile e della sua reputazione di “macho”duro e puro).In realtà la lettore appare subito chiarissimo che chi comanda, seppur in modo inconsapevole persino a sé stessa, è Heather che dapprima col suo caratterino focoso, poi con la sua dolcezza e pazienza ( e con un tipo simile ce ne vuole davvero molta) conquista il sempre meno riluttante marito trasformandolo da impenitente libertino a marito modello e padre affettuoso, tutto casa e famiglia:certo la trasformazione richiede tempo ( un anno circa)ma il risultato è più che soddisfacente.
D’altro canto l’affascinante Brandon, dopo l’iniziale riluttanza si lascia a poco a poco domare più che volentieri, completamente o quasi soggiogato dal fascino della mogliettina, anche se per i motivi sopra detti cerca di resistere il più possibile.
Se il giallo in cui li coinvolge la perfida Louisa è coinvolgente quanto lei( ed essendo la donna in questione il cliché più classico della sgualdrina vogliosa di sesso e soldi non è un gran complimento),la cosa migliore del romanzo è il personaggio di Jeff:bello, intelligente, molto più maturo del fratello maggiore, sveglio,è protagonista delle migliori scene del romanzo, anche perché è l’unico che capisce al volo come stanno le cose tra il fratello e la cognata e non perde occasione per punzecchiarlo, divertendosi lui stesso.
Insomma una lettura che magari all’inizio può non interessare, ma che man mano diventa sempre più coinvolgente.

Primo post

Da sempre adoro leggere...equesto spazio vuole raccogliere e condividere alcune opinioni personali sulla miriade di libri che fanno parte della mia vita!