lunedì 17 settembre 2018

Pippi Calzelunghe, di Astrid Lindgren


Titolo originale: Pippi Langstrump

Anno di pubblicazione: 1945

Ambientazione:



Pippi Calzelunghe è una bimba molto particolare: vive da sola in una vecchia casa chiamata Villa Villacolle, assieme al cavallo Zietto e alla scimmietta Signor Nillson, indossa due calze di diverso colore, scarpe molto più grandi....e sopratutto, è felice così com'è, anche se non ha i genitori e deve arrangiarsi da sola per ogni cosa!
Pippi fa amicizia con due fratellini, Tommy e Annika, coinvolgendoli in esilaranti avventure...




Come per Gianburrasca, anche la famosa Pippi Calzelunghe che ha segnato l'infanzia di alcune generazioni di bambini l'ho conosciuta solo da adulta. Non so che impressione avrei potuto avere da bambina leggendo questo tipo di libro, non so se sarei rimasta entusiasta (anche perchè comunque non mi era sconosciuto, dato che mi era capitato di leggerne dei brani sulle antologie delle elementari, e non mi aveva incuriosito particolarmente); posso dire da adulta l'ho letto con simpatia, anche se con un certo distacco, ma capisco perchè ai bambini piace tanto ancora oggi.
E' un testo per l'infanzia sicuramente insolito: in mezzo a millemila orfani tragici della letteratura infantile, abbiamo una bambina che questa condizione la vive con allegria (ma Pippi è orfana solo di madre; il padre è un capitano di marina sempre in viaggio) e senza piangersi addosso, anzi amando la sua vita solitaria che le permette di vivere come meglio crede. Pippi, il cui coloratissimo look è caratterizzato da capelli rossi tenuti in strette treccine, abiti stravaganti, calze di colore diverso e scarpe di cinque misure più lunghe (per stare comoda) è totalmente indipendente, ma non solitaria, dato che le piace fare amicizia e parlare con le persone, e sopratutto fa amicizia con due ordinari bambini svedesi, i fratellini Tommy e annika, che vivendo in uan famiglia piena di regole dove bisogna essere sempre perfettamente ordinati e vestiti a puntino, inevitabilmente sono attratti dalla loro stravagante coetanea.
Tante le avventure che si susseguono, fino ad arrivare alla partenza per la misteriosa isola in cui il Capitano Calzelunghe, padre di Pippi, è diventato re.
Credo che Pippi piaccia per il suo anticonformismo, la sua originalità, il suo essere sè stessa a dispetto di tutti, sempre allegra e coerente, ma mai pedante o giudicante.

sabato 15 settembre 2018

Il giardino dei Finzi Contini, di Giorgio Bassani



Anno di Pubblicazione: 1962

Ambientazione: Ferrara, dal 1938 al 1943



Nel 1938, dopo l'approvazione delle leggi razziali, il giovane Giorgio viene espulso dal club di tennis che era solito frequentare: assieme ad altri giovani trova rifugio nella villa dei nobili Finzi Contini, che aprono il loro parco ad amici e conoscenti dei loro due figli, Alberto e Micol, per continuare a ritrovarsi giocando a tennis e passando del tempo insieme.
Nascono amori e amicizie, ma non sempre queste cose danno gioia....




Recentemente rivalutato all'ultimo esame di maturità, Giorgio Bassani è stato uno dei maggiori autori italiani del dopoguerra a trattare l'antifascismo, e questo romanzo in particolare ha avuto grande successo , tanto che nel 1970  ne fu tratto un film di Vittorio De Sica che vinse il premio Oscar come miglior film straniero.
E' un tragico romanzo di formazione, sul quale grava fin da subito un senso fortissimo di ineluttabilità, non solo perchè nel prologo l'autore, anni dopo la fine della guerra,ci dice da subito che nella tomba di famiglia riposa solo Alberto, morto di tumore un anno prima, e che tutti gli altri componenti della famiglia sono morti nei campi di sterminio; ma anche per il fatto che questo senso di ineluttabilità sembra presente in alcuni dei protagonisti, in particolare Micol, quando sono ancora in vita e inconsapevoli di quanto accadrà loro. A Tratti, tutto ciò può risultare pesante, ma è perfettamente in linea con quando narrato.
Il romanzo parla dell'impossibilità di un amore giovanile, quello di Giorgio per Micol, la quale non crede nell'amore perchè ritiene che sia solo " roba per gente decisa a sopraffarsi a vicenda».
Giorgio fa di tutto per indurre la ragazza a cedere alla sua corte (cosa che oggi verrebbe catalogata subito come stalking), arrivando ad ottenere l'effetto contrario: quando Micol sente che potrebbe cedere, fugge a Venezia per laurearsi, e così si assenterà per un periodo mettendo apposta distanza fisica tra lei e Giorgio.
Il quale ne soffrirà e continuerà a frequentata casa Finzi Contini, anche solo per rimanere a contatto con il suo ambiente, le cose che amava, e così avrà modo di conoscere meglio il giovane Alberto, ingegnere di salute cagionevole e pessimista (altro personaggio che forse, per sè, presagisce un futuro non positivo)e sopratutto Giampiero Malnate, giovane fascista amico di Alberto, che è un po' il suo alter ego (spigliato e deciso con le donne)e che diventerà un amico- rivale per molti aspetti, anche se Giorgio arriverà a dubitare che Micol lo abbia rifiutato perchè innamorata di lui ( e non, come dichiarato dalla ragazza, perchè non crede nell'amore). 
Sullo sfondo ovviamente le leggi razziali, il progressivo decadimento di un Paese  che corre verso un disastro che non sa evitare, scritto in uno stile semplice ed elegante, anche se a volte- ma solo in alcuni punti- appesantito da considerazioni filosofiche di vario tipo.
Un libro importante un po' caduto nel dimenticatoio ma che merita certamente di essere riscoperto.

mercoledì 12 settembre 2018

Read in progress

What are you currently reading? (Cosa stai leggendo?)

Ho provato a leggere "Il mondo salvato dai ragazzini" di Elsa Morante, ma non ci ho capito assolutamente nulla e ho smesso! Adesso aspetto arrivino i libri nuovi in biblioteca...




What did you recently finish reading? (Quale libro hai finito di recente?)

Prima della Morante ho letto "La rivoluzione della luna" di Andrea Camilleri.









What do you think you’ll read next? (Quale libro pensi sarà la tua prossima lettura?)

Molto probabilmente "I love shopping a Las Vegas", di Sophie Kinsella.

















domenica 9 settembre 2018

La rivoluzione della luna, di Andrea Camilleri



Anno di pubblicazione:2 013

Ambientazione: Sicilia, 1677




Quando i nobili palermitani  aprono il testamento del  Vicerè Don Angel, appena scomparso, non credono ai loro occhi: l'uomo ha nominato come proprio successore la moglie, Donna Eleonora. La quale da subito comincia ad andare a fondo dei problemi della città, senza guardare in faccia nessuno....



Una storia, a quanto pare, parzialmente vera, che mi ha colpito per la figura della protagonista anche se il romanzo non mi ha lasciato più di tanto; ho anche avuto delle difficoltà a leggerlo perchè i dialoghi in spagnolo non hanno traduzione, è vero che non sono lunghissimi ma a volte per chi non è pratico di una lingua anche non capire una parola inficia la lettura.
Le scene iniziali sono tipiche di un certo ambiente, al di là dell'epoca: i nobili appartenenti al consiglio che brigano tra di loro per difendere i loro interessi economici e non, in barba al Vicerè Don Angel, che da un po' di tempo a causa di gravi problemi di salute sembra non starci più con la testa. E proprio durante quella seduta, Don Angel muore improvvisamente. I nobili, che approfittano della cosa per approvarsi da soli leggi e favori dando con molto in ritardo la notizia della morte dell'uomo, ancora non sanno cosa li aspetta: Don Angel infatti ha lasciato un testamento dove designa come sua erede nella carica sua moglie, Donna Eleonora.
Il fatto che la cosa sia vissuta inizialmente come un affronto e che l'intera città si divida immediatamente tra le due fazioni "Vicerè donna si" e "vicerè donna no" non turba minimamente la nuova delegata, che da subito dimostra piglio risoluto e fermezza nel voler trattare le varie  questioni, e nel cercare di risolvere davvero i problemi della città anche a scapito degli interessi dei potenti, anzi, sopratutto a scapito di questi ultimi.
Donna Eleonora nell'arco di un mese compirà una vera e propria rivoluzione: abbasserà il prezzo del pane, aprirà dei ricoveri per vecchie prostitute affinchè non debbano vivere per strada, scoprirà e correggerà un'infame struttura per giovani orfane che in realtà era un bordello travestito da Opera Pia, farà incarcerare il corrotto vescovo di Palermo colpevole di aver abusato di due bambini...il tutto le varrà l'odio di molti ma troverà anche degli alleati, e non donne, ma uomini onesti che riconoscono il suo valore e la considerano un'alleata nella lotta contro le storture.
Purtroppo, il suo essere donna alla fine le varrà il sollevamento dall'incarico, e non poteva essere altrimenti vista l'epoca, ma con la soddisfazione di vedere riconosciuto il proprio operato. 
Tutto sommato insolito e meritevole di lettura, questo è anche scontato perchè Camilleri è sempre meritevole.

lunedì 3 settembre 2018

Passioni e colpi di fulmine

La premessa fatta nella recensione del romanzo "La futura regina" di Philippa Gregory necessita di una lunga spiegazione, anche se affettivamente il blog non lo legge nessuno  e quindi nessuno me l'ah chiesta. Ma ho deciso di scriverne lo stesso.
Purtroppo quanto accadutomi non è per me una novità: sin da bambina ho provato delle vere e proprie passioni per i libri  per i film, per le storie che amavo. Quando intendo "amare", non intendo il libro che ti piace,anche tanto, o il cartone che guardi con gia perchè ti piace: intendo proprio quelle storie che ti prendono il cuore. Perchè a me è successo fin da bambina di "vivere" così questi momenti, tanto è vero che i colpi di fulmine, le farfalle nello stomaco i palpitamenti di cuore ecc, io li ho sempre avuti per libri o film, e mai per delle persone (se si esclude il primo ragazzino di cui mi sono innamorata, quando ero alle medie). Provo veramente reazioni fisiche davanti a queste cose.
Il primo in assoluto che io ricordi è stato quello con Alice nel paese delle meraviglie, la mia fiaba preferita quando ero piccola: non mi stancavo mai di ascoltare la cassetta o di leggere il libro, passavo ore a inventare giochi e storie riguardanti il paese delle meraviglie e i suoi personaggi, addirittura una volta mi infilai nel buco di un albero presente nel giardino di una zia di mia mamma convinta che sarei andata nel paese delle meraviglie....ma vabbè, ero ancora piccola (anche se questa favola la adoro ancora oggi).
Il primo vero caso in cui ho dimostrato questa mia particolarità, quello che in famiglia si ricordano ancora oggi, è stato il cartone di Georgie: quando finì l'ultima puntata mi misi a piangere disperata perchè ero commossa per il finale, ma che perchè (come ho raccontato io stessa ai miei genitori che ovviamente cercavano di consolarmi) pensavo che non avrei più visto Georgie, Abel, Arthur, il cane, lo zio ecc ecc. Per giorni non mi sono separata dall'album di figurine, unico modo per rivedere appunto i personaggi e la storia che amavo. Tutto questo quando avevo 5 anni....
Quando mi succedeva ciò, penso di essere stata piuttosto imbarazzante per i miei genitori perchè non riuscivo a contenermi molto: parlavo del cartone/ libro che mi appassionava con chiunque, anche con chi non ne sapeva nulla. Sopratutto fra i miei coetanei cercavo disperatamente qualcuno a cui piacessero le stesse cose per condividere la mia passione. Alcune volte sono stata fortunata (come dimenticare la gioia della scoperta che anche alla mia migliore amica dell'epoca piaceva "Piccole donne" e le ore passate a giocare e inventare storie a riguardo?), perlopiù però è stato un problema perchè di me- anche se ero piccola- non si diceva "ha una passione", ma "non è normale, i suoi genitori dovrebbero farla curare".
Un episodio che mi ha segnato nel profondo è accaduto in seconda media: una ragazzina che veniva a catechismo con me mi fermava spesso chiedendomi cosa stavo leggendo in quel momento, chiedendo consigli sui libri, chiedendo informazioni sulle varie storie: io mi fermavo volentieri  a parlare con lei di quest cose, ma dopo un po' tramite alcuni compagni venni a sapere che in realtà faceva apposta a farmi parlare di queste cose per poi deridermi alle spalle, sparlare di me dicendo che io ero capace solo di leggere e di parlare di "cose finte", che il mio entusiasmo era da pazza pericolosa e che sarebbe stato meglio evitarmi. Ci rimasi malissimo e ancora oggi 
Da allora, ho imparato a controllare le mie emozioni e sentimenti a riguardo, nascondendoli e al limite, sfogandoli scrivendo sul blog o (in passato) su qualche forum e community a riguardo.
A volte, mi ricordo perfettamente anche a distanza di anni il giorno in cui sono venuta a conoscenza, oppure che ho comprato, un dato libro che ho amato, altre quando ci ripenso mi sembra proprio di tornare indietro al tempo in cui sono venuta a conoscenza di una certa storia per la prima volta.
Finchè ero giovane comunque ero indulgente con me stessa riguardo a questo tipo di emozioni, passati i trenta ho cercato ogni volta non solo di controllarle ma anche di annullarle consapevole che più passa il tempo, meno dovrebbe essere così per una persona di una certa età...eppure, questa mia caratteristica rimane e ogni tanto esce ancora. E sapete cosa è peggio? Che quando succede non solo mi sento bene, ma mi sento davvero viva; l'ultima volta, qualche giorno fa appunto, mentre leggevo il romanzo della Gregory, per alcuni giorni andavo a letto, mi addormentavo e facevo tutto un sonno, svegliandomi la mattina riposata ( cosa che da tempo non mi capita più, dato che solitamente mi sveglio già stanca); sopratutto, mi svegliavo felice di ritrovare Anna e Riccardo, a volte dopo averli sognati durante la notte. 
cosa dire, so che non dovrei essere così, che dovrei essere diversa...però lo sono. E non so nemmeno come cambiare, vista anche la gioia che tutto ciò mi procura, e visto che di gioia nella mia vita ce n'è ben poca. 
Cosa devo fare?

giovedì 30 agosto 2018

l'Idiota, di Fedor Dostoevskji



Titolo originale:

Anno di pubblicazione: 1869


Ambientazione: Russia, XIX secolo




Dal sito Feltrinelli:

" il romanzo ruota intorno al protagonista, il principe Myskin, uno spirito puro, incapace di adeguarsi al cinismo, alla meschinità che dominano intorno a lui: con la sua disarmante bontà, la sua innocenza assoluta, egli aspira all'armonia totale. Myskin s'innamora della bellissima Nastas'ja, contendendola al passionale Rogozin. Nessuno si salverà dal male presente ovunque. Resta la vibrante lezione morale che, attraverso il suo personaggio, Dostoevskij ci ha dato."




Libro che appartiene alla categoria "Tecnicamente incriticabili": ovvero, quei libri riconosciuti all'unanimità come capolavori assoluti, osannati da chiunque sin dal momento della loro prima pubblicazione, assolutamente intoccabili. Libri verso cui ci si approccia con grandi aspettative, sopratutto se- come nel mio caso- l'autore è uno dei nostri preferiti. Purtroppo, capita che anche i migliori deludano, e capita di dover rientrare nella categoria "lettori eretici", riguardo ai capolavori di cui sopra...a me è capitato proprio con questo libro, che attendevo di leggere da svariato tempo quando l'ho letto la prima volta, nei primi anni 2000, proprio perchè scritto da Dostoevskij; gli ho dato una seconda possiblità qualche tempo dopo, rileggendolo, solo per lo stesso motivo, ma purtroppo mi sono dovuta arrendere: pur  riconoscendone il valore, non mi è piaciuto e non mi è piaciuto nemmeno il suo protagonista, non ho condiviso affatto tutte le lodi sperticate su di lui.

Il romanzo è molto complicato, e fin qui nulla di che trattandosi di Dostoevskji; solo che, a differenza di altri romanzi, la parte storica, filosofica ecc non è stata compensata con dei personaggi e storie interessanti.
Il protagonista, il principe Myskin, è certamente un uomo buono, ma anche (scusatemi se lo dico)affetto da problemi mentali: e in effetti non ho capito la necessità di dipingere un personaggio buono già con problemi psichici (e non, al limite, come uno che viene fatto passare per tale); mi è sembrato svantaggioso per il personaggio in sè. Comunque, all' inizio della storia è appena stato dimesso da una casa di cura e sta raggiungendo un'anziana zia, unica parente disposta ad ospitarlo e forse a renderlo suo erede. Durante il viaggio, il principe fa la conoscenza di Rogozin, il figlio squattrinato di un ricoc mercante morto di recente, e di un funzionario di nome Lebedev. Durante la conversazione tra i tre salta fuori anche il nome di Natasha, il terzo personaggio importante del romanzo.
Quest'ultima è forse la più sfortunata, ma anche con un atteggiamento incomprensibile: rimasta orfana da bambina, fu allevata per carità da un amico del padre che, raggiunti i sedici anni, ne fece la sua amante, salvo poi scaricarla di recente senza mezzi di sostentamento. E' quindi universalmente considerata una donna perduta, e lei stessa sembra purtroppo doversi adeguare a questo ruolo per mancanza di mezzi, dato che ad esempio faticherebbe perfino a trovare un lavoro per questo motivo(sappiamo com'era la situazione delle donne all'epoca). E quindi, perchè quando trovi un uomo - il principe- che decide di sposarti per salvarti, tu gli vuoi bene, lui anche...poi lo molli per il senso di colpa? Ok, capisco che lei, considerandosi "poco onesta", si sentisse in colpa riguardo al principe, ma questo può essere valevole fino a un certo punto: arrivare all'autolesionismo come succede in questo caso mi sembra totalmente esagerato, visto che oltretutto- ripeto- Natasha al principe voleva bene, quindi non sarebbe stata solo un arrivista.
Ma è sopratutto il principe che non mi ha convinto: TROPPO buono, addirittura (qui torniamo al dettaglio già considerato) sembra davvero uno con problemi mentali, quasi un eterno bambino, a volte incapace di fare i conti con la realtà. Troppo buono, quindi praticamente perfetto, e quindi a tratti irritante: capisco il perchè del comportamento di Natasha forse...infine, TROPPO buono= poco credibile, sotto ogni punto di vista.
come negli altri romanzi c'è una precisa e accurata ricostruzione dell'epoca storica e vari intermezzi filosofici, politici e morali, che però in questo caso mi sono risultati particolarmente pesanti, per non parlare della quasi inevitabile escalation di violenza fino al tragico finale, di cui francamente non ne sentivo il bisogno in nessuna delle due volte in cui ho letto il libro. Alla fine, un enorme pistolotto morale.
Forse il mio sarà un giudizio superficiale ma avendolo letto due volte, credo che purtroppo sia anche completo. Pazienza, ci sono altri classici....






domenica 26 agosto 2018

La futura regina, di Philippa Gregory


Titolo originale: The kingmaker's Daughter

Anno di pubblicazione: 2012

Ambientazione: Inghilterra, 1465-1485

Collegamenti con altri romanzi: è il terzo romanzo della serie "La guerra dei cugini", composta da:

- La signora dei fiumi (2011); 

 - La Regina della Rosa Rossa (2010);
- La Regina della Rosa Bianca (2009);
- La futura regina (2012);
- Una principessa per due re (2013);
-La maledizione del re (2014). 




Richard Neville, conte di Warwick, è soprannominato "Il creatore di re" per la sua abilità di stratega che è servita a re Edoardo VI per conquistare il trono spodestando il precedente sovrano. Ma quando Warwick si rende conto che a corte comanda la famiglia Woodwille (la famiglia della regina Elisabetta), e che Edoardo per questo lo sta mettendo da parte, non esita a mettersi a capo di un esercito per tentare di detronizzarlo e mettere sul treno dapprima il fratello Giorgio, poi Edoardo di Lancaster, figlio della ex nemica Margherita de Beaufort; in tutto questo usa le giovani figlie Isabella e Anna come pedine, incuranti dei loro desideri, sogni e persino per le loro vite....







ATTENZIONE: RECENSIONE LUNGA CON SPOILER!


Premessa: ho 38 anni, non ho una vita facile nè felice (non si tratta di vittimismo, ma di vedere la realtà per quella che è); una delle poche consolazioni che ho sono la lettura e il cinema,e forse proprio per il mio background che- nonostante non sia una persona che vive con la testa sulle nuvole solo per ciò che dicono i libri, come Don Chisciotte- sono portata a riversare sentimenti e altro sulle storie che leggo. E quindi per questo, nonostante sappia benissimo che alla mia età non dovrei, che forse sono patetica e ridicola....devo proprio ammettere che la storia di Anna e Riccardo mi ha fatto SOGNARE, come da tempo non mi capitava.

Ma andiamo con ordine.

La protagonista e voce narrante della storia stavolta è Anna Neville, figlia di Richard Neville, astuto stratega che fin dall'infanzia usa le due figlie Isabella e Anna come pedine per la sua sete di potere, mascherando il tutto con il solito "ma io lo faccio per voi"...sì, come no! Lo scopo principale dell'uomo tuttavia non è solo acquisire potere, ma contrastare il potere della  famiglia Woodwille, la famiglia della regina in carica Elisabetta, moglie di EdoardoVI (protagonista del precedente "La Regina della Rosa Bianca), che grazie all'influenza della moglie sul sovrano, si sta appropriando di tutte le cariche, partite, terreni più importanti in Inghilterra, lasciando ben poco agli altri, parenti del re compresi. Richard Neville, oltretutto, è il tutore ed educatore dei fratelli minori del re Giorgio e Riccardo, che da bambini hanno vissuto con lui nella stessa casa.
Richard complotta, intriga, cerca di tessere alleanze con probabili fidanzamenti delle figlie, fino al momento in cui fa sposare Isabella con Giorgio
La parte del parto di Isabella sulla nave in tempesta è una delle cose più atroci che abbia mai letto, come già avevo percepito nel precedente romanzo, e certo non può rendere simpatica Elisabetta Woodwille, che già nel romanzo di cui era protagonista non era proprio un modello di simpatia nonostante si intuisca che l'autrice parteggia chiaramente per lei. Da qui però Anna e Isabella imparano sulla propria pelle a temere la regina come la strega, affiancata dalla madre, di cui hanno sempre sentito parlare da bambine. E la loro vita sarà segnata da questa credenza.
Nonostante il matrimonio combinato fra Anna e il principe Edoardo, figlio di Margherita   la "regina cattiva", i piani di Richard Neville falliscono miseramente: sia lui che Edoardo vengono sconfitti e uccisi dall'esercito reale, Anna cade in disgrazia anche se il re mostra clemenza e la manda a vivere da Isabella, costretta però a trattarla come una reclusa per non essere accusata di tradimento come lo era stato il loro padre. E qui entra in scena Riccardo di Gloucester, futuro Riccardo III.
Nella nota alla fine del libro, l'autrice ha dichiarato che il suo intento era riabilitare la figura di Riccardo togliendolo dalle false dicerie a cui ha contribuito non poco Shakespeare con l'omonima tragedia, che lo dipinge come un vecchio gobbo e pazzo, capace di ogni sorta di malvagità ai danni anche di moglie e figlio per la sua sete di potere, e riportandolo più vicino a quella che è la realtà storica. Cosa che ha fatto solo in parte però!
Anna conosce Riccardo fin da bambini, in quanto come detto hanno vissuto nella stessa casa. Ritrovandosi adulti, in un contesto di sofferenza e difficoltà, nasce l'amore, e Riccardo sposerà Anna liberandola dalla sua prigionia nonostante le difficoltà e le contrarietà (il matrimonio dovrà svolgersi in segreto). Alla fine Anna verrà accettata a corte, il matrimonio felice verrà allietato dalla nascita del figlio Edoardo, i coniugi si amano e sono felici, anche se per Anna è un grosso dolore non avere altri figli. Riccardo si mostra un marito innamorato e felice, non tradisce Anna e non le fa pesare la faccenda dei figli. Qualche dubbio viene seminata dalla malefica suocera, madre di Anna, non preso troppo inconsiderazione visto che- come dice la stessa figlia- la signora ha più volte dimostrato di pensare solo al suo interesse arrivando al punto di abbandonare la figlia al suo destino nel bel mezzo di una guerra.
Ma....il problema arriva verso la fine: se dici che vuoi dipingere un Riccardo più fedele alla realtà storica, perchè caxxxxxo mi mandi tutto a puxxxxxxne dando poi credito alla storia di Riccardo che si prende come amante la giovane nipote Elisabetta accolta per carità sotto il suo stesso tetto, quando nella realtà questa fu solo uno dei tanti pettegolezzi, senza alcuna prova, smentito tra l'altro dallo stesso re in tribunale?! Ok, la cosa viene fatta digerire ai lettori sotto forma di un'ennesimo incantesimo che la strega Woodwille, detronizzata dopo la morte del marito, avrebbe mandato ai due regnanti (in crisi dopo la morte del figlio) sotto forma della (forse) inconsapevole figlia Elisabetta per provare tramite essa a riconquistare il trono...ma per favore non si fa così!!! NON E' GIUSTO nei confronti di noi lettori! Ho avuto sinceramente l'impressione che l'autrice- che dichiaratamente parteggia per la Woodville- si sia accorta di avere creato due personaggi con una sottotrama e un carattere che avrebbero potuto conquistare molto di più il pubblico rispetto alla sequela di malignità e maledizioni che in pratica costituiscono l'azione della sua eroina, e quinsi si è affrettata a rovinarli. 
Tornando al personaggio principale, Anna è una giovane che può apparire abbastanza passiva rispetto agli standard attuali, ma ricordiamoci che all'epoca per le donne era questa la normalità. E' tuttavia una giovane dal forte carattere, in grado di passare sopra le varie disgrazie che affliggono la prima parte della sua vita, a due genitori menefreghisti che usano le figlie solo come pedine, a un primo marito e una suocera che l'atterriscono e la considerano una nemica, fino ad arrivare al momento felice dell'incontro con Riccardo. Per lei si spalancano le porte della felicità per vari anni, fino al momento in cui tutto precipita di nuovo nella seconda, quando la morte della sorella Isabella per sospetto avvelenamento comincia a insinuare in lei il sospetto che anche lei sia destinata a fare la stessa fine; sospetto che aumenterà, finendo per minare un equilibrio psicologico comunque provato, a cui gli intrighi di corte e sopratutto la morte dell'amato figlio daranno il definitivo colpo di grazia. 
Ho avuto l'impressione che per entrambi sarebbe stato meglio rimanere lontani da corte, a Middleham con il loro figlio, dove in effetti hanno conosciuto la vera felicità, e dove avrebbero vissuto tranquilli e sereni.
Una costante della vita di Anne non può che essere il rapporto con Isabella, amiche, nemiche, rivali, ma nel quale non viene mai a mancare l'amore fraterno, nonostante tutto. Anna e Isabella, sole contro il mondo. 
Nel frattempo, ho scoperto che esistono due serie tv tratte da questa serie di romanzi della Gregory: non vedo l'ora di vederle e sinceramente spero che Anna e Riccardo siano stati trattati molto meglio!