domenica 21 gennaio 2018

Storia di chi fugge e di chi resta, di Elena Ferrante



Anno di pubblicazione: 2013

Ambientazione: Dal 1968 al 1976 circa.


Collegamento con altri romanzi: è il terzo romanzo della serie "L'amica geniale", composta da:

- L'amica geniale (2010);
- Storia del nuovo cognome (2011):
- Storia di chi fugge e di chi resta (20913);
- Storia della bambina perduta (2014).





Prosegue la storia delle amiche Lila e Lenù: mentre la seconda, dopo il successo del suo primo romanzo, sposa Pietro e si trasferisce a Firenze dove cerca di proseguire la sua carriera di scrittrice, la prima si ribella ai soprusi del lavoro in fabbrica, si licenzia e dopo aver affrontato vari problemi di salute, torna al rione assieme al compagno Enzo e al figlio Gennaro e ribaltando tutto quanto aveva fatto finora si mette in affari con i fratelli Solara....



Ed eccoci arrivati al terzo capitolo de "L'amica geniale": come da titolo, "chi fugge" è Elena, che dopo essersi laureata e aver scritto un primo romanzo di successo, si stabilisce a Firenze e inizia la sua nuova vita di moglie e madre, ormai distaccata fisicamente dal rione e da Napoli ma unita ad esso non solo dalla famiglia e da Lila, ma da quel filo invisibile ma durissimo che penso sia dentro la maggior parte delle persone che si trova a eimigrare dal luogo d'origine. La parola "Fugge" non è stata scelta a caso, infatti Elena nel suo costante percorso per elevarsi in qualche modo ha di fatto intrapreso una vera e propria fuga non solo fisicamente dalla sua famiglia, dal rione, sopratutto da Lila. Non si vergogna delle proprie origini nè dei propri familiari o amici (nemmeno quelli discutibili come i fratelli Solara), ma già negli altri romanzi si avvertiva questo bisogno di affrancarsi da una realtà percepita come limitante e che le impediva di costruirsi una propria immagine senza dover essere continuamente accoppiata a Lila, che ha sempre avuto una fascino particolare capace di soggiogare molti nel rione, sopratutto gli uomini. Per qualche tempo nonostante le difficoltà a Lenù è sembrato comunque di poter essere solo Elena Greco, sopratutto quando finalmente ha pubblicato un libro: lei stessa- non solo i suoi familiari- si considera quella che ha fatto la migliore riuscita nel rione. Eppure non è mai riuscita del tutto ad abbandonare la dicotomia con l'amica d'infanzia; negli anni nonostante il matrimonio e la nascita di due figlie, con relativi problemi, le tengono lontane, Lila resterà sempre l'altra metà vera di Lenù, una metà talvolta crudele e temibile, che fa paura ma che comunque completa.
Chi resta è invece Lila, che dopo la fine dell'infelice matrimonio con Stefano ha coraggiosamente affrontato uan vita di stenti e umiliazioni con scelte poco "popolari": lei, la signora del rione che si divertiva a imitare Jackie Kennedy, è finita in una topaia con il figlio e un nuovo compagno, a lavorare nella fabbrica di salumi di Soccavo per due lire, a distruggersi dalla fatica e dalla povertà, a subire molesti sessuali e altro per non perdere il lavoro. Una situazione che la sta chiaramente facendo ammalare non solo nel corpo ma anche nella testa, e che per sconfiggere avrà bisogno dell'aiuto dell'amica di sempre; da qui ripartirà con rinnovata grinta, risalendo la china e scendendo anche a spiacevoli compromessi, ricostruendosi una nuova vita. 
Delle due non ho preferito nessuna in particolare, anche se ho apprezzato Lila più di Lenù su alcuni aspetti; ma devo dire che un tipo di amicizia così non mi ha mai convinto  troppo.
A cambiare le carte in tavola ovviamente l'arrivo del solito Nino Sarratore, personaggio sempre più viscido col passare del tempo: e qui devo dire che Lenù mi ha molto deluso. Chiaramente, la sua infatuazione per Nino non è vero amore, ma semplicemente voglia di rivalsa nei confronti di Lila e anche illusione di chissà che cosa, visto che sa benissimo che tipo è; eppure ci casca come una pera cotta, per lui finisce addirittura per lasciare il marito e le figlie (e qui mi spiace, ma i genitori che abbandonano i figli non li giustifico MAI). Notare che il povero Pietro, che avrà pure avuto dei difetti come tutti, viene costantemente denigrato e umiliato dalla moglie: la cosa diventa evidente quando ospitano Nino in casa e lei gli permette di deriderlo e umiliarlo, ma si era già notata in altri casi, come quello in cui viene minacciato da uno studente a cui dà un brutto voto, lo denuncia....e lei gli dà pure contro! Dai, Pietro in fondo non hai perso molto!
Dopo ciò manca poco alla fine dell'ultimo libro, e quindi alla fine della storia...vedremo come si risolveranno molte cose....se si risolveranno, ovviamente...

sabato 13 gennaio 2018

Chi ben comincia...

Eccoci arrivati al consueto appuntamento mensile dedicato agli incipit dei libri:








"Cara Caterina, Cara Margherita,
siete vive tutte e due, e io e la mamma stiamo bene. Nessuno di noi ha un tumore. Non ho scritto questo libro perchè morirò presto, spero di schiattare dopo...parecchio dopo qualsiasi cosa.
Questo libro non è un testamento, non vi lascio nulla. Questo libro è una lettera, con molto inchiostro, scritta a due fiorellini, che ogni giorno hanno bisogno di acqua, carezze, riposo, ombra e parole.
Però devo fare una premessa: per me scrivere è faticoso. Devo sfruculiare l'anima, sollecitare ricordi e tirare giù coperte che il tempo aveva tirato su.
La miniera è peggiore, tante altre cose sono peggiori, perciò non mi lamento.
Però non sono neanche uno di quelli che scrive di getto e tutto va bene". 


Saverio Tommasi, "Siate ribelli, praticate gentilezza"

mercoledì 10 gennaio 2018

Il magico potere del riordino, di Marie Kondo

Anno di pubblicazione: 2015


Da IBS:

"Metti ordine nei tuoi spazi e sarai felice: parola di Marie Kondo. Chi non è sopraffatto dall’incontrollabile accumularsi di oggetti inutili, che sommergono case e uffici sempre più piccoli? Chi riesce a trovare al primo colpo quello che sta disperatamente cercando? Dal Giappone, ecco il metodo Konmari, che promette di risolvere una volta per tutte l’annoso problema dell’organizzazione degli spazi domestici. Ma non solo. “Elimina per fare posto”, “Riordina per categorie” e “A ognuno il suo spazio” sono indicazioni che, secondo la filosofia zen, permettono il raggiungimento dello status più prezioso: la serenità."





Nonostante i miei propositi di non leggere più libri in stile "L'arte della felicità" o "come vivere sereni anche senza la Ferrari" o cose simili, visto che l'unica cosa a cui servono è svuotare parzialmente il portafoglio di chi li compra. Ciononostante, visto che nella presentazione del libro veniva citato il rapporto tra l'ordine delle cose e l'ordine interiore della persona- a cui credo molto- ho pensato che, visto il momento e la situazione, poteva essermi utile visto che in effetti al mio disordine interiore corrisponde un disordine esteriore non voluto e non mi piace.
E ho sbagliato di nuovo.
C' è da dire che il Giappone è un paese con cultura e tradizione diversissime da quella occidentale, quindi penso che parte dell'insuccesso ( a livello mio personale) sia dovuto anche a molti modi di fare e di pensare per me inconcepibili: più volte mi sono chiesta "ma che caspita di case hanno i giapponesi che sono così strapiene di roba?!"La Kondo nomina più volte addirittura come "una trentina di sacchi della spazzatura buttati"...in effetti alcune descrizioni sembrano scene tratte da "Sepolti in casa".
Detto questo, non sono riuscita a entrare nella mentalità suggerita dall'autrice (cosa fondamentale per poi fare funzionare il metodo del riordino): io purtroppo sono una che dà molta importanza ai rciordi e che si affeziona a tutto, ho ancora vecchi vestiti che conservo perchè mi ricordano qualcosa, per dire; so che non si dovrebbe ma non riesco a staccarmene, e sinceramente non lo trovo nemmeno tanto giusto: nella mia vita ho avuto talmente poco  che quel poco non lo voglio dimenticare e voglio qualcosa di tangibile da ricordarmelo. Del resto ci arrivo pure io che se butti via tutto poi c'è ordine (per forza, non ti rimane nulla!)....
Per non parlare poi di alcune cose molto discutibili, in particolare la parte riguardo ai libri: l'autrice suggerisce di tenere solo quelli veramente del cuore, tutti gli altri si possono buttare...dopo aver strappato le eventuali pagine che ci sono piaciute. COOOOOOOOSAAAAAAAAAA??!!
Qualche spunto utile si può trovare, ma nulla a cui non ci si possa arrivare con un minimo di sale in zucca.
In conclusione: mi spiace per lei signora Kondo ma il suo libro è già in partenza per il mercatino dell'usato (anche se lei è contraria anche a questa pratica).....


domenica 7 gennaio 2018

Lettera d'amore a una ragazza di una volta, di Enzo Biagi



Anno di pubblicazione: 2003

Ambientazione: Italia, dagli anni '30 agli anni 2000


"Questo libro è una lunga e appassionata lettera di Enzo Biagi a Lucia, una lettera d'amore a una ragazza di una volta e le parole rivolte alla compagna scomparsa si trasformano in una dolce e commossa rievocazione del tempo perduto, di anni lontani in cui il futuro brillava davanti a entrambi, in cui tutto appariva possibile. Il nascere dell'amore nell'Italia del secondo conflitto mondiale, le prime esperienze professionali, l'approdo a Milano, la chiamata alla RAI, il lavoro nei grandi giornali... E poi gli amici (uno per tutti: Federico Fellini), i genitori, Pianaccio - il paese natale quasi fuori dal tempo -, i viaggi, gli incontri, i potenti e la gente comune. Sessantadue anni di vita schiva, lontana per scelta di entrambi dai salotti alla moda."


Oggi voglio presentarvi una storia d'amore vera, di quelle (come dice appunto il titolo) di una volta: una storia dal sapore antico, semplice ma allo stesso tempo straordinaria perchè durata 62 anni. Una di quelle storie a cui oggi, in un'epoca dove ci sono meno tabù, dove la sessualità in ogni sua forma è stata anche fin troppo sdoganata e dove si è più liberi in tutto (ma sarà proprio vero? Spesso ho i miei dubbi a riguardo) si guarda spesso con il rimpianto e la nostalgia in stile "età dell'oro", qualcosa che abbiamo irrimediabilmente perso e non si sa se sia sempre meglio così.
E' la storia di Enzo  (Biagi ovviamente) e Lucia (Ghetti), lui giornalista e lei maestra elementare. Una storia narrata da lui quando lei è purtroppo già deceduta, e che lui vive come un modo per essere ancora vicini, rievocando i tempi della gioventù, di quando si conobbero  e si fidanzarono: tempi sereni anche se fatti di lavoro, studi, fatica e sacrfici. I tempi bui della guerra che poi corrispondono al periodo in cui si sposarono (1943), i tempi di speranza del dopo guerra che coincidono anche con il momento in cui la carriera di Biagi decolla, i tempi tranquilli del boom economico dove la carriera si consolida e dove Biagi ha modo di conoscere tanti personaggi della storia italiana che lasceranno un piccolo segno anche nella sua vita, con pregi e difetti umani come tutti: ad esempio Federico Fellini, Gianni Agnelli, vari politici, dirigenti Rai ecc, persone che hanno attraversato e segnato la maggior parte della storia italiana del dopoguerra. 

Spesso si ha la sensazione che la "ragazza di una volta" del titolo, Lucia appunto, sia messa un po' in disparte rispetto alla professione del marito e ai personaggi famosi che ha incontrato, in realtà non è così: Semplicemente Lucia c'è sempre stata , con costanza e discrezione, anche lasciando il suo lavoro per seguire il marito m facendo ciò felicemente, nella consapevolezza di entrambi di lavorare e contribuire a costruire una esistenza e una famiglia serena.
Inutile dire che il libro è scritto benissimo, senza fronzoli, sentimentale senza essere stucchevole, con tanti insegnamenti morali talvolta un po' desueti ma che in altri casi andrebbero rivalutati e riscoperti.
Bella anche la foto in copertina: in bianco e nero, in un paesaggio chiaramente degli anni della gioventù di Enzo e Lucia, due giovani che camminano mano nella mano per una lunga strada in salita: non so se fossero proprio loro, ma sicuramente è una bella metafora visiva del significato di questo libro.

giovedì 4 gennaio 2018

Sergio Ramelli- Quando uccidere un fascista non era reato, di Paola Ramella e Marco Carucci



Anno di pubblicazione: 2017

Ambientazione: Milano, 1975





Il 29 aprile 1975 Sergio Ramelli, uno studente di 18 anni iscritto all’MSI, moriva dopo 47  giorni di coma; il 13 marzo era stato aggredito e malmenato a colpi di chiave inglese da alcuni militanti di Autonomia Operaia.
Tutto cominciò più di un anno prima, quando Sergio svolse un tema di attualità in cui criticava le BR e la scarsa presa di posizione del PCI ufficiale in merito a gruppi del genere; per il ragazzo cominciò una vera e propria persecuzione, nella ttale omertà (e qualche volta complicità) di professori e preside, tanto che fu costretto a cambiare scuola. 




Mi ha fatto molto piacere sapere della nascita di una piccola casa editrice chiamata Ferrogallico che si ripropone, attraverso le graphic novel, di fare conoscere ai più giovane storie del passato più recente dell'Italia di cui non si parla mai, o di cui si parla in maniera sbagliata: come questa di Sergio Ramelli, ragazzo missino vittima della violenza di sinistra che però ancora oggi dopo quarant'anni viene "perseguitato", dato che puntualmente ogni anno l'ANPI, centri sociali e simili cercano di impedire la sua commemorazione nella città natale, Milano.

Una storia, quella di Sergio, che mi ha colpito fin dal 1996 (prima volta in cui l'ho sentita raccontare), spingendomi nel corso degli anni a informarmi e conoscerla a fondo; ancora oggi ritengo che, seppure nel marasma di uccisioni drammatiche di ragazzi di destra e di sinistra che purtroppo ha costellato gli anni '70 assieme al terrorismo di gruppi organizzati, sia una delle più crudeli assieme a quella del Rogo di Primavalle (ricordato anche in questo fumetto) e di Valerio Verbano. Un caso anche anomalo, visto che Sergio è stato perseguitato per un anno prima della sua aggressione, durante il coma sono stati perseguitati quelli che gli stavano vicino, dopo la sua morte i suoi familiari sono stati perseguitati per dieci anni, a tal punto che il padre morì di crepacuore.
Gli autori del fumetto scelgono di presentarci Sergio prima di tutto come era in realtà, senza farne un'icona o un santino: un ragazzo normale, proveniente da una famiglia semplice, fan di Celentano e dell'Inter, con una fidanzata di nome Flavia, tanti amici non solo di destra, attivo in parrocchia; l'interesse politico per l'MSI quindi è solo uno dei tanti aspetti della sua vita, e deriva più che altro da un senso di ribellione verso le prepotenze che la sinistra- nonostante il riempirsi la bocca con le parole "libertà, democrazia" ecc- dimostrava verso chiunque al pensasse diversamente (in questo caso posso tranquillamente dire che in 40 anni non è cambiato quasi nulla).
E' anche studente presso l'Istituto "Molinari", dove un giorno svolge un tema di attualità criticando le BR, che all'epoca avevano già iniziato la loro carriera criminale uccidendo i due militanti missini Graziano Giralucci e Giuseppe Mazzola a Padova. Ma il tema viene rubato fagli studenti di sinistra e da quel giorno inizia un vero e proprio calvario (ne ho parlato ancora per un'altro libro recensito su questo blog) sfociato nella terribile aggressione di marzo.
Come dicevo Sergio non è rappresentato come un santino ma come un ragazzo normale, pacato, intelligente e disposto al dialogo anche con chi non la pensava come lui, al contrario dei suoi assassini. A suo modo un esempio di coerenza da conoscere ancora oggi, per evitare che certi fatti si ripetano (e il rischio è sempre alto).
L'obiettivo della casa editrice FErrogallico è molto interessante e condivisibile, penso che la seguirò ancora.

lunedì 1 gennaio 2018

Siate ribelli, praticate gentilezza- di Saverio Tommasi



Anno di pubblicazione: 2017


Da IBS:

"«Un pilota perde un secondo a giro a ogni figlio che gli nasce» diceva Enzo Ferrari. È una frase bellissima. Significa capire che c'è qualcosa di più importante fuori da sé, e che quando ti nasce un figlio il successo non si misura più con i traguardi con cui l'hai misurato fino a quel momento. I figli sono l'occasione che ti regala la vita di guardarti allo specchio. Tutto quello che sei, quello in cui credi, quello per cui lotti non sono più solo il tuo modo di stare al mondo, ma si caricano di una nuova responsabilità. Da quando sono arrivate Caterina e Margherita (quattro anni e due scarsi), per Saverio raccontare storie con immagini e parole non è più solo un modo per fare il proprio lavoro. È gettare sul mondo uno sguardo che sarà, almeno inizialmente, anche il loro, è fare scelte di cui a loro più che a chiunque altro dovrà rendere conto. In una lettera alle sue figlie, tra pappe dai colori indecenti e cambi di pannolini in alta quota, terribili gaffe e momenti di grande tenerezza, Saverio affronta i temi che più gli stanno a cuore: la tolleranza, i diritti dei più deboli, la lotta per l'uguaglianza, la denuncia di qualunque forma di razzismo e fascismo, i pericoli della rete. Con grande spontaneità, toni appassionati e talvolta irriverenti, Saverio Tommasi ci regala il gesto d'amore più grande che un uomo possa fare per i propri figli: raccontarsi davvero, a costo di abbassare qualunque difesa." 



Saverio Tommasi è un giornalista di Fanpage, titolare di una pagina Fb che seguo nonostante politicamente sia quanto di più lontano dal mio modo di pensare, visto che purtroppo è uno di quelli che io chiamo "indottrinati dai centri sociali", oltretutto affetto da una grave forma di salvinite acuta (mette Salvini praticamente dappertutto). Lo seguo perchè. sotto all'indottrinamento politico,  ho intuito una persona sensibile, sincera e veramente interessata agli altri: tratta spesso anche tematiche come la disabilità,la solitudine sociale a cui sono condannate certe categorie (come i ciccioni come me) .Ha due figlie, Caterina di 4 anni e Margherita di 2, alle quali è dedicata questa lunga lettera- monologo che, devo dire, mi è piaciuta molto.
Ho trovato questo libro sincero ed emozionante, con tanti valori positivi che è giusto trasmettere ai più piccoli anche se attualmente il mondo sembra proprio remare contro di essi: non solo la gentilezza del titolo, ma anche la gioia di vivere, la voglia di ascoltare e scoprire l'altro; sopratutto il coraggio e la voglia di essere sè stessi, di vivere in prima persona i propri ideali. Sotto sotto, c'è un messaggio anche per i genitori: le paure sono normali, ma tenetevele per voi e non tarpate le ali ai vostri figli, aiutateli a spiccare il volo quando sarà il momento e siate sempre lì per riaccoglierli e sostenerli in caso di bisogno. Le famiglie in fondo servono proprio a questo, no?
E' un libro leggero e profondo allo stesso tempo, con tanti annedoti di un babbo che osserva le sue bimbe crescere e formare la loro personalità e carattere; episodi buffi o seri ma commoventi, che ci trasportano per qualche attimo nello sguardo di un bambino che si affaccia al mondo.
Certo, non mancano qua è là i soliti tempi cari a Tommasi: l'antifascismo messo dappertutto, la quasi beatificazione di Erri De Luca, la difesa degli extracomunitari a prescindere. Ma sono pochi, e del resto...che Tommasi sarebbe senza?
Un capitolo è dedicato all'amico Iacopo Melio, che da anni lotta assieme a lui per i diritti dei disabili.
In conclusione, inaspettatamente promosso! 


P.S: purtroppo a pagina 27/28 devo segnalare un erroraccio: Saverio Tommasi, parlando della strage di via dei Georgofili a Firenze nel 1993, scrive: "...e poi hanno costretti cinque persone che abitavano in via dei Georgofili a volare fino in cielo senza che ne avessero voglia e senza prendere l'aereo. Queste cinque persone si chiamavano Angela Fiume e Fabrizio Nencioni, che di Angela era il marito. E le due figlie si chiamavano Nadia Nencioni di nove anni e Caterina Nencioni di cinquanta giorni".
Di cinque persone ne nomina solo quattro: il quinto era lo studente di 22 anni Dario Capolicchio. 

Dieci anni fa

"Ed eccoci arrivati alla fine del 2008!Quest’anno , tirando le somme, posso finalmente dire che è stato un anno abbastanza impegnativo ma per fortuna positivo:ho perso 18 kg grazie all’operazione che ho fatto, certo con molti sacrifici, ma i sacrifici non importano quando ci sono i risultati.Ciò mi sta aiutando molto, anche se la strada è ancora lunga e piena di ostacoli…per quanto riguarda il lavoro mi è andata bene fino a giugno, avendo lavorato in maniera continuativa e in una scuola che mi è piaciuta molto, con persone che mi hanno aiutato tanto e con cui mi sono trovata bene.Tutto ciò(insieme ai complimenti ricevuti da alcuni genitori) ha contribuito a risollevare la mia autostima in campo lavorativo(anche se non di molto), che dopo il precedente,disastroso incarico era a livello non terra,ma sotto terra!

Mi sono iscritta a Facebook, grazie a cui ho ritrovato le mie amiche Alessia ed Erica.

Con la psicologa finora non ho fatto grandi passi avanti (per questo ormai penso che non ci andrò più), ma parlare con qualcuno di alcune questioni ha contribuito un poco a ridimensionare la mia visione su alcune cose.

Devo cercare di lavorare molto su me stessa e di impegnarmi di più, soprattutto di sforzarmi di impegnarmi di più, soprattutto per resistere al cibo…gli alti e i bassi ci saranno sempre,però devo arrivare a fare in modo che i secondi siano meno dei primi.

Sul fronte informatico,ho imparato un sacco di cose:districarmi col codice HTML,inserire premi,video e altro…il prossimo passo sarà comprare online? J

Buoni propositi in particolare non ne faccio, perché sono sempre inutili, anche se qualcosina in mente ce l’ho:



1-     Dimagrire sempre di più, soprattutto non vanificare i risultati ottenuti;

2-     Imparare a comprare online;

3-     Essere più presente sui miei blog (soprattutto devo fare di più su ISN’T IT ROMANTIC ?),e su quelli degli amici




Sono cose sciocchine, ma le cose importanti già le sapete,perciò non ve le ripeto!

Questo era quello che scrivevo sul mio blog dieci anni fa, alla fine del 2008. Un anno che è rimasto tra i più belli di questa mia vita non molto felice, un anno in salita ma una salita con tante soddisfazioni; se vogliamo un anno di speranza, come lo era stato dieci anni prima il 1998. 
A dieci anni di distanza, nulla è rimasto di quanto avevo realizzato o cominciato a realizzare: tutto è fallito miseramente, i kg in più li ho ripresi con gli interessi, le due amiche le ho perse, il lavoro è andato progressivamente peggiorando, non ho più gli amici di blog nè quel blog e del resto è meglio non parlarne perchè se ci penso mi sento male. 
Eppure ieri sera, al suono della mezzanotte, a casa da sola e guardando i fuochi alla finestra, ho avvertito una sensazione di leggerezza; il 2017 se n'+ andato portandosi via tutti i problemi e i dolori, e il 2018 è ancora vuoto. Ho deciso cosi di ripescare questo vecchio post come una sorta di rito scaramantico per questo nuovo anno.
Non voglio illudermi ma chissà....