giovedì 16 agosto 2018

Gli scheletri dell'armadio, di Francesco Recami


Anno di pubblicazione: 2012

Ambientazione: Milano, 2012

Collegamenti con altri romanzi: è il secondo romanzo della serie "La casa di ringhiera", composta da:

 La casa di ringhiera (2011);
- Gli scheletri nell'armadio (2012);
- Il segreto di Angela (2013);
- Il caso Kakoiannis- Sforza (2014);
- L'uomo con la valigia (2015);
-Morte di un ex tappezziere (2016).

In più sono stati scritti vari racconti pubblicati in varie antologie e raccolti nel volume "Sei storie della casa di ringhiera" ( ).




Angela cerca di raccontare il suo segreto al suo nuovo "fidanzato" Amedeo Consonni, ma questi è distratto da molti altri pensieri: ad esempio il nipotino Enrico che è in crisi perchè ha perduto il suo amato orsetto Bubu, la vita frenetica di sua figlia Caterina, e non da ultimo una spinosa questione per cui è stato contattato dal Barzaghi, un suo ex collega che, nel ristrutturare il casale di famiglia, ha trovato tre scheletri murati vivi e, ricordatosi della passione del Consonni per i crimini e le investigazioni, si rivolge a lui per chiedergli aiuto nel tentativo di dare un'identità ai tre e scoprire cosa è loro successo...


Il secondo romanzo della serie sulla "Casa di ringhiera" riprende qualche giorno dopo il finale del precedente: il Consonni, dopo essersi riappacificato con la figlia Caterina ed essersi ripreso dal caso precedente, vede l'agognata tranquillità turbata da tre avvenimenti: da una parte c'è Angela, che in nome della sinciertà che ci deve essere in una coppia preme per rivelargli un segreto al quale lui non sembra troppo interessato, più preoccupato per la serenità del piccolo Enrico che da qualche giorno è disperato per la sparizione del suo orsacchiotto preferito; dall'altra lo ricontatta dopo molti anni un ex colega, il Barzaghi, che con la scusa di sistemarla e regalargliela gli porta una bella angoliera che in realtà nasconde...tre scheletri!
L'uomo li ha trovati murati durante la ristrutturazione del vecchio cascinale di famiglia, e chiede aiuto all'ex collega sapendo della sua passione per i delitti per dare un'identità ai tre, senza chiamare le forze dell'ordine che per tutta una serie di motivi...disturberebbero.
Nonostante lo sconvolgimento per trovarsi tre scheletri proprio in casa, il Consonni non riesce a resistere alla tentazione di un'altro caso in cui buttarsi a pesce, riscoprendo un vecchio caso dell'inizio degli anni '90 sulla sparizione di tre giovani scout durante un'escursione. Il modo in cui verrà sviluppato il caso e la sua conclusione è davvero originale rispetto a quanto si trova comunemente nei gialli, è godibile e avvincente nonostante la conclusione insolita.
Ovviamente le vicissitudini dell'ex tappezziere si intrecciano con quelle degli altri abitanti della casa di ringhiera: Claudio Giorgi, l'alcolizzato che è stato appena lascito dalla moglie e che deve riorganizzarsi la vita, combattendo contro la sua terribile debolezza; il De Angelis, alle prese con gli imbrogli del nipote Daniel; la signorina Mattei- Ferri, sempre insaziabile in fatto di pettegolezzi ma che ultimamente deve affrontare uno scottante problema (che si sta palesando pian piano in ogni libro); la giovane Erika, che lasciata dal marito Antonio (di cui per ora non viene rivelato il destino) deve cavarsela da sola e che sottratta dal giogo del manesco marito è diventata più affabile e disponibile anche con gli altri abitanti, un po' per bisogno (verrà anche reclutata dal Consonni come saltuaria baby sitter dell'Enrico). 
Nel capitolo finale si trova già l'aggancio al prossimo caso....

lunedì 13 agosto 2018

Il romanzo della Nazione, di Maurizio Maggiani



Anno di pubblicazione: 2015

Ambientazione: Italia, vari anni dagli anni '30 a oggi


Dal sito Feltrinelli: 

"Siamo storie, siamo le storie a cui abbiamo appartenuto, siamo le storie che abbiamo ascoltato. E infatti Maggiani ascolta. Ascolta il fiume di voci che si leva nel canto della nazione che avremmo potuto essere e che non siamo, le voci di un popolo rifluito dentro l’immaterialità della memoria. Si insinua nelle pieghe della vita apparentemente ordinaria dei suoi personaggi e racconta. Racconta di una madre e di un padre che si spengono portando con sé, prima nella smemoratezza e poi nella morte, un mondo di certezze molto concrete: la cura delle cose, della casa, dei rapporti parentali. Rammenta la fatica giusta (e ingiusta) di procurarsi il pane e di stare appresso a sogni accesi poco più in là, nella lotta politica, nella piana assolata quando arriva la notizia della morte di Togliatti. 
Racconta, allestendo un maestoso teatro narrativo, della costruzione dell’Arsenale Militare: un cantiere immenso, ribollente, dove accorrono a lavorare ingegneri e manovali, medici e marinai, ergastolani e rivoluzionari, cannonieri e fonditori, inventori e profeti, cuoche e ricamatrici, per spingere avanti destini comuni, avventure comuni, speranze in comune. Racconta di come si diventa grandi e di come si fondano speranze quando le speranze sono finite. Mai si era guardato negli occhi di un padre così a fondo per domandare una sorta di muto perdono, più grande della vita.
Nella mitica contea di Maurizio Maggiani ci siamo tutti, a misurare quanto siamo stati, o meno, “fondatori di nazioni”...




Libro che ha deluso le mie aspettative, ammetto di essermi fatta ingannare dal titolo. Mi aspettavo una di quelle storie in cui, attraverso la storia di una famiglia o di vari personaggi, si racconta un'epoca o addirittura la storia di un paese, in questo caso l'Italia (qualcosa in stile "Raccontami", per intenderci). Io adoro questo tipo di storie e mi sno quindi tuffata a pesce nella lettura di questo libro.
E invece....niet. Il Romanzo della Nazione praticamente non esiste, perchè, come dice il suo autore, nemmeno è stato scritto.
Probabilmente è proprio da questo paradosso che intendeva partire Maggiani, per narrare comunque la sua personale idea di "romanzo della nazione": tante piccole storie frammentarie, a volte legate fra loro altre no, riportate nel corso della vita da amici e parenti, tutte volte a formare una specie di mosaico all'interno del quale si svolge la storia dell'Italia.
Mosaico che rimane comunque molto frammentario, e sempre limitato ai ricordi personali raccontati all'autore in particolare dal padre, ma anche dalle zie, dall'amico del padre, da varie persone conosciute nella sua vita. Lo scopo sarebbe quello di mostrare che alla fine, la Storia la facciamo tutti noi con le nostre vite, ma sinceramente questo è quello che ho capito io, non so nemmeno se è giusto dato che l'autore a riguardo non è stato per nulla chiaro.
Molto bella comunque la parte dove parla della vecchiaia dei suoi genitori e dei suoi sentimenti di figlio costretto ad assistere alla loro decadenza, spesso senza riuscire a penetrare nel loro nuovo mondo di dolore o malattia e sbagliando anche vari tentativi di essere utile. E' un argomento di cui non si parla spessissimo, e qui trovo che abbia sviscerato molto bene non solo i propri sentimenti ma anche quelli dei genitori. 
Che dire, non oso sconsigliarlo (anche perchè raramente io sconsiglio del tutto), certamente se avete i miei stessi gusti o aspettative non so quanto possa valere la pena....

venerdì 10 agosto 2018

Read in progress

What are you currently reading? (Cosa stai leggendo?)

Sto leggendo "Gli scheletri nell'armadio" di Francesco Recami, secondo libro della seria "La casa di ringhiera" (in realtà l'ho finito proprio oggi)








What did you recently finish reading? (Quale libro hai finito di recente?)

Al mare ho letto "Il Romanzo della Nazione" di Maurizio Maggiani






What do you think you’ll read next? (Quale libro pensi sarà la tua prossima lettura?)

"Diario di un ragazzo italiano", biografia di Gianni Morandi, uno dei miei cantanti preferiti.




martedì 7 agosto 2018

Una questione privata, di Beppe Fenoglio



Anno di pubblicazione: 1963

Ambientazione: Italia, 1944



Milton è un giovane partigiano innamorato di Fulvia, ragazza di buona famiglia che aveva conosciuto nell'estate del 1943 quando lei era sfollata ad Alba, la sua città. Parlando con l'anziana custode della villa in cui Fulvia viveva, Milton scopre che la giovane forse aveva una relazione con Giorgio, il suo migliore amico, anch'egli partigiano ma in un'altro reggimento.
Decide così di andare a cercare Giorgio per chiedergli un chiarimento, ma scopre che è stato catturato dai fascisti...



Anni fa avevo letto "Il partigiano Johnny", e a dispetto della fama nella letteratura italiana non mi era piaciuto quasi per nulla; per lungo tempo sono stata quindi molto restìa a concedere una seconda possibilità a questo autore. Tuttavia alla fine ho deciso di farlo in questa estate 2018, scegliendo questo romanzo pubblicato postumo; e stavolta il giudizio è positivo, anche se non posso dire di essermi appassionata più di tanto.
Chi cerca una storia d'amore classica è avvisato: non la troverete qui. Perchè tutto ciò che riguarda la storia d'amore è presente nel libro, ma tutto passante attraverso il filtro dei ricordi e delle sensazioni del protagonista; la stessa Fulvia, la ragazza amata, è "raccontata" attraverso i suoi ricordi e quello che lui prova per lei; possiamo coglierne abbastanza il carattere forte e libero, una giovane donna che si diverte a "giocare" con entrambi i ragazzi ma senza cattiveria,  ma bisogna tenere conto appunto che, per quanto non edulcorata, è la voce di un innamorato che ce la rievoca. 
Un innamorato di cui conosciamo solo il nome di battaglia , Milton: studente universitario che milita nei partigiani badogliani (quindi più moderati rispetto ai partigiani comunisti), persona introversa e riflessiva che sembra  vivere aspettando il momento (chissà quando, vista la situazione) in cui rivedrà Fulvia, da lui soprannominata "splendore"; spinto dalla nostalgia, decide addirittura di recarsi per un pomeriggio alla villa dove Fulvia viveva e che ha fatto da sfondo alla nascita di quell'amore. E qui, la sua prospettiva cambia radicalmente: parlando con l'anziana custode essa fa intendere che in realtà Fulvia se l'intendesse con Giorgio, migliore amico di Milton e anche lui frequentante la villa proprio grazie all'amico. Per Milton quelle poche parole, brevi insinuazioni non si sa quanto chiare e nemmeno quanto vere, sono una vera e propria coltellata al cuore, dato che Giorgio era perfettamente al corrente dei suoi sentimenti per Fulvia.
Così Milton decide di andare da Giorgio, che milita in un'altra formazione, per affrontarlo a viso aperto; quando scopre che l'amico è stato catturato dai fascisti, cominci a darsi da fare per liberarlo, e non solo perchè così potranno affrontare la questione che li riguarda, ma anche per fedeltà al sentimento di amicizia che sopravvive nonostante tutto. L’assolutezza e la radicalità della questione privata mettono da parte, come ponendola tra parentesi, la questione pubblica e civile, cioè l’impegno nella lotta contro i fascisti. 
Se Fulvia e Giorgio sono personaggi alla fin fine evanescenti, non fisicamente presenti, Milton è circondato dalla fisicità e realtà più sgradevole: la fitta nebbia che non ti permette di vedere a un palmo dal tuo naso, il fango, i pidocchi, la pioggia battente, la febbre e la tosse di cui sono preda molti partigiani, il sangue delle ferite, spesso i cadaveri di compagni e nemici; un paesaggio cupo, senza troppi spiragli, che fa da contraltare all'uguale umore di partigiani e contadini, stufi della guerra e che continuano  a chiedersi quando finirà. Unica digressione nel racconto lineare, il penultimo capitolo, con il racconto dell'esecuzione da parte dei fascisti (riluttanti) delle due staffette partigiane Riccio e Bellini di 14 anni, per vendicare il sergente ucciso dall'inconsapevole Milton; una dimostrazione di come ogni azione ha sempre una conseguenza, anche tragica.

venerdì 3 agosto 2018

La paranza dei bambini, di Roberto Saviano


Anno di pubblicazione: 2016


Ambientazione: Napoli, 2016

Collegamenti con altri romanzi: il romanzo ha un seguito, "Bacio Feroce" (2018)



La "paranza" del titolo è quella formata da Nicolas e dai suoi amici, gruppo di giovanissimi alle prese con i primi passi nel mondo della camorra. Tutti intorno ai 16 anni, sono nati e cresciuti nel rione di Forcella, si conoscono da una vita e dividono amicizia ed esperienze, compreso il sogno di diventare padroni del quartiere (e magari, in futuro, dell'intera Napoli). Per questo non esiteranno a vendere le loro vite alla camorra...




Questo romanzo di Roberto Saviano si concentra sul tema in cui è meglio ferrato, la camorra. E difatti "paranza", in gergo napoletano sarebbero quei pescetti piccoli e non ancora adulti che si trovano sul fondo del mare e che, accecati dalle luci delle lampare durante le battute di pesca, si staccano e vengono catturati dalle reti dei pescatori; in gergo camorristico però la parola indica un gruppo armato formato da giovanissime nuove leve che cercano il loro posto al sole, pur sapendo che molti con questo modo di vivere arrivano poco dopo i vent'anni.
Ed è proprio una paranza quella formata da Nicolas Fiorillo e dai suoi giovanissimi amici, ognuno con un soprannome che lo contraddistingue nel difficile mondo in cui vivono: Dentino, Briato', Dragonball, Drone, Lollipop e altri, alcuni imparentati con camorristi di vario livello, altri (come Nicolas, il capo, detto Maraja) provenienti da famiglie normali e oneste, ma purtroppo contaminati da quello che, nel rione Forcella come altrove, sembra essere lo stile di vita dominante: quello dei soldi facili, del potere facile, dell'onore e rispetto: in pratica, lo stile camorristico.
Nicolas e i suoi amici non provengono tutti da famiglie disoneste o difficili: Nicolas è figlio di un insegnante di ginnastica e di una stiratrice, qualcun'altro ha la madre infermiera vedova, o comunque genitori poveri ma normali.  Nemmeno sono privi di intelligenza o capacità: Nicolas non studia perchè non ne ha voglia, perchè vede nella scuola un sistema fallimentare e inutile, incarnato per lui dal padre, con cui non si capiscono e si rispettano solo per dovere, a vicenda.  pare che sia il contesto del quartiere in cui crescono fin da piccoli a lasciare il segno su di loro, più che l'educazione della famiglia: un mondo dove conta il potere, il comandare, dove bisogna conquistare tutto in fretta perchè si sa che il prezzo da pagare, spesso, è morire giovani o finire in galera; accecati da un loro personale "posto al sole" in negativo, sono ingenui e spietati allo stesso tempo, capaci di profondi sentimenti (per la ragazza, il fratello, il migliore amico) e allo stesso tempo sprezzanti della vita umana (fa rabbrividire la parte del "battesimo di fuoco" che consiste  nell'ammazzare ignari immigrati che stanno andando al lavoro, scelti come bersagli perchè tanto- secondo loro- a chi frega della vita di un nero?). 
Se cercate qualcosa di positivo in questo romanzo, non lo troverete, anzi abbiamo un'escalation "in peggio" fino al tragico finale; quella descritta è una Napoli cupa, violenta, senza speranza, dove apparentemente nessuno contrasta il male che dilaga (così come nella fiction "Gomorra", ispirata al romanzo di Saviano, non si vede nemmeno l'ombra di un poliziotto, per dire). Di certo Saviano ha la capacità di tenere avvinti i lettori, farli interessare e affezionare ai personaggi senza comunque edulcorarli o renderli più amabili; sicuramente ha anche la capacità di descrivere una realtà purtroppo ancora troppo viva e da combattere con ogni mezzo. 


domenica 22 luglio 2018

La citazione

" A che sono servite tutte queste pagine? Puntavo ad afferrarla,  a riaverla accanto a me, e morirò senza sapere se ci sono riuscita.  A volte mi chiedo dov'è dissolta. In fondo al mare. Dentro un crepaccio o in un cunicolo sotterraneo di cui lei sola conosce l'esistenza. In una vecchia vasca da bagno colma di acido potente. Dentro un fosso carbonario d'altri tempi, di quelli a cui dedicava tante parole. Nella cripta di una chiesetta abbandonata di montagna. In una delle tante dimensioni che noi non conosciamo, ma Lila sì, e ora se ne sta lì insieme alla figlia.
Tornerà?
Torneranno insieme, Lila vecchia, Tina donna matura?
Quest mattina, seduta sul balconcino che affaccia sul Po, sto aspettando."

Da "Storia della bambina perduta", di Elena Ferrante

martedì 17 luglio 2018

Storia della bambina perduta, di Elena Ferrante



Anno di pubblicazione: 2014

Ambientazione: Napoli, dal 1977 al 2011 circa

Collegamenti con altri romanzi: è il quarto e ultimo libro della tetralogia "L'amica Geniale", composta da:

- L'amica geniale (2011 );

- Storia del nuovo cognome (2012);

- Storia di chi parte e di chi resta (2013) ;

- Storia della bambina perduta.



Dopo essersi separata da Pietro Elena torna a vivere a Napoli assieme a Nino e alle figlie Dede ed Elsa; nasce la terza figlia, Imma, ma la storia finisce presto a causa dell'irresponsabilità di Nino e dei continui tradimenti. Lenù si ritrova sola con tre figlie e una carriera di scrittrice che langue, ma per fortuna può sempre contare sull'amica di sempre, Lila, che ora ha risalito la china sociale ed economica, ed ha avuto anch'essa una figlia, Tina, coetanea di Imma.
Nel rione la vita scorre tra problemi e gioie, fino all'inaspettata tragedia....


Ed eccoci finalmente al libro finale di questa tetralogia molto amata anche all'estero, in cui vengono raccontate la maturità e la vecchiaia di Lila, Lenù e dei loro parenti e amici, e a cui si arriva alla conclusione dell'intera vicenda.
Come da trama, Lenù divorzia da Pietro per vivere alla luce del sole la sua storia con Nino; come ampiamente prevedibile da chiunque non fosse la protagonista vista la totale superficialità e totale mancanza di scrupoli dell'uomo- che non solo non lascia la famiglia ma continua a cornificare la nuova compagna con chiunque respiri- l'unione dura molto poco, giusto in tempo per far nascere Imma ,la terza figlia di Lenù e coetanea di Tina, la figlia di Lila ed Enzo. Poi anche Nino si volatilizza, e Lenù capisce finalmente che il suo non era amore, ma solo ossessione e idealizzazione infantile di una persona con mille difetti, incostante e opportunista. 
Dalla rottura la nostra Lenuccia ci guadagna solo: nonostante le difficoltà, la sua carriera di scrittricd riprende a gonfie vele e riesce col tempo e mille difficoltà e problemi ad affermarsi stabilmente nel mondo della letteratura italiana, crescendo le sue figlie anche grazie all'aiuto di Lina e trovando alla fine un proprio equilibrio. 
Ed è proprio Tina la bambina perduta del titolo; perduta improvvisamente una sera d'estate fra le bancarelle della fiera rionale a causa di un momento di disattenzione dei genitori, di cui non si saprà mai più nulla. La vicenda oltre a segnare inevitabilmente la vita di Lila ed Enzo, segnerà anche quella delle persone che la conoscevano, forse causando altre disgrazie o vendette (ma questo non sarà mai chiarito nel corso del romanzo); e forse c'è proprio questa sparizione alla base della sparizione dell'anziana Lila molti anni dopo (fatto con cui si apriva il primo romanzo). Il ,mistero non viene svelato, il finale è aperto su una possibile soluzione che sicneramente, è piaciuto anche a me immaginare; ma va  bene così.
Per il resto, la storia è un tirare le somme di tutto ciò che è accaduto in precedenza; a volte è triste vedere il declino di alcuni personaggi che ormai abbiamo imparato a conoscere attraverso gli altri tre libri: alcuni finiscono male, altri semplicemente "finiscono", i finali positivi sono pochissimi, e si ha la sensazione di un certo realismo: anche nella vita vera non sempre c'è il lieto fine, a volte si tira a vanti, si conclude e basta. La storia è comunque interessante proprio per vedere il destino dei vari personaggi, senza particolari sbalzi di originalità o altro a parte la vicenda di Tina.
Ora attendo la serie tv.....