mercoledì 25 marzo 2020

Anna dai capelli rossi, di Lucy Maud Montgomery

Titolo originale: Anne of Green Gables

Anno di pubblicazione:

Ambientazione: Avonlea (Isola

Collegamenti con altri romanzi: è il primo di una serie così composta:

- Anna dai capelli rossi;
- L'età meravigliosa;
- Il baule dei sogni;
- La casa dei salici al vento;
- La baia della felicità;
- La grande casa;
- La valle dell'arcobaleno;
- Rilla di Ingleside.





Matthew e Marilla Cutberth sono due fratelli di mezza età proprietari di una fattoria; dato che la vecchiaia si avvicina decidono di adottare un ragazzo che possa aiutarli nei lavori di conduzione della proprietà. Per errore però arriva dall'orfanotrofio Anna Shirley, una bambina di undici anni vivace e intelligente, che i due decidono di tenere comunque e che  si rivela intelligente e amante dello studio, oltreché vivace  e gioiosa…




Confesso che solo ora, a 40 anni suonati e dopo aver visto la serie tv, apprezzo questo classico per l'infanzia: da bambina ho visto solo una volta il cartone, non mi è piaciuto particolarmente (nemmeno dispiaciuto, a essere sinceri) e questo non mi invogliò a leggere il libro...che leggo solo ora, appunto.
E ora, non oso dire che me ne sono innamorata, ma mi ha davvero coinvolto e appassionato nonostante conoscessi la storia.
Mi ha commosso la figura della piccola Anna, a soli 11 anni già segnata da una vita di abbandoni e stenti da cui tuttavia si è salvata grazie alla sua inesauribile fantasia, e ho immaginato perfettamente il suo dolore iniziale quando scopre che i Cutberth in realtà volevano un maschio e crede che il suo sogno si sia infranto; ma mi hanno commosso molto anche Matthew e Marilla, due anziani e scialbi fratelli la cui vota solitaria viene riempita grazie a quella bambina gioiosa. Anzi, ho pensato che abbiano in realtà ricevuto più loro di Anna da questa vicenda, visto che la presenza della bambina trasformerà la loro vita solitaria in una vita piena di gioia e, sopratutto, darà loro la possibilità di amare qualcuno. Che per me non è poco, e per me è questa la parte più importante dell'intera vicenda.
Il resto scorre in modo tranquillo, a episodi ben descritti, con personaggi  che non rimangono sulla pagina ma brillano di vita propria: l'amica Diana, i suoi genitori, la zia Josephine, l'amico-rivale Gilbert, i vari compagni di scuola, la signora Rachel amica di Marilla, sono tutti personaggi coi quali familiarizziamo subito e che spesso vengono filtrati attraverso i discorsi e la fantasiosa ottica di Anna, la cui dote principale è la vivacissima intelligenza che le fa vedere quasi sempre il meglio o il peggio anche del fatto più banale, le fa inventare storie fantasiose e incredibili, dare nomi anche ai laghi, al frutteto, al bosco....il tutto in un susseguirsi di fatti salienti che accompagnano la nostra protagonista e i suoi cari fino sulla soglia dell'età adulta. 
I Cutberth riusciranno a fare studiare Anna presso una delle principali scuole dell'isola, dove vincerà una borsa di studio per l'università. A questo punto un tragico fatto colpisce la famiglia, chiamando Anna a una scelta coraggiosa e grazie a cui dopo anni si riappacificherà finalmente con Gilbert, col quale si intuisce sta già nascendo qualcosa...
Insomma un libro a mio avviso adatto a tutte le età e da far riscoprire sopratutto a bambini e ragazzi, una storia e dei personaggi molto attuali e che hanno ancora tanto da dire!


sabato 14 marzo 2020

Letture in quarantena

Non c'è bisogno che inizi il post descrivendo cosa sta succedendo in Italia; lo sappiamo tutti fin troppo bene.
E' una situazione mai accaduta finora e in cui è giusto che tutti facciano la propria parte per risolverla,anche con grossi sacrifici come quello di stare rinchiusi in casa; ci rifaremo dopo. Colgo l'occasione per mandare un "grazie" speciale a tutti quei deficienti che sabato scorso, quando ancora il decreto di chiusura della Lombardia non era stato firmato ma se ne  ventilava solo l'ipotesi, hanno assaltato le stazioni dei treni di notte manco avessero dichiarato che era scoppiata la guerra, e se ne sono tornati a casa loro nei territori d'origine nel Sud Italia, contribuendo così ad aggravare la situazione in regioni che finora sostanzialmente stavano ancora abbastanza bene, e rendendo necessarie misure ancora più drastiche come quelle poi adottate.
Che ovviamente non passeranno più  se ci sarà qualcuno ( e ci sono, eccome!) che ritiene ancora che passare due settimane sul divano davanti a Netflix sia una tortura insopprimibile. 
Io e la mia famiglia ci siamo chiusi in casa già da quando hanno chiuso le scuole...è dura ma dobbiamo farcela. 
E mentre tutti assaltavano supermercati per fare incetta di beni alimentari la sottoscritta ha fatto lo stesso con la biblioteca, prevedendo un lungo periodo in cui di tempo per leggere ce ne sarebbe stato in abbondanza.
Ecco i titoli da me scelti:

Storia culturale della canzone italiana, di Jacopo Tomatis



Addio a Berlino, di Christopher Isherwood



La canzone di Achille, di Madeline Miller



La congiura dei Pazzi, di Lauro Martines



La linea infernale, di Agatha Christie



Ragazze e ragazzi del secolo scorso, di Bruna Franceschini



Regina di fiori e radici, di Laure 


Per ora è così, poi se la cosa continuerà e le biblioteche saranno chiuse mi darò alla rilettura di quelli che ho in casa, che non sono certo pochi.

Avrò anche più tempo per fare le recensioni e tenere aggiornato questo blog e l'altro sul cinema. 
FORZA ITALIA!

mercoledì 11 marzo 2020

L' innocente, di Alison Weir

Titolo originale: Innocent traitor 

Anno di pubblicazione: 2015

Ambientazione: Inghilterra, 1537/ 1554



Jane Grey, primogenita di Henry Grey e di sua moglie Frances, è pronipote di Enrico VIII e cugina di suo figlio e successore Edoardo VI.
Grazie a queste credenziali i suoi ambiziosi genitori lavorano fin dalla sua infanzia per riuscire a porre la figlia sul trono d'Inghilterra, e per raggiungere il loro scopo sono davvero pronti a tutto...



Jane Grey è un personaggio storico inglese piuttosto dimenticato al giorno d'oggi, ma con una storia particolare alle spalle: fu regine d' Inghilterra per soli nove giorni, prima che la legittima erede al trono Maria Tudor riprendesse il posto che le spettava, imprigionando Jane che fu giustiziata per tradimento a soli 18 anni assieme al marito Guildford Dudley.
Eppure in tutta questa storia- qui narrata come un romanzo storico attraverso gli occhi de personaggio immaginario di  Mrs Ellen, governante di Jane- appare chiaro fin da subito che la ragazza è semplicemente stata una pedina, povera vittima nelle mani di gente senza scrupoli che non ha esitato a sacrificarla per i propri giochi di potere; un po' come è avvenuto in un certo senso per Anna Bolena, che però a differenza di Jane era a sua volta consapevole di ciò che faceva e sapeva essere maligna e crudele.
Principali colpevoli della situazione i genitori di Jane: Henry Grey (nipote di Elisabetta Woodville, ma pensa un po', non l'avrei mai detto vista la simpatia del personaggio!) e Frances Brandon, figlia di Charles Brandon e Mary Tudor e quindi nipote diretta di Enrico VIII. Entrambi i coniugi non sono felici della nascita di Jane, dato che desideravano l'erede maschio (e invece avranno altre due femmine, tiè!), ma se ne fanno una ragione rendendosi conto che nella loro posizione anche una femmina primogenita può essere utile per la scalata al potere. E difatti Jane fin da piccolissima viene educata con particolare rigidità con l'obiettivo di darla in moglie al cugino Edoardo VI: a questo proposito si fa particolarmente notare all'interno del romanzo la figura della madre Frances, una delle peggiori madri che possano capitare a un figlio. Crudele e talvolta violenta, mostra di fregarsene bellamente della figlia che per lei è solo un mezzo per acquisire potere, inculcando nella sensibile figlia la sensazione di essere perennemente inadeguata e sopratutto di non essere amata.
Se ne accorgono sia Maria Tudor che l'ultima regina Caterina Parr, le quali cercheranno entrambe in modi diversi di aiutare Jane, che si affezionerà moltissimo alla seconda andando a vivere con lei per un periodo prima della sua morte; e sarà il periodo più felice della sua intera esistenza.
Jane è una ragazza sensibile e amante dello studio, grazie al quale consolida la sua profonda fede protestante; non è certo priva di difetti, dato che proprio la sua fede le impedisce di apprezzare totalmente Mary Tudor, sempre gentile e affettuosa con lei, ma "colpevole" ai suoi occhi di essere cattolica. 
Alla giovane non manca un certo spirito che la porta a cercare di ribellarsi a ciò che ritiene ingiusto, ma bisogna considerare che all'epoca le possibilità di una donna in questo senso non sono poi molte; ed è così che Jane si troverà costretta a sposare Guildford Dudley, figlio di John Dudley e fratello del più famoso Robert, personaggio su cui a mio avviso l'autrice ha calcato un po' troppo la mano: il matrimonio poteva non essere il massimo come assortimento vista la differenza di vedute dei due sposi, ma da qui a dipingere il povero Guildford come un sadico che amava stuprare la moglie c'è una bella differenza! A volte in alcune scene mi è sembrato di avere davanti Joffrey del "Trono di spade".... Mi domando il perchè di questa scelta , visto che a mio avviso entrambi i giovani furono vittime delle manovre dei familiari....
Incredibile poi la faccia tosta e l'incuranza con cui i suddetti genitori espongono i figli più di una volta a rischi solo per la brama di potere, arrivando alla fine a essere causa della loro morte. 
Il romanzo è scorrevole e oltre al punto di vista della governante abbiamo anche quello della stessa Jane e di altri personaggi. Inutile negare che qualche libertà l'autrice se la prende, e non solo sul rapporto Jane- Guildford; però sempre meno della Gregory.

domenica 8 marzo 2020

I love shopping a Las Vegas, di Sophie Kinsella

Titolo originale: Shopaolic in Las Vegas

Anno di pubblicazione: 2015


Ambientazione: Las Vegas, 2015



Collegamento con altri romanzi: E' il primo romanzo della serie I LOVE SHOPPING, così composta:



1- I LOVE SHOPPING ( The secret world of a shopaholic );
2- I LOVE SHOPPING A NEW YORK ( Shopaholic abroad );
3- I LOVE SHOPPING IN BIANCO ( Shopaholic ties and knot );
4- I LOVE SHOPPING CON MIA SORELLA ( Shopaholic and his sister );
5- I LOVE SHOPPING PER IL BABY ( Shopaholic and baby );

6- I LOVE MINI SHOPPING (Mini Shopaholic). 

7- I Love Shopping a Hollywood (Shopaolic to Hollywood)
8- I love shopping a Las Vegas (Shopaolic in Las Vegas);
9- I love shopping a Natale (Shopaolic Christmastime).


Come già si intuiva dalla conclusione del precedente romanzo Becky, Luke e il solito seguito di amici e parenti affittano un camper per andare alla ricerca di Grahm e Tarquin, scomparsi nel nulla o quasi, dato che come unico indizio hanno lasciato la loro meta, Las Vegas. 
A quanto pare da giovane il padre di Becky aveva compiuto lì un viaggio con alcuni amici...ed era successo qualcosa di irreparabile. Ma cosa?




Come ben sapete la serie "I love shopping" da molti anni è una delle mie preferite e una di quelle che ho letto interamente (tranne l'ultimo "I love shopping a Natale", uscito qualche mese fa); purtroppo comincio a notare notevoli cenni di cedimento da parte dell'autrice nel portar avanti una storia che forse è diventata un po' troppo stereotipata e non ha più nulla da dire.

Tutto ciò era stato notato (e nella mia recensione l'avevo segnalato) già nel precedente "I love shopping a Hollywood", ma questo penultimo romanzo della serie è davvero brutto. Mi spiace moltissimo dirlo per i motivi già esposti, d'altra parte non posso fare finta di nulla e non c'è modo più gentile di dirlo.
Ho fatto molta fatica a finirlo, tant'è vero che sono ricorsa al metodo (che io di solito non uso mai) del "saltare" qualche pezzo ogni tanto, perchè  veramente alla fine ero arrivata a fregarmene sia dell'assurdo giallo che costituisce il perno principale della storia che dei personaggi, dei loro casini, delle loro paturnie e perfino della sorte del padre di Becky e di Tarquin.
Per non parlare delle motivazioni assolutamente improbabili con cui si giustifica il fatto che l'intera truppa di amici e parenti di Becky si sposti compatta ovunque lei vada. A questa specie di armata Brancaleone britannica (che, ricordiamolo, sono: la madre Jane- che qui almeno ha la motivazione di cercare il marito- l'amica Suze- idem come per Jane, i vicini Janice e Mark- e questi che caspita c'entrano?!- il marito Luke, la figlia Minnie, la sorella Jess con il fidanzato Tom e i tre figli di Suze) si aggiungono anche Elinor (madre di Luke) e Alicia, l'antipatica ex di Luke che Becky da sempre vede come il fumo negli occhi.
Anche qui le motivazioni dei singoli personaggi sono totalmente senza senso.
Come quasi tutto il resto del romanzo.
A tratti sembrava di essere nel film "Paura e delirio a Las Vegas" di Terry Gillian, e non è un complimento.

giovedì 5 marzo 2020

A cantare fu il cane, di Andrea Vitali

Anno di Pubblicazione:

Ambientazione: Bellano, 1937

Dal sito Garzanti:

"La quiete della notte tra il 16 e il 17 luglio 1937 viene turbata a Bellano da un grido di donna. Trattasi di Emerita Diachini in Panicarli, che urla «Al ladro! Al ladro!» perché ha visto un’ombra sospetta muoversi tra i muri di via Manzoni. E in effetti un balordo viene poi rocambolescamente acciuffato dalla guardia notturna Romeo Giudici. È Serafino Caiazzi, noto alle cronache del paese per altri piccoli reati finiti in niente soprattutto per le sue incapacità criminali. Chiaro che il ladro è lui, chi altri? Ma al maresciallo Maccadò servono prove, mica bastano le voci di contrada e la fama scalcinata del presunto reo. Ergo, scattano le indagini. Prima cosa, interrogare l’Emerita. Già, una parola, perché la donna spesso non risponde al suono del campanello di casa, mentre invece è molto attivo il suo cane, un bastardino ringhioso e aggressivo che si attacca ai polpacci di qualunque estraneo. E il Maccadò, dei cani, ha una fifa barbina...."


Romanzo di Andrea Vitali ambientato durante una calda estate bellanese, movimentata da un tentativo di furto a dire la verità piuttosto comico ma che- come sempre- nel paesino sul lago movimenta la tranquilla vita degli abitanti, e in particolare dei carabinieri in servizio nella caserma, guidati dal maresciallo Maccadò.
Come sempre l'indagine, inizialmente abbastanza semplice, si complica con la scoperta, man mano, di piccoli indizi inizialmente poco importanti ma che poi, messi insieme, formeranno un quadro completo che inevitabilmente porterà su tutt'altra strada rispetto a quella su cui si era iniziato. 
In mezzo la solita varia umanità che popola un piccolo paese, ed è incredibile come Vitali riesca a descrivere queste figure ritagliando il loro spazio e senza risultare mai ripetitivo nonostante i tanti romanzi; quando lo leggo ho sempre la sensazione di entrare in un piccolo mondo sempre uguale eppure sempre diverso. 
Peccato che cominciano a diventare un po' tanti e non riesco a tenere dietro a tutti...ma un po' alla volta ce la farò!









sabato 29 febbraio 2020

Le notti bianche, di Fedor Dostoevskji


 Titolo originale:

Anno di pubblicazione: 1848

Ambientazione: San Pietroburgo, 1848



Durante una passeggiata notturna a San Pietroburgo- dovuta all'insonnia- un giovane conosce una ragazza, Nasten'ka, della quale si innamora immediatamente. Per quattro notti si incontreranno nello stesso posto, narrando la loro vita e sognando di poter risolvere insieme i loro problemi....



E' stato il primissimo libro che ho letto di Dostoevskji, letto quando avevo dieci anni e ovviamente compreso poco, però mi ha talmente affascinato che da lì non ho più dimenticato questo autore che difatti è diventato uno dei miei favoriti. Il libro l'ho poi ripreso in mano qualche anno dopo comprendendolo molto di più.
E' un racconto articolato in quattro notti, le famose "notti bianche" di San Pietroburgo (il titolo si riferisce a un periodo dell'anno in cui nel nord della Russia il sole tramonta dopo le 22) ed una storia d'amore piuttosto "atipica", in realtà fondata sul nulla a mio avviso.
I due protagonisti sono il narratore (personaggio senza un nome proprio) e una ragazza di 17 anni, Nasten'ka, che appartiene a una famiglia un tempo altolocata ma ora decaduta e che vive con la nonna che la controlla a vista. Lui, a tratti, è un personaggio quasi insopportabile: logorroico fino allo sfinimento (un suo monologo dura anche due pagine, in alcuni momenti sono dovuta tornare indietro per accertarmi che non stesse parlando del tutto da solo e che sulla scena ci fosse anche la ragazza), fa anche tenerezza perchè  il classico sognatore totalmente avulso dalla realtà, che però soffre della propria condizione: non ha nemmeno un amico e ciò lo fa soffrire, spera sempre di incontrare qualcuno con cui condividere il poco che ha nella sua vita.
Logico che la prima ragazza che incontra gli si appiccica immediatamente cominciando a fare castelli in aria che definire enormi è un eufemismo; lei dal canto suo trova un orecchio per raccontare la propria vicenda di vita non proprio felicissima, anzi piuttosto deprimente anch'essa: di nobile famiglia decaduta, vive con l'anziana nonna che per essere sicura che la nipote non vada in giro a combinare danni la tiene legata a sè (letteralmente) appuntando la propria gonna a quella di lei. La giovane è comunque riuscita ad avere una storiella d'amore con un pensionante dell'anziana, che però se n'è andato dicendo che prima di chiederla in moglie voleva migliorare la propria posizione sociale ed economica: essendo passato un anno e non avendo avuto più notizie da parte del fidanzato, Nasten'ka si ritiene libera e si concede il lusso (concedendolo anche al giovane amico) di ritenersi libera e pianificare una nuova storia.
Tutto ciò per quattro notti, fin quando non ritorna il fidanzato sparito....e come andrà a finire si può immaginare.
Più che un romanzo un racconto lungo, che oscilla tra il triste e il dolceamaro e che rende molto bene, forse più che in altre opere meglio articolate uno dei temi cari all'autore: l'alienazione e l'incapacità di aprirsi agli altri. 
Non certo disprezzabile, ci mancherebbe, ma meglio non leggerlo in periodi della propria vita troppo tristi. 




lunedì 24 febbraio 2020

Bacio feroce, di Roberto Saviano

Anno di pubblicazione: 2018

Ambientazione: Napoli, 2018

Collegamenti con altri romanzi: è il seguito de "La paranza dei bambini".

Dal sito Feltrinelli: 

"La paranza dei Bambini ha conquistato il potere, controlla le piazze di spaccio a Forcella, ma da sola non può comandare. Per scalzare le vecchie famiglie di Camorra e tenersi il centro storico, Nicolas ’o Maraja deve creare una confederazione con ’o White e la paranza dei Capelloni. Per non trasformarsi da predatori in prede, i bambini devono restare uniti. Ed è tutt’altro che facile. Ogni paranzino, infatti, insegue la sua missione: Nicolas vuole diventare il re della città, ma ha anche un fratello da vendicare; Drago’ porta un cognome potente, difficile da onorare; Dentino, pazzo di dolore, è uscito dal gruppo di fuoco e ora vuole eliminare ’o Maraja; Biscottino ha un segreto da custodire per salvarsi la vita; Stavodicendo non è scappato abbastanza lontano; Drone, Pesce Moscio, Tucano, Briato’ e Lollipop sono fedeli a Nicolas, però sognano una paranza tutta loro..."





Tornano i "paranzini", i baby camorristi le cui vicende Roberto Saviano aveva narrato nel primo romanzo "La paranza dei bambini", ancora capeggiati da Nicolas, deciso più che mai a vendicare la morte del fratello Christian ucciso da uno dei suoi ex migliori amici, Dentino, per vendicarsi del fatto che Nicolas aveva lasciato ammazzare Dumbo, amico fraterno di Dentino.
Il romanzo è un seguito- ripetizione delle vicende del primo libro: i "paranzini", ovvero i componenti della banda di Nicolas , che hanno consolidato il loro potere nel quartiere di Forcella ma mirano a espandersi e conquistare l'intera Napoli sconfiggendo i vecchi boss (e in questo mi hanno ricordato molto i protagonisti di "Romanzo Criminale"). Sappiamo tutti che la brama di potere in questo senso non solo non aiuta, ma solitamente causa solamente disastri, e alla fine sarà così anche stavolta.
Il libro inizia con un episodio crudamente drammatico che ci butta in pieno nel clima che troveremo per tutta la storia (casomai ce lo fossimo dimenticati dal precedente romanzo): aiutato dai suoi, Nicolas fa irruzione nel "nido" dell'ospedale cittadino, dove si trova il neonato figlio di  Dentino, con l'intenzione di vendicare il fratello uccidendolo. Arriva a puntare la pistola sul corpicino ma per fortuna non ha il coraggio di portare a termine il suo crimine.
Da qui si sviluppa un'escalation di avvenimenti cruenti e tragici, che porteranno complessivamente alla disgregazione della paranza e alla definitiva perdita dell'innocenza dei suoi componenti, e non solo riguardo al loro essere criminali, ma anche riguardo ai propri affetti familiari e all'amicizia che li ha sempre uniti: la voglia di potere va di pari passo con l'insinuarsi di dubbi, sospetti, piccole scorrettezze che ne portano di più grandi portano pian piano il gruppo alla distruzione, che dato l'ambiente non può che significare due cose soltanto: morte o carcere. E neanche l'amore della madre, della propria ragazza o la gioia di un figlio appena nato riesce a modificare o fermare questo stato di cose.
Insomma chi critica Saviano dicendo che porta questo tipo di personaggi come modelli o non ha letto nulla di suo o davvero non ha capito quanto narrato, che poi è semplicemente la realtà esistente da sempre nelle zone di camorra. Saviano non fa sconti e non si autocompiace, non prende una posizione netta perchè è la vicenda stessa a mostrare quale è la posizione  giusta riguardo l'ambiente criminale. 
Sicuramente imperdibile per chi ama questo tipo di tematiche.