domenica 10 dicembre 2017

I fasciovegani, di Giuseppe Cruciani



Anno di pubblicazione: 2017

Dalla quarta di copertina:

"Giuseppe Cruciani, conduttore radiofonico del programma "La Zanzara",intercetta ogni giorno gli umori vibranti del paese da un punto di ascolto privilegiato rispondendo spesso con ironia e intelligenti provocazioni. Ha scoperto a sue spese, però, che su un argomento è vietato scherzare, perché ci si scontra con l’assolutismo di una comunità che ha sempre più potere: i fasciovegani. Questi sono i più estremi sostenitori di un animalismo militante che spesso deborda nella violenza di pensiero, di parola, talvolta fisica. Sono attivisti, spesso ispirati dalle parole di vip più o meno in vista, che combattono contro gli aspetti a loro avviso deteriori del progresso: dagli allevamenti intensivi alla sperimentazione sugli animali, dalla caccia alle forme tradizionali di medicina, magari speculando su illusioni e speranze dei malati. Nella sua battaglia contro i fasciovegani, Cruciani ha subìto minacce, insulti e un blitz negli studi del suo programma. Soprattutto ha capito che, prima ancora che una discussione su salute e alimentazione, questa è una battaglia in cui è in gioco la libertà delle proprie opinioni, e il rispetto di quelle altrui."



Non ho mai avuto problemi nell'ammettere che non amo particolarmente gli animali: non li uccido, non li maltratto, li rispetto nei limiti del possibile e ad alcuni animali che ho conosciuto (il cane dei miei nonni, i cani di mia sorella, i gatti della medesima) mi sono anche affezionata. Ma per il resto stop: non vado in brodo di giuggiole ogni volta che ne vedo uno, non me ne prenderei mai uno in casa perchè troppo impegnativo, non penso che siano superiori agli essere umani (in generale ovviamente: certo se mi fai il paragone tra Renato curcio  e un maiale preferisco pure io il secondo!).

Eppure, sono trent'anni che ogni volta che dico semplicemente (perchè per me è un normale gusto) questa cosa, ci sono persone che se tutto va bene mi guardano come guarderebbero Hitler se gli comparisse di fronte, se va male cominciano gli attacchi e le offese: "sei cattiva, sei insensibile, non sei capace di provare sentimenti di alcun tipo" .....e la cosa è notevolmente peggiorata in questi ultimi anni. da quando non solo gli animalisti sono stati sdoganati del tutto arrivando pure in Parlamento, ma sono stati sdoganati pure i vegani. Ora, per quanto mi riguarda uno può pure mangiare polistirolo fritto se gli aggrada, ma non venga a rompere a me e agli altri! Ma il problema va pure la di là di  tutto ciò e questo libro lo dice bene.
Buona parte del libro avrei potuto scriverla io, visto quello che vedo- sento- leggo in giro ogni giorno: il problema è che la maggioranza dei vegani (che in quanto tali sono per froza animalisti) si è autoinvestita di superiorità morale rispetto al resto del mondo, arrivando a giudicare la gente in base a ciò che mangia e con l'obiettivo (non sempre nascosto, anzi) di convertire il resto del mondo.
I guru vegani sono più o meno noti (Daniela Martani, Valerio Vassallo, Sarah Castellino, Carmen Luciano+ vari Vip), così come sono note le panzane che raccontano, ma ciò che Cruciani mette in evidenza in questo libro, oltre al loro fanatismo, è la violenza che per ora per fortuna si limitano a esprimere quasi solo verbalmente: dico quasi perchè, attacco a Cruciani a parte, questa gente (sopratutto i componenti del gruppo "Fronte animalista") spesso organizzano veri e propri agguati a cacciatori o pescatori (cosa documentata visto che postano i video in rete), per non parlare degli insulti, minacce e cattiverie con cui colpiscono chiunque non la pensi come loro: basti ricordare per tutte la vicenda di Emanuele Morganti, il ragazzo di Alatri ucciso durante il pestaggio di un branco nel marzo di quest'anno, contro cui i vegani in rete si sono particolarmente scatenati con insulti e dileggio a lui e alla sua famiglia. La sua colpa? Avere postato, poco prima della morte, una foto dove esibiva un pesce pescato andando a pesca. 
Se pensate che Cruciani scrive falsità perchè è un provocatore, vi dico subito che sbagliate: io stessa incappo spesso in blog e pagine FB vegane e queste cose le ho lette con i miei occhi. Non condivido tutto ciò che dice Cruciani ma sicuramente condivido la sua battaglia contro questa ideologia che predica odio e fanatismo.






mercoledì 6 dicembre 2017

La prima indagine di Montalbano, di Andrea Camilleri


Anno di pubblicazione: 2004

Ambientazione: Sicilia, fine anni '80


Il giovane Salvo Montalbano sta facendo l'apprendistato come commissario di polizia a Mascalippa, paesino dell'entroterra siciliano dove il nostro non si trova affatto  bene, dato che patisce la lontananza dal mare. Ha una fidanzata, Mery, insegnante, di cui però si dimentica spesso, e ogni tanto va a pranzare con il padre di cui per respinge i vari tentativi di dialogo.
Anche a Mascalippa i problemi non mancano, con casi umani, storie di miseria e indifferenza e vite difficili....



Sicuramente in molti non ci avrebbero mai pensato senza questo romanzo, ma anche Salvo Montalbano è stato giovane; addirittura senza Livia, e in un commissariato dove non c'era Catarella a sbattere le porte o mimì a sviscerare le sue innumerevoli conquiste. 
E oltretutto, lontano dall'amato mare.
Con questo romanzo Camilleri esaudisce il desiderio di molti suoi lettori, di vedere raccontato parte del passato del nostro commissario,che a dire la verità oltre al contorno non appare poi molto diverso: del resto stiamo parlando di un 30enne e non di un ragazzino, e quindi la personalità si è già formata e- salvo grandi scossoni- difficilmente cambia. Ecco quindi il nostro vicecommissario sempre allergico alle scartoffie e alla burocrazia, così come alle regole, e si affida spesso all'intuito e alla deduzione, che effettivamente alla fin fine gli sono utili per risolvere i vari casi. Non si nota invece nel rapporto con Mery la stessa gelosia che ha con Livia, anzi la poverina spesso viene proprio dimenticata, anche quando va a trovarlo; e difatti alla fine lo lascia. C'è invece il difficile rapporto con il padre: non ci viene spiegato da cosa sia originata questa frattura creatasi fra loro, sta di fatto che ormai la cosa è talmente sedimentata che i vari tentativi dell'anziano genitore di avvicinarsi al figlio vengono puntualmente respinti in modo gelido e perentorio. Salvo si rende  conto di ferire il genitore e se ne dispiace, ma allo stesso tempo non può evitare di agire così.
La storia  è divisa in tre racconti, di cui quello centrale dà il titolo al libro; il primo è ambientato nella Vigata che tutti conosciamo, gli altri due sono parte della storia del "Giovane Montalbano". So che questo tipo di operazioni di solito divide i fan di un personaggio o di una serie: non tutti infatti gradiscono un tuffo nel passato. Ma come detto all'inizio a molti invece è piaciuto, io stessa ero scettica e invece l'ho trovato un libro godibile al pari di altri.




venerdì 1 dicembre 2017

Chi ben comincia....

Eccoci con il consueto appuntamento mensile con la rubrica dedicata agli incipit dei libri






"Dedicherò la prima conferenza all'opposizione leggerezza- peso, e sosterrò le ragioni della leggerezza. Questo non vuol dire che io consideri le ragioni del peso meno valide, ma solpo che sulla leggerezza penso di avere più cose da dire.
Dopo quarant'anni che scrivo fiction,dopo aver esplorato varie strade e compiuto esprimenti diversi, è venuta l'ora che io cerchi una definizione complessiva per il mio lavoro; proporrei questa: la mia operazione è stata il più delle volte una sottrazione di peso; ho cercato di togliere peso ora alle figure umane, ora ai corpi celesti, ora alle città; sopratutto ho cercato di togliere peso alla struttura del racconto e del linguaggio.
In questa conferenza cercherò di spiegare - a me stesso e a voi- perchè sono stato portato a considerare la leggerezza un valore anzichè un difetto; quali sono gli esempi tra le opere del passato un cui riconosco il mio ideale di leggerezza; come situo questo valore nel presente e come lo proietto nel futuro. "

Italo Calvino, Lezioni americane

lunedì 27 novembre 2017

Gli amici del terrorista- Chi protegge Cesare Battisti? di Giuseppe Cruciani


Anno di pubblicazione: 2010





Tornato di recente alla ribalta, Cesare Battisti è un terrorista italiano, ex membro dei PAC, protagonista di quello che  da anni è un clamoroso caso giudiziario: dopo essere stato condannato in Italia a quattro ergastoli corrispondenti a quattro omicidi, è riuscito a fuggire in Francia dove, grazie alla legge Mitterrand, è diventato un apprezzato autore di gialli e si è rifatto una vita senza aver scontato un giorno di galera. Nel 2004 l'Italia ne chiede l'estradizione, e scoppia un caso mediatico e giudiziario: gli intellettuali francesi - e non solo- si mobilitano contro la legge italiana, trasformando l'ex terrorista in un povero perseguitato che in Italia rischierebbe la vita. In questo libro Giuseppe Cruciani ricostruisce l'intera vicenda cercando di capire come si possa essere arrivati a tanto, e chi c'è dietro gli evidenti favoritismi di cui Battisti ha finora goduto....



Come sapete, il tema del terrorismo in Italia e degli anni di piombo mi è particolarmente caro (assieme a quello della mafia), tant'è che non avendolo studiato a scuola me lo sono studiata da sola nel corso degli anni, approfondendolo con cura attraverso film, documentari, libri e qualunque elemento trovassi. Scontato quindi il mio interesse per il caso di Cesare Battisti, terrorista dei PAC  salito alla ribalta delle cronache nel 2004, quando la Francia intera si mobilitò per lui dopo che l'Italia ne chiese finalmente l'estradizione, visto che grazie all'iniqua legge Mitterand Battisti- come molti altri terroristi di quegli anni- aveva trovato rifugio oltralpe rifacendosi una vita, senza però scontare nemmeno un giorno di galera per gli omicidi di cui era stato ritenuto responsabile dalla legge italiana: quello del maresciallo Luigi Santoro, del poliziotto Andrea Campagna, del macellaio Lino Sabbadin e del gioielliere Pierluigi Torreggiani (nella stessa sparatoria rimase ferito il figlio Alberto di 11 anni, da allora paralizzato).
Devo dire che, avendo seguito dal 2004 la vicenda, molto poco di ciò che ho letto in questo libro mi è risultato nuovo; in compenso è stata rinfocolata la mia indignazione per come questo tizio (chiamarlo uomo mi sembra eccessivo) è stato trattato coi guanti bianchi non solo dalla Francia ma anche dal Brasile, con l'aiuto immancabile dei cosiddetti intellettuali italiani di sinistra, che non mancarono di formare comitati e appelli in favore di Battisti. Perchè secondo l'ipocrisia della sinistra i terroristi sono solo i fascisti: dalla loro parte invece sono "compagni che sbagliano", e il fascista è l'eventuale persona che si lamenta del trattamento riservato a questa gente, che dopo pochi anni di galera è uscita nonostante spesso non fosse nè pentita nè dissociata, e che ora oltre a essersi rifatta una vita (alla faccia di tutti i disoccupati normali) spesso imperversa ancora tramite libri, giornali, tv, conferenze di vario tipo rivendicando la bontà delle loro azioni. Tra i firmatari dell'appello più importante, oltre agli immancabili Dario Fo, Erri De Luca, Vauro ecc, ci fu in un primo momento anche Roberto Saviano, che però in seguito ritirò la firma per rispetto ai familiari delle vittime.
E' veramente incredibile come gli ntellettuali francesi e brasiliani siano riusciti a distorcere la realtà della politica e magistratura italiane, che per quanto imperfette non possono certo essere descritte come una Guantanamo degli anni '70, sopratutto visto che- come detto sopra- gli ex colleghi di Battisti, sia di destra che di sinistra, nonostante abbiano più di un ergastolo sul groppone sono tutti fuori da anni e si sono rifatti egregiamente le loro vite, alla faccia di quelli che hanno mandato sottoterra. Ma niente: la quantità di cavolate, prove false, ricostruzioni falsate dall'indottrinamento ideologico in questo caso ha raggiunti livelli inimmaginabili: basti pensare che è stato detto che il presidente della repubblica in quegli anni era un fascista, mentre nel 1978 era l'ex partigiano Sandro Pertini!
Le protezioni sono arrivate anche a livello politico: e nonostante le smentite, il sospetto che la fuga sia stata aiutata a livelli alti non  mai scemato. 
Cruciani si preoccupa anche di descrivere le vite delle quattro vittime, come sempre colpisce come nel loro essere persone comuni erano persone molto più straordinarie e meritevoli del loro assassino.
E' andata come è andata, ma l'importante è non farsi prendere per il naso da certa gente che ha tutto l'interesse a "proteggere" questo tizio.








venerdì 24 novembre 2017

Persuasione, di Jane Austen



Titolo originale: Persuasion

Anno di pubblicazione: 1817

Ambientazione: Inghilterra, 1815




A 28 anni Anne Elliot si è ormai rassegnata a vivere in casa con l'anziano padre, Sir Walter, e la sorella maggiore Elizabeth; la terza sorella Mary si è sposata.
La vita di Anne scorre monotona tra famiglia e doveri, con un grande rimpianto:anni prima la giovane, influenzata dai parenti (che essendo nobili non vedono di buon occhio chi è di grado inferiore), aveva rotto il fidanzamento con l'ufficiale di marina  Frederick Wenthworth, di cui era sinceramente innamorata ricambiata, a causa del fatto che lui era un semplice ufficiale, per di più non molto ricco.
Improvvisamente, otto anni dopo, Anne e Frederick si reincontrano: lui nel frattempo ha fatto uan brillante carriera e ora è capitano, e grazie alle guerre napoleoniche è diventato molto ricco; al contrario gli Elliott non navigano nell'oro ed essendo pieni di debiti son costretti a vivere nella dimora messa a disposizione da un parente. Eppure l'amore non si è mai spento....





E' l'ultimo romanzo di Jane Austen. pubblicato postumo e a cui probabilmente l'autrice avrebbe messo titolo "The Elliotts", in riferimento ala famiglia della protagonista. A differenza degli altri, è meno brioso, più profondo e a tratti venato da una sottile vena di malinconia; forse (mia personale ipotesi) rispecchiava la realtà dell'autrice, non solo per quanto riguarda la malattia, ma anche per quanto riguarda il personaggio di Anne, una donna che per l'epoca era già considerata una vecchia zitella inutile, non avendo una propria famiglia. La Austen non si sposò mai, ma noi non possiamo certo sapere il perchè...
Anne è un personaggio molto comune per l'epoca e forse anche oggi: la zia zitella che si trovava in ogni famiglia, che si prendeva cura degli anziani genitori, e al bisogno d tutti gli altri parenti, compatita da tutti perchè non era riuscita a farsi uan sua famiglia e, nei casi peggiori, addirittura disprezzata per questo (ovvero, "poveretta! E' talmente brutta/antipatica/sciocca che non è riuscita a pigliarsi nessuno"). Insomma, per l'epoca (e, ripeto, forse anche per oggi) un invisibile.
Eppure da subito non solo vediamo come Anne sia nettamente migliore di coloro che la circondano, ma anche come sia una donna insoddisfatta della propria condizione consapevole oltretutto, che avrebbe potuto essere ben diversa, visto che molti anni prima un fidanzato lei l'aveva avuto, e. cosa che non capita a tutti. era un uomo che amava, ricambiata. Purtroppo, la giovane età e l'inesperienza avevano avuto la meglio su queste cose e Anne, influenzata dai consigli dei familiari pieno di pregiudizi nei confronti di un semplice ufficiale- quindi persona di rango inferiore- aveva ritenuto meglio rompere il fidanzamento, seppure con sofferenza.
L'età ha portato ad Anne un'amara consapevolezza, e ora la donna- ancora giovane- vive di rimpianto per quell'amore perduto, nell'indifferenza dei familiari per le sue pene: essi nn sono cattivi, sono solo sciocchi e trincerati dietro un'immotivata superiorità di classe, visto e considerato che economicamente sono costretti a dipendere dalla carità altrui, quindi verrebbe da dire "giù la crestina eh!". Azzardo l'ipotesi che forse anche la sorella maggiore, Elizabeth.sia internamente angosciata er il suo stato: infatti la vediamo smaniosa di sposarsi col truffatore (scoperto in extremis) William, non solo per risollevare le finanze della famiglia ma anche per il fatto che essendo maggiore di Anne, anch'essa vuola sottrarsi al destino da zitella che in pratica già vive.
Forse in questo romanzo potrebbe esserci un qualche accenno autobiografico, si riflette comunque sulla condizione della donna npn sposata all'epoca, praticamente una disgrazia.
Ma la nostra Jane è sempre positiva e regala una seconda possibilità ai due innamorati che parevano perduti e poi si ritrovano riuscendo stavolta a coronare il loro sogno.
Perchè così, in fondo, è giusto che sia in un romanzo, che ha il potere di modificare una realtà triste in favore del sogno e della felicità.
Se non ci fosse, bisognerebbe inventarla....

lunedì 20 novembre 2017

Read in progress

What are you currently reading? (Cosa stai leggendo?)

Sto leggendo "Gli amici del terrorista. Chi protegge Cesare Battisti?", di Giuseppe Cruciani






What did you recently finish reading? (Quale libro hai finito di recente?)

Ho appena finito "Pastorale Americana" di Philip Roth.










What do you think you’ll read next? (Quale libro pensi sarà la tua prossima lettura?)

Quasi sicuramente sarà "Lezioni americane" di Italo Calvino o "La mia famigia e altri animali" di Gerald Durrell.




lunedì 13 novembre 2017

Pastorale Americana, di Philip Roth


Titolo originale: American Pastoral

Anno di pubblicazione: 1997

Ambientazione: USA, dagli anni '40 agli anni '80



Seyomur Levov, detto "Lo Svedese", giovane ebreo nipote di immigrati, è il ragazzo più invidiato tra i suoi conoscenti: atleta eccellente ai tempi della scuola, bello, erede della fabbrica di famiglia, sposa Dawn, ex Miss New Jersey, e vanno a vivere nella tranquilla e pittoresca cittadina di Old Rimrock e hanno una figlia, Merry.
Chi più di lui ha le carte in tavola per una vita perfetta e priva di fallimenti?
Ma non è tutto oro ciò che luccica, e per lo Svedese dopo anni di vita felice il destino riserverà la più tragica delle sorprese....






"Pastorale Americana"  è uno dei tanti tentativi di scrivere IL romanzo americano per eccellenza, tentativo a mio avviso ben riuscito anche se dubito che IL romanzo americano potrà mai essere scritto.
Il romanzo inizia con lo scrittore Nathan Zuckerman che partecipa a una riunione di ex compagni del liceo dove ritrova l'amico Jerry, il cui fratello Seymour Levov detto "lo Svedese" è ancora oggi rimasto nel cuore dello scrittore e di altri ex ragazzi come l'atleta più bravo dei loro tempi, il ragazzo più ammirato e ambito, nato per vincere e con tutte le carte in regola per una vita perfetta. Viene informato che lo Svedese (che in realtà Nathan aveva incontrato poco tempo prima giudicandolo persona assai banale) è morto da poco e che la sua vita è stata tutt'altro che perfetta, anzi: piena di dolore e sofferenza, dietro all'apparenza e ai traguardi raggiunti.
Si snoda così agli occhi dello stupefatto scrittore una storia terribile: Seymour, erede della fabbrica di guanti paterna, padre e marito modello, rappresentante di quella categoria di eredi di immigrati in America che ce l'hanno fatta, avverando il loro personale sogno americano, vive serenamente in una tipica cittadina di provincia, con la moglie Dawn (bellissima ex reginetta di bellezza e ora allevatrice di vacche) e l'amata figlia Meredith, bambina bella e intelligente, orgoglio dei suoi genitori.
L'unico problema che affligge la famiglia è la balbuzie di Merry, per cui la bambina è in cura dai migliori specialisti. Ma quando Merry cresce le cose cambiano: è un'adolescente solitaria, rabbiosa, che esprime con fanatismo la sua contrarietà alla guerra del Vietnam. E mentre i genitori pazientano pensando a una crisi adolescenziale, l'esplosione di una bomba che uccide una persona porta la guerra direttamente a Old Rimrock e nella famiglia Levov.
Perchè Merry - accusata dalle autorità di essere l'autrice dell'attentato- dopo quella sera sparisce, gettando nella disperazione la sua famiglia e innescando una spirale di eventi dolorosi che porterà alla fine del matrim.onio dei suoi genitori, ma anche alla fine degli stessi come persone: si rinnoveranno in un certo senso, rinasceranno come "persone nuove", si rifaranno anche vita e famiglie, ma non saranno mai più gli stessi. In particolare lo Svedese porterà dentro di sè per sempre il dolore per quella figlia che non è riuscito a salvare assieme al dolore per il suo "sogno americano" distrutto miseramente.
Il romanzo è molto intenso, a tratti crudele, scava nella psicologia dei personaggi il più a fondo possibile senza risparmiare nulla con lo stesso occhio impietoso con cui imbastisce una spietata critica alla società americana, al suo modo di essere ai suo valori principali, evidentemente non condivisi da tutti (e ciò non è una novità). In particolare il personaggio di Merry ha dentro di sè un dolore e una forza distruttiva che si riesce a percepire perfettamente anche al di là della pagina cartacea: ho amato e odiato questa ex bambina intelligente, dotata e sensibile che da adulta diventa una spietata assassina perdendosi nei meandri dell'indottrinamento, dapprima politico poi religioso, che non sa più formulare un pensiero e un'idea veramente suoi ma ripete a pappagallo ciò per cui le è stato fatto l'ennesimo lavaggio del cervello. Ho amato molto anche lo Svedese, quest'uomo forse qualunque e banale ma sicuramente con solidi valori e principi, che  viene per questo ridotto in brandelli e in un certo senso persino "violentato" nel suo profondo, cosa che si evince nella scena cuciale della telefonata con il fratello: è davvero sbagliato fare le cose giuste? In fondo anche lo Svedese si è impegnato per quello in cui credeva: chi decide che queste cose siano per forza sbagliate?
Non c'è ovviamente una risposta a nessun interrogativo dei tanti che ci si pongono leggendo il romanzo, ma alla fine resta solo uan grande domanda, una grande incertezza.
Per questo romanzo Philip Roth ha ricevuto il Premio Pulitzer nel 1998